Parlar di poesia, non sempre conviene…


“…agli insegnanti bravi vanno dati soldi in più. A quelli che ti fanno amare la poesia, quelli che ti fanno amare persino la matematica, bisognerà dare un po’ più di prestigio e qualche soldo in più”. (Matteo Renzi)

E bravo Matteo, questa perla mi mancava; ora potrò vivere sicuramente più serena perchè la poesia è il mio pallino e da sempre le riservo un grande spazio con i miei bimbi della scuola primaria.
Da anni sai? Lo faccio da sempre senza pensare che sia un merito ma considerandolo semplicemente un dovere e un divertimento. Perchè io mi diverto a far conoscere la poesia ai bambini e a fargliela toccare.
Quindi solo per questo avrò più prestigio e qualche soldo in più? Chi l’avrebbe mai detto?
Ma chi si accorgerà di questo? Il preside che viene in classe a vedere come lavori solo se qualche genitore si va a lamentare di questioni su cui non ha nessuna competenza?
I collaboratori del preside che mai oseranno contraddirlo per non perdere il loro gruzzoletto in più?
Io VOGLIO che qualcuno si accorga di questo, ma VOGLIO che sia qualcuno che sa di cosa stiamo parlando, qualcuno che abbia INTERESSE a vedere il mio lavoro.
Non sarà con la tua “Buona Scuola” che otterrò questo, ne sono sicura, per cui continuerò a fare in modo che i bambini amino la poesia, la lettura, la scrittura senza illudermi di ricevere per questo soldi in più, prestigio o ringraziamenti. Probabilmente succederà proprio il contrario perchè nella tua scuola, chi non si sa vendere bene è destinato a soccombere.
Continuerò a fare il mio lavoro nel miglior modo possibile, come sempre ho fatto, finchè me lo lasceranno fare.
Comunque attento Matteo, non ti sbilanciare troppo sulla poesia. Potresti pentirtene, perchè chi ama la poesia può diventare pericoloso.

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3 risposte a “Parlar di poesia, non sempre conviene…

  1. Invidio, positivamente i poeti, sono capaci di sognare. Un saluto Patrizia

  2. Credo, amica mia, che tu condividerai molto questi versi:

    “Il poeta è un operaio”

    Gridano al poeta:
    “Davanti a un tornio ti vorremmo vedere!
    Cosa sono i versi? Parole inutili!
    Certo che per lavorare fai il sordo”.
    A noi, forse, il lavoro
    più d’ogni altra occupazione sta a cuore.
    Sono anch’io una fabbrica.
    E se mi mancano le ciminiere,
    forse, senza di esse,
    ci vuole ancor più coraggio.
    Lo so: voi non amate le frasi oziose.
    Quando tagliate del legno, è per farne dei ciocchi.
    E noi, non siamo forse degli ebanisti?
    Il legno delle teste dure noi intagliamo.
    Certo, la pesca è cosa rispettabile.
    Tirare le reti, e nelle reti storioni, forse!
    Ma il lavoro del poeta non è da meno:
    è pesca d’uomini, non di pesci.
    Fatica enorme è bruciare agli altiforni,
    temprare i metalli sibilanti.
    Ma chi oserà chiamarci pigri?
    Noi limiamo i cervelli
    con la nostra lingua affilata.
    Chi è superiore: il poeta o il tecnico
    che porta gli uomini a vantaggi pratici?
    Sono uguali. I cuori sono anche motori.
    L’anima è un’abile forza motrice.
    Siamo uguali. Compagni d’una massa operaia.
    Proletari di corpo e di spirito.
    Soltanto uniti abbelliremo l’universo,
    l’avvieremo a tempo di marcia.
    Contro la marea di parole innalziamo una diga.
    All’opera! Al lavoro nuovo e vivo!
    E gli oziosi oratori, al mulino!Ai mugnai!
    Che l’acqua dei loro discorsi
    faccia girare le macine.

    [Majakovskij]

    Un bacione,
    Piero

  3. mooooooolto pericoloso…Molto molto!

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