Il Natale del laico (G. Caproni)


  Nel gelo del disamore…
senza asinello né bue…
Quanti, con le stesse sue
fragili membra, quanti
suoi simili, in tremore,
nascono ogni giorno in questa
Terra guasta!…

    Soli
e indifesi, non basta
a salvarli il candore
del sorriso.

    La Bestia
è spietata. Spietato
l’Erode ch’è in tutti noi.

    Vedi tu, che puoi
avere ascolto. Vedi
almeno tu, in nome
del piccolo Salvatore
cui, così ardentemente, credi
d’invocare per loro
un grano di carità.

    A che mai serve il pianto
– posticcio – del poeta?

    Meno che a nulla. È soltanto
fatuo orpello. È viltà.

( Giorgio Caproni )

bambini

Una risposta a “Il Natale del laico (G. Caproni)

  1. Mia cara Patrizia, hai postato una poesia splendida.
    Dolorosa e triste, eppure vera, reale, concreta.
    Mi ci rispecchio molto, in queste parole.
    In qualche modo, nel modo migliore di un poeta vero, grande, questa poesia racconta il senso di quello che ti ho raccontato di là, nella risposta al tuo commento alla storia del giudice.
    Io l’ho detto a parole mia, ma è proprio così, come dice Caproni… nel gelo del disamore, senza asinello nè bue, soli e indifesi, la Bestia è spietata…
    Eppure, vedi, anche lui non può spegnere la speranza.
    Vedi tu, tu che rappresenti il futuro, il tempo che non si può fermare, il fuoco che non si può spegnere, il vento che non si può tenere dietro nessuna porta.
    Anche quando il poeta tace, o piange, o smette di creare, la vita, fatta di bene e di male continua, e continua e continua: come si può avere la presunzione di sapere come va a finire?
    Chi ha una fede religiosa fa uscire dal confine terreno la sua storia, e con quella la storia del mondo, e solo là, fuori dal mondo, dove non c’è più storia, si può compiere un destino definitivo.
    Ma lì, non c’è più spazio per vedere, o sapere, penso io (adesso).
    Chi non ha una fede religiosa deve soltanto, e umilmente, inchinarsi dinanzi alla speranza.
    Finchè nascono bambini, finchè continueranno a nascere ancora bambini, la speranza non può finire, perchè la loro carne è fatta di quella materia là, della speranza.
    E tutti coloro che contribuiscono a rendere ricchi i bambini contribuiscono a rendere ricca la speranza: e ovviamente, se parlo di ricchezza, non mi riferisco cerco alla ricchezza materiale.
    La foto che hai messo sotto a questa poesia dice esattamente ciò che vole dire qui sopra.
    Ci sono mamme, ostetriche, maestre, infermiere, poetesse, scrittrici di storie, e mille altre presenze che contribuiscono a rendere ricchi i bambini.
    Io li ho nominati al femminile solo per dargli il profumo particolare che hanno i bambini, ma penso che femminile e maschile in questo si confondono…

    Beh, adesso ti saluto.
    Ti faccio gli Auguri di buon Natale, anche se spero ancora che riusciamo a farceli prima del 25.
    Un bacio,
    Piero

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