Sono una donna (Joumana Haddad -1970- Libano)


Nessuno può immaginare
quel che dico quando me ne sto in silenzio
chi vedo quando chiudo gli occhi
come vengo sospinta quando vengo sospinta
cosa cerco quando lascio libere le mani.
Nessuno, nessuno sa
quando ho fame quando parto
quando cammino e quando mi perdo,
e nessuno sa
che per me andare è ritornare
e ritornare è indietreggiare,
che la mia debolezza è una maschera
e la mia forza è una maschera,
e quel che seguirà è una tempesta.

Credono di sapere
e io glielo lascio credere
e io avvengo.

Hanno costruito per me una gabbia affinché la mia libertà
fosse una loro concessione
e ringraziassi e obbedissi.
Ma io sono libera prima e dopo di loro,
con loro e senza loro
sono libera nella vittoria e nella sconfitta.
La mia prigione è la mia volontà!
La chiave della mia prigione è la loro lingua
ma la loro lingua si avvinghia intorno alle dita del mio
desiderio
e il mio desiderio non riusciranno mai a domare.

Sono una donna.
Credono che la mia libertà sia loro proprietà
e io glielo lascio credere
e avvengo.

(Joumana Haddad)

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5 risposte a “Sono una donna (Joumana Haddad -1970- Libano)

  1. Carissima amica mia,
    ho avuto il piacere e la fortuna di vedere Jumana dal vivo, in una manifestazione di poeti e poesie che si svolge a Roma ogni anno (anch se non riesco ad andarci sempre, e sta seguendo, comunque, il declino economico e culturale di questa povera città).
    Ho avuto la fortuna di sentire le sue poesie dal vivo.
    Erano gli anni del profondo autunno berlusconiano, delle ballerine, veline, bambine, amazzoni e puttane fatte ministre, consigliere, addirittura… votate dai due rami del parlamento (con la pi minuscola, si, che la vergogna lo richiede) come nipoti di despoti e delinquenti.
    E le sue parole, le poesie di Jumana, figlia di una cultura difficile, diciamo anch’essa autunnale, come sta(va) diventando la nostra, erano parole di dignità, di rivendicazione, di forza: facevano piacere, esprimevano i valori che qui si stavano perdendo, lei invece li rivendicava, li reclamava, li pretendeva, per sè e per tutte le donne. Quindi anche per noi uomini, che dalla libertà, come ogni uomo (essere umano, intendo), non abbiamo altro che da guadagnare.
    Ecco.
    Nel mio ricordo, poi, c’è anche la sua bellezza femminile, di donna coraggiosa e affascinante, che poteva unire due armi temibili, il cervello e il corpo.

    Hai scelto bene, amica mia.
    Se il mondo gira da quella parte, sarà bello vedere il prossimo sorgere del sole!
    Oggi, il tramonto è un pò triste, benchè in questo primo pomeriggio splenda un sole di primavera incipiente: prendo questo annuncio di primavera (il tuo post, o le parole di Jumana, o la tua amicizia gentile, come vuoi, anche tutto insieme) come un bell’annuncio.

    Un abbraccio, anzi, no, oggi è l’occasione per un bacio dolcissimo (e amabilmente corretto),
    Piero

    • Eh, no! Così mi fai diventare invidiosa! 🙂
      Tu hai descritto bene il periodo e lo hai circoscritto al mondo politico, ma vedi Amico mio, ho scelto questa poesia, perchè , pur venendo da un mondo lontano, parla anche di noi, donne di qui, donne di oggi. Crediamo tante cose e non ci rendiamo quasi conto di quel che siamo, di quel che vogliono che continuiamo ad essere o ritornare ad essere. No, non dirmi che sono esagerata, ci sono segnali inquietanti, credimi.
      E poi l’ho scelta perchè vorrei che le bambine, le ragazze tra poco donne, le donne che non riconosco più, potessero leggerla, comprenderla davvero e vivere, vivere, vivere…
      Ciao Piero, so d’essere a volte pesante, ma è il mio sentire…non posso farci niente…
      Grazie per il bacio e non temere, so che è amabilmente corretto, per questo da te, lo accetto con gioia.

      • Mia cara Patrizia,
        l’ultima cosa che potrei dire di te è che sei pesante.
        No.
        Condivido tutto quello che hai commentato, anche se, permettimi di correggere un poco il tiro; sicuramente mi sarò espresso poco chiaramente, ma questa percezione che stiamo regredendo sulla scala dei valori, e, tra questi, anche quello femminista, o della parità di genere come si dice oggi allargando l’orizzonte, è esattamente quello che vedo anche io intorno a me.
        Non circoscrivo la situazione al campo politico, ma lo lascio aperto a quello di gran parte della società, media inclusi, o forse in primis, o forse come specchio di quel che c’è intorno, come vuoi tu.
        Ecco, così, almeno, pesante sono anche io.
        A presto, cara amica mia; un pochino di… sale dialettico fa piacere, sai? Altrimenti la minestra diventa sciapa.
        Piero

  2. … e avvengo.
    Stupenda!

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