Dedicato (Corrado D’Elia)


Il mio augurio per chi forse, passerà di qua e si riconoscerà in qualcuno di questi versi, o in tutti…

A tutti gli illusi,
a quelli che parlano al vento.

Ai pazzi per amore, ai visionari,
a coloro che darebbero la vita
per realizzare un sogno.

Ai reietti, ai respinti, agli esclusi.
Ai folli veri o presunti.

Agli uomini di cuore,
a coloro che si ostinano a credere
nel sentimento puro.

A tutti quelli che
ancora si commuovono.

Un omaggio ai grandi slanci,
alle idee e ai sogni.

A chi non si arrende mai,
a chi viene deriso e giudicato.

Ai poeti del quotidiano.

Ai “vincibili” dunque,
e anche agli sconfitti
che sono pronti a risorgere
e a combattere di nuovo.

Agli eroi dimenticati
e ai vagabondi.

A chi dopo aver combattuto e perso
per i propri ideali,
ancora si sente invincibile.

A chi non ha paura
di dire quello che pensa.

A chi ha fatto il giro del mondo
e a chi un giorno lo farà.

A chi non vuol distinguere
tra realtà e finzione.

A tutti i cavalieri erranti.

In qualche modo,
forse è giusto e ci sta bene…
a tutti i teatranti.

(Corrado d’Elia)

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Auguri


Natale 2017


Ho sciolto gli ormeggi alle mie barche


 

Le ho sciolte alla deriva del vostro silenzio.

Mi basterà alzare gli occhi

Perdermi nelle visioni mute

Delle nuvole buone

Mi basterà nascondermi nel mondo

Che voi non vedete

Per essere al sicuro dalle vostre voci.

© Patrizia. Milinovich

 

Vennero i freddi (A. Bertolucci)


(Da leggere piano, piano…immaginando…)

Vennero i freddi,
con bianchi pennacchi e azzurre spade
spopolarono le contrade.
Il riverbero dei fuochi splendé calmo nei vetri.
La luna era sugli spogli orti invernali.

Alle bambine di oggi, donne di domani


«Cosí schiava. Che roba! 
Cosí barbaramente schiava. E dai!
 Cosí ridicolmente schiava. Ma insomma! 
Che cosa sono io? Meccanica, legata, ubbidiente, 
in schiavitú biologica e credente.
Basta, scivolo nel sonno, qui comincia 
il mio libero arbitrio, qui tocca a me 
decidere che cosa mi accadrà,
 come sarò, quali parole dire
 nel sogno che mi assegno».

Patrizia Cavalli, ‘Datura’ 

 

 

autunno