Amara terra mia


Giorno dopo giorno
vedo imboccare i figli
con acini velenosi
e tremo
per le loro bocche
inconsapevoli.

Giorno dopo giorno prego
che restino muti i ventri,
che vi sia arido il seme
e che i figli sopravvivano
alla vostra verga di pietra.

© Patrizia. M.

razzismo

 

2 risposte a “Amara terra mia

  1. Caro Piero,innanzi tutto scusami per il ritardo con cui rispondo al tuo commento. Non so perchè ma era finito nello spam e l’ho visto solo ora. Comprendo bene quello che dici, molto bene. Come vedi, anch’io non scrivo più molto e per lo stesso motivo per cui tu non scrivi. Mancano le parole. Siamo quasi inebetiti di fronte all’orrore e alle farneticazioni che vediamo intorno a noi. Si ha l’impressione che nulla serva ormai e chissà…forse è proprio così.
    Ma poi succede qualcosa proprio qui, vicino a te e forse proprio per questo ti scuote le viscere e la rabbia esce fuori, e con essa le parole.
    Per chi scrivere, tu ti chiedi.
    Per sentirsi vivi ancora, ti rispondo forse un po’ banalmente, per non morire dentro. Quindi per se stessi, per volersi bene.

    Io faccio fatica oggi, anche a godere delle piccole cose che un tempo mi facevano emozionare e mi facevano sgorgare le parole che mi piccavo di definire poesia. Erano poesia per me, perchè quelle parole racchiudevano un’emozione che mi aveva fatto stare bene o mi permettevano di dire qualcosa di me. Ora nemmeno questo mi riesce più, perchè tutto mi sembra banale di fronte al mondo che vedo e che vivo, nulla mi sembra degno di essere detto e scritto. Mi rimangono solo questi sprazzi di rabbia ma non mi avranno, ti assicuro che non mi avranno.
    Va bene se ora uscirà fuori solo rabbia, va bene anche se le parole sono centellinate e rare, perchè comunque mi permettono di non morire e di rimanere umana.
    Un abbraccio forte, forte
    e un bacione
    Tua Patrizia

  2. Duro, questo testo, cara amica mia.
    Come i tempi che stiamo attraversando.
    Ma è sempre un piacere sapere che qualcuno a cui vuoi bene sta lottando, mettendo il suo cuore, attraverso le sue parole, accanto al tuo.
    Il silenzio – il mio, anche – è, resta, colpevole, sebbene registri il suono impietrito di cuori muti, fermi.
    Si, forse non tutti i cuori fermi sono anche freddi, morti.
    Mi illudo di crederlo, perchè il mio silenzio non è silenzio di morte, ma di impotenza.
    Di fronte alle tragedie che ogni giorno accadono – e noi sappiamo che continuano ad accadere anche quando i notiziari non ce le vomitano sulle tavole imbandite del superfluo . mi sono improvvisamente reso conto, un giorno, di non avere parole abbastanza.
    Mi sono reso conto che lo stato di natura degli uomini è fatto di vittime e di carnefici, senza che sia percepito, dalla natura stessa, il peso della colpa per questo stato di cose.
    Oh, cara amica che riscaldi il cuore, certo, io non mi sono rassegnato.
    Solo che non ho più parole de lanciare nel vento.
    Non so chi le ascolti, non so dove sono dirette, non so se colpiscono in un segno.
    La testimonianza del mio cuore forse – temo – non abbia più alcun peso in questo mondo nostro di bit leggeri e impalpabili.
    Parlare a te, mia carissima Patrizia, resta un piacere raro, raro come le altre rare presenze di queste nostre pagine calde. Ma solitarie.
    No, non è delusione, non cerco alcuna fama, alcuna folla di fans.
    Fuggirei deluso, spaventato, offeso.
    Ma è che, forse, più che la mia bocca muta, è come se fossero le orecchie ad essere diventate sorde, o, meglio, è che m immagino di scrivere per un mondo in cui solo rari passanti conservano ancora il dono della vista, dell’udito, della comprensione.
    Quasi come in un romanzo di Saramago, dove le tragedie della cecità umana affliggono e scuotono la società da lui descritta come immagine della nostra.
    A chi scrivere, oggi, amica mia?

    Per questo, oggi, la tua poesia è come una carezza.
    Di cui ti sono grato.
    Con affetto vero.
    Un bacio,
    Tuo,
    Piero

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