Archivi categoria: poesie che amo

Autunno (Vincenzo Cardarelli)


Autunno. Già lo sentimmo venire
nel vento d’agosto,
nelle pioggie di settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora passa e declina,
in quest’autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio.

Conversazione con una pietra


Busso alla porta della pietra
– Sono io, fammi entrare.
Voglio venirti dentro,
dare un’occhiata,
respirarti come l’aria.

– Vattene – dice la pietra.
Sono ermeticamente chiusa.
Anche fatte a pezzi
saremo chiuse ermeticamente.
Anche ridotte in polvere
non faremo entrare nessuno.

Busso alla porta della pietra.
– Sono io, fammi entrare.
Vengo per pura curiosità.
La vita è la sua unica occasione.
Vorrei girare per il tuo palazzo,
e visitare poi anche la foglia e la goccia d’acqua.
Ho poco tempo per farlo.
La mia mortalità dovrebbe commuoverti.
– Sono di pietra – dice la pietra
– E devo restare seria per forza.
Vattene via.
Non ho i muscoli per ridere.

Busso alla porta della pietra.
– Sono io, fammi entrare.
Dicono che in te ci sono grandi sale vuote,
mai viste, belle invano,
sorde, senza l’eco di alcun passo.
Ammetti che tu stessa ne sai poco.

– Sale grandi e vuote – dice la pietra
ma in esse non c’è spazio.
Belle, può darsi, ma al di là del gusto
dei tuoi poveri sensi.
Puoi conoscermi, però mai fino in fondo.
Con tutta la superficie mi rivolgo a te,
ma tutto il mio interno è girato altrove.

Busso alla porta della pietra
– Sono io, fammi entrare.
Non cerco in te un rifugio per l’eternità.
Non sono infelice.
Non sono senza casa.
Il mio mondo è degno di ritorno.
Entrerò e uscirò a mani vuote.
E come prova d’esserci davvero stata
porterò solo parole,
a cui nessuno presterà fede.

– Non entrerai – dice la pietra.-
Ti manca il senso del partecipare.
Nessun senso ti sostituirà quello del partecipare.
Anche una vista affilata fino all’onniveggenza
a nulla ti servirà senza il senso del partecipare.
Non entrerai, non hai che un senso di quel senso,
appena un germe, solo una parvenza.

Busso alla porta della pietra.
– Sono io, fammi entrare.
Non posso attendere duemila secoli
per entrare sotto il tuo tetto.

– Se non mi credi – dice la pietra-
rivolgiti alla foglia, dirà la stessa cosa.
Chiedi a una goccia d’acqua, dirà come la foglia.
Chiedi infine a un capello della tua testa.
Scoppio dal ridere, d’una immensa risata
che non so far scoppiare.

Busso alla porta della pietra.
– Sono io, fammi entrare.
– Non ho porta – dice la pietra.

Wislawa Szymborska

Giornata della poesia


Per nessuna ragione (Giovanni Raboni)

Per nessuna ragione,
sapendo quello che succede,
mi vorrei risvegliare in questo mondo.
Ma già pensandolo (pensando
di pensarlo) so anche
che non è vero, che per quanto
ignominioso sia il presente io mai
rinuncerei, potendo scegliere,
a starci, magari di sghembo
e rattrappito d’amarezza, dentro.
Forse, mi dico allora,
non è per me che parlo, è qualcun altro,
nato da poco o nascituro,
ad agitarsi nel mio sonno, a premere
da chissà dove sul mio cuore,
a impastare parole col mio fiato.

(Giovanni Raboni)

8 marzo 2017


Uno  (Mikeas Sanchez)

Sono una donna
e celebro ogni piega del mio corpo
ogni piccolo atomo che mi forma
dove navigano i miei dubbi e le mie speranze
Tutte le contraddizioni sono meravigliose
perché mi appartengono
Sono una donna e accolgo con favore ogni arteria
dove imprigiono i segreti della mia stirpe
e tutte le parole degli uomini sono nella mia bocca
e tutta la saggezza delle donne è nella mia saliva.

 

Titolo: fate voi


Non mettetemi accanto a chi si lamenta
senza mai alzare lo sguardo,
a chi non sa dire grazie,
a chi non sa accorgersi più di un tramonto.
Chiudo gli occhi, mi scosto di un passo.
Sono altro.
Sono altrove.

(Alda Merini)

Di chi sono? (Jiri-Orten)


Di chi sono?

Io sono dei piovaschi e delle siepi

e delle erbe chinate dalla pioggia

e della chiara canzone che non gorgheggia,

del desiderio che sta chiuso in lei.

Di chi sono?

Io sono di ogni piccola cosa smussata

che mai spigoli ha conosciuto,

dei piccoli animali che reclinano la testa,

sono della nuvola quando è straziata.

Di chi sono?

Io sono del timore che mi ha tenuto

con le sue trasparenti dita,

del coniglietto che in un giardino in penombra

esercita il suo fiuto.

Di chi sono?

Io sono dell’inverno ostile ai frutti

e della morte, se il tempo lo chieda,

io sono dell’amore, di cui sbaglio la porta,

al posto di una mela ai vermi lasciato in preda.

(Jiri Orten)

Omaggio