Ritratti


MARIO

Il primo giorno in cui arrivò da noi, Mario aveva uno sguardo diffidente e spaurito. Giunse ad anno già iniziato, proveniente da un’altra scuola.
L’anno precedente era stato bocciato ed infatti ci accorgemmo subito che non sapeva nè leggere, nè scrivere; eppure un anno di scuola l’aveva fatto, possibile che non avesse trattenuto nulla?

 

Non era un bambino “gradevole” Mario: piccolo, magro, taciturno e nemmeno molto pulito. A volte stuzzicava i compagni anche pesantemente, quasi preferisse le reazioni aggressive al nulla e all’indifferenza.

Lo misi vicino alla cattedra insi.eme ad una bambina particolarmente disponibile per carattere ed inclinazione.
Gli dedicammo attenzione, come a tutti, ma a lui un po’ di più e i bambini compresero; i vollero un po’ di tempo e di lavoro, ma ci arrivammo: i bambini comprendono molto più semplicemente degli adulti.

Dopo un paio di mesi Mario cominciò a leggere e a scrivere le prime parole e più il tempo passava, più il suo desiderio d’imparare cresceva.
Rimaneva sempre introverso e un po’ diffidente, ma sorrideva di più.
Finito il lavoro chiedeva di poter prendere un libretto della biblioteca di classe, impazziva per il Re Leone e si metteva lì…testardo e tenace; sillaba dopo sillaba, parola dopo parola, lo lesse tutto.
E poi ne attaccò un altro.
Cominciò a chiedere spiegazioni sulle parole, su ciò che non capiva.
Se qualche volta ci sfuggiva di assegnargli il compito, alzava la mano e con espressione tra il deluso e il preoccupato: -Maestra, non mi hai dato compito!-

Alla fine dell’anno Mario era quasi allo stesso livello dei compagni: litigava un po’ con la matematica e faticava ancora a scrivere da solo, ma a leggere era diventato davvero bravo. Era curioso e entusiasta di qualsiasi cosa gli venisse proposta e…cominciava a diventare chiacchierone

Ah, dimenticavo…anche se non credo sia importante: Mario è un bambino,  rom.
© Patrizia.

EMMA

Emma, un nome dolcissimo per una bambina.
Perchè Emma è una bambina come tante ma con qualcosa in più, qualcosa che s’ impara a decifrare piano, piano, di fisico e immateriale nello stesso tempo.
Fragile presenza in mezzo alla turbolenza dei compagni, sembra fatta di porcellana .
Si porta in giro due occhi sgranati ed interrogativi quasi volesse aggredire il mondo con le mille domande che ha dentro e che non sa esprimere. O che forse non vuole esprimere,non con le parole del mondo .

A Emma piace disegnare. La prima volta che l’ho vista stava colorando un disegno che qualcuno aveva scelto per lei . Tra le mani un unico colore : un ocra sbiadito per il cielo, per l’erba, per un cagnolino saltellante e un bambino che leccava un gelato.
– Perchè usi sempre lo stesso colore? –
Mi ha guardato per un momento, come se avessi fatto una domanda talmente sciocca da non meritare risposta. Qualche giorno dopo, davanti ad una pila di fogli bianchi da cui poter attingere, rimane ferma. Gli occhi fissi sui fogli, ma immobile.
– Vuoi disegnare anche tu? Dai, prendine uno-
La manina incerta s’allunga, afferra un foglio e scappa in un angolo. Non voglio indagare. Dopo, vedo da lontano che il suo disegno consiste in un insieme di quadrati tutti uguali, ma coloratissimi e con una picevole accostamento cromatico. Sorride e lo nasconde. Quel disegno si ripeterà per molto tempo, ma i colori non saranno mai gli stessi e mai una volta lo mostrerà apertamente.

Emma non parla molto, solo davanti a qualche domanda diretta ma sembra faticare a trovare le parole. Eppure la guardo in cortile e la vedo giocare come tutti i bambini con la terra e i sassi; le sue labbra si muovono in un infinito discorso sommesso, concentrata. Lo sguardo rilassato e sereno torna inquieto e interrogativo, appena qualcuno si avvicina. Abbandona il gioco e se ne va, come se la cosa non la riguardasse improvvisamente più.

Emma non riesce a scrivere e non riesce a leggere, davanti alla parola scritta s’irrigidisce. Nemmeno le storie raccontate sembrano interessarla, sempre chiusa in quel suo mondo magico e incomprensibile per tutti. Incapace di un gesto di tenerezza manifesto ma con tanta dolcezza negli occhi. Emma ha occhi che parlano, che cantano e gridano e piangono senza lacrime. Non l’ho mai vista piangere.

E’ passato un anno. Emma mi porta un disegno e mi chiede: – Lo appendi?- Disegna prati blu e cieli gialli, cani a strisce multicolori ma lo fa con serenità. L’aula di disegno è tappezzata dai suoi lavori. Grazie anche a lei gli altri bambini si sono liberati dagli stereotipi della casetta e dell’albero sempre uguali e lei ha imparato ad osservare quello che le sta intorno.

E’ passato un anno. Emma comincia a leggere e a scrivere le prime parole, sgranando i suoi occhioni che chiedono conferma- Sorpresa, sorride e lo fa anche quando con un’amichetta, si ferma sul cancello ad accarezzare un cane che un vecchietto gentilmente le fa conoscere. Lo aspetta tutti i giorni ed ogni giorno sorride.

E’ passato un anno. Emma mi porge una margherita.
_Tieni, è per te_
– Grazie Emma- mi chino per darle un bacio. Scappa via, ma sorride. So che arriverà anche il bacio. Grazie piccola Emma, per quel fiore che vale così tanto, per quello che sei e diventerai.
© Patrizia. M.



4 risposte a “Ritratti

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  3. Tutti molto toccanti come argomentazioni, ma il primo è quello che prediligo in assoluto, per il racconto e per come è stato raccontato.
    Secondo me, maestrina, dovresti radunare insieme questi racconti, che hanno un pò da libro “Cuore”, perché in essi vi è una dolcezza nel
    cercare i particolari, nel raccontarli, che si nota il piacere stesso di
    farlo,come il piacere ci fosse raccontato fa qualcun’altro. Non ho bisogno di dirti continua così, perché son certo che lo farai, e darai
    forse ragione a qualcuno che ti diceva che in questo campo hai uno speciale dono.

    MIXIO

    • Ciao Mixio, sono felice che sei venuto a trovarmi 🙂
      Radunarli? Non sono poi molti, lo sai…e poi sono solo flash, senza un filo di continuità. Questi due potrebbero star bene insieme, ma altri sono solo piccoli momenti che non so perchè mi è venuto di scriverli in prosa. Però ti ringrazio per l’incoraggiamento e chissà…hai visto mai che un giorno mi prenda la smania e ti dovrai leggere un romanzo? 🙂 Mai dire mai…
      Un abbraccione,one, one…

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