Archivi categoria: poesie che amo

Dedicato (Corrado D’Elia)


Il mio augurio per chi forse, passerà di qua e si riconoscerà in qualcuno di questi versi, o in tutti…

A tutti gli illusi,
a quelli che parlano al vento.

Ai pazzi per amore, ai visionari,
a coloro che darebbero la vita
per realizzare un sogno.

Ai reietti, ai respinti, agli esclusi.
Ai folli veri o presunti.

Agli uomini di cuore,
a coloro che si ostinano a credere
nel sentimento puro.

A tutti quelli che
ancora si commuovono.

Un omaggio ai grandi slanci,
alle idee e ai sogni.

A chi non si arrende mai,
a chi viene deriso e giudicato.

Ai poeti del quotidiano.

Ai “vincibili” dunque,
e anche agli sconfitti
che sono pronti a risorgere
e a combattere di nuovo.

Agli eroi dimenticati
e ai vagabondi.

A chi dopo aver combattuto e perso
per i propri ideali,
ancora si sente invincibile.

A chi non ha paura
di dire quello che pensa.

A chi ha fatto il giro del mondo
e a chi un giorno lo farà.

A chi non vuol distinguere
tra realtà e finzione.

A tutti i cavalieri erranti.

In qualche modo,
forse è giusto e ci sta bene…
a tutti i teatranti.

(Corrado d’Elia)

Vennero i freddi (A. Bertolucci)


(Da leggere piano, piano…immaginando…)

Vennero i freddi,
con bianchi pennacchi e azzurre spade
spopolarono le contrade.
Il riverbero dei fuochi splendé calmo nei vetri.
La luna era sugli spogli orti invernali.

Alle bambine di oggi, donne di domani


«Cosí schiava. Che roba! 
Cosí barbaramente schiava. E dai!
 Cosí ridicolmente schiava. Ma insomma! 
Che cosa sono io? Meccanica, legata, ubbidiente, 
in schiavitú biologica e credente.
Basta, scivolo nel sonno, qui comincia 
il mio libero arbitrio, qui tocca a me 
decidere che cosa mi accadrà,
 come sarò, quali parole dire
 nel sogno che mi assegno».

Patrizia Cavalli, ‘Datura’ 

 

 

Autunno (Vincenzo Cardarelli)


Autunno. Già lo sentimmo venire
nel vento d’agosto,
nelle pioggie di settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora passa e declina,
in quest’autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio.

Conversazione con una pietra


Busso alla porta della pietra
– Sono io, fammi entrare.
Voglio venirti dentro,
dare un’occhiata,
respirarti come l’aria.

– Vattene – dice la pietra.
Sono ermeticamente chiusa.
Anche fatte a pezzi
saremo chiuse ermeticamente.
Anche ridotte in polvere
non faremo entrare nessuno.

Busso alla porta della pietra.
– Sono io, fammi entrare.
Vengo per pura curiosità.
La vita è la sua unica occasione.
Vorrei girare per il tuo palazzo,
e visitare poi anche la foglia e la goccia d’acqua.
Ho poco tempo per farlo.
La mia mortalità dovrebbe commuoverti.
– Sono di pietra – dice la pietra
– E devo restare seria per forza.
Vattene via.
Non ho i muscoli per ridere.

Busso alla porta della pietra.
– Sono io, fammi entrare.
Dicono che in te ci sono grandi sale vuote,
mai viste, belle invano,
sorde, senza l’eco di alcun passo.
Ammetti che tu stessa ne sai poco.

– Sale grandi e vuote – dice la pietra
ma in esse non c’è spazio.
Belle, può darsi, ma al di là del gusto
dei tuoi poveri sensi.
Puoi conoscermi, però mai fino in fondo.
Con tutta la superficie mi rivolgo a te,
ma tutto il mio interno è girato altrove.

Busso alla porta della pietra
– Sono io, fammi entrare.
Non cerco in te un rifugio per l’eternità.
Non sono infelice.
Non sono senza casa.
Il mio mondo è degno di ritorno.
Entrerò e uscirò a mani vuote.
E come prova d’esserci davvero stata
porterò solo parole,
a cui nessuno presterà fede.

– Non entrerai – dice la pietra.-
Ti manca il senso del partecipare.
Nessun senso ti sostituirà quello del partecipare.
Anche una vista affilata fino all’onniveggenza
a nulla ti servirà senza il senso del partecipare.
Non entrerai, non hai che un senso di quel senso,
appena un germe, solo una parvenza.

Busso alla porta della pietra.
– Sono io, fammi entrare.
Non posso attendere duemila secoli
per entrare sotto il tuo tetto.

– Se non mi credi – dice la pietra-
rivolgiti alla foglia, dirà la stessa cosa.
Chiedi a una goccia d’acqua, dirà come la foglia.
Chiedi infine a un capello della tua testa.
Scoppio dal ridere, d’una immensa risata
che non so far scoppiare.

Busso alla porta della pietra.
– Sono io, fammi entrare.
– Non ho porta – dice la pietra.

Wislawa Szymborska

Giornata della poesia


Per nessuna ragione (Giovanni Raboni)

Per nessuna ragione,
sapendo quello che succede,
mi vorrei risvegliare in questo mondo.
Ma già pensandolo (pensando
di pensarlo) so anche
che non è vero, che per quanto
ignominioso sia il presente io mai
rinuncerei, potendo scegliere,
a starci, magari di sghembo
e rattrappito d’amarezza, dentro.
Forse, mi dico allora,
non è per me che parlo, è qualcun altro,
nato da poco o nascituro,
ad agitarsi nel mio sonno, a premere
da chissà dove sul mio cuore,
a impastare parole col mio fiato.

(Giovanni Raboni)

8 marzo 2017


Uno  (Mikeas Sanchez)

Sono una donna
e celebro ogni piega del mio corpo
ogni piccolo atomo che mi forma
dove navigano i miei dubbi e le mie speranze
Tutte le contraddizioni sono meravigliose
perché mi appartengono
Sono una donna e accolgo con favore ogni arteria
dove imprigiono i segreti della mia stirpe
e tutte le parole degli uomini sono nella mia bocca
e tutta la saggezza delle donne è nella mia saliva.