Del tempo ho paura (Antonia Pozzi)


Ho paura, e non so di che: non di quello che mi viene incontro, no, perché in quello spero e confido. Del tempo ho paura, del tempo che fugge così in fretta. Fugge? No, non fugge, e nemmeno vola: scivola, dilegua, scompare, come la rena che dal pugno chiuso filtra giù attraverso le dita, e non lascia sul palmo che un senso spiacevole di vuoto. Ma, come della rena restano, nelle rughe della pelle, dei granellini sparsi, così anche del tempo che passa resta a noi la traccia. Forse è perchè quella rimasta in me è particolarmente lieta, forse perchè se pure alcunchè di doloroso o di violento è passato nella mia vita tranquilla, io ho vissuto questa vita intensamente, godendo quasi della mia stessa sofferenza, esultante per la gioia di poter vivere dentro di me, di sentirmi dentro, chiusa come in uno scrigno, un’anima, un’anima palpitante, ridente, nostalgica, appassionata; è forse per questa piena di sentimenti, per cui in una giornata soffro e godo ciò che apparentemente si può soffrire in tutta un’esistenza che rimpiango il passato; perchè sono contenta di essere io, con i miei difetti e con le mie poche virtù, perchè non so se in avvenire potrò essere ancora così.  

(Antonia Pozzi)

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5 risposte a “Del tempo ho paura (Antonia Pozzi)

  1. … il compleanno, eh?!
    Augurissimi!!!!
    Piero

  2. Un abbraccio di auguri per il tuo compleanno 😊

  3. Sottile malinconia, vena di lento dolore.
    Il tempo, il passato, l’età, il presente, il futuro…
    Cosa dire di più, amica mia?
    Fra qualche settimana arriva un nuovo Natale, festa che io non amo, ma che resta uno dei pochi segni ricorsivi del nostro tempo: ormai viviamo nell’idea che, lui, il tempo, abbia forma regolare, rettilinea, allungata, diritta, come un missile. E che punti diretto alla sua meta, alla nostra destinazione finale. Chi ha fede religiosa, pone in quella destinazione la sua rinascita, io non posso che leggervi … la stazione di arrivo.
    Ma questa è una chiave di lettura, una delle possibili, e francamente credo che chi oggi ha la fede nella sua faretra, poi, si ritrovi anche a dover combattere dure battaglie di convivenza contro la visione della scienza che non ammette principi sovrannaturali, o, almeno, li relega fuori dalla ragione…
    Per questo, per sfuggire a questa lotta fra la speranza della fede e la fredda verità della sceinza (ma la scienza non ammette verità, al contrario della fede, che di Verità si nutre!), a questa ansia di sopravvivere, a questa incertezza di principio,stiamo provando a costruire un mondo senza tempo, avvalendoci di tutta la strumentazione tecnologica di cui, uomini moderni, siamo in possesso.
    Nelle città, nelle case, nella vita quotidiana, del tempo non rimane più granchè: le luci sempre accese, le connessioni internet aperte su mondi paralleli di reti in cerca di onde da catturare, le finestre sempre chiuse, ormai, il tempo, altro non è che un paio di numeri sopra un marcatempo, anch’esso perennemente in moto, animato da una vita eterna che sconfigge il tempo che, invece, ha bisogno di riposo.
    Non vi è nulla, in natura, che duri in eterno, tutto ha pause, bisogno di riposo, recupero di energie, azione e reazione…. e il tempo è questa onda infinita che all’infinito va e viene, parte e ritorna, si muove e si ferma…
    Nulla, nel mondo è così eterno da poter diventare tempo infinito, meta finale.
    Tutto ritorna…
    Qualcuno, filosofi di bassa lega forse, dicevano, ma allora ritorneremo anche noi, prima o poi, se tutto ritorna? E chi lo sa, amica mia? Forse torneremo, un domani, senza serbare memorie, così da essere nuovi anche se siamo materia già usata…
    Chi lo sa?
    Anche la memoria ha bisogno di essere studiata.
    Si consuma, ma si accresce.
    Ma, per farla breve, mi piace descriverla con i panni di Mnemosyne, l’antica dea madre delle muse: la Memoria, madre della Fama e dell’Arte e della Storia…

    Anche il testo della Pozzi vive nel tempo diretto.
    Nelle sue parole non vi è la consolazione dell’eterno ritorno, non dico della nostra resurrezione/ritorno, reincarnazione senza (o con) memoria o possibilità di emendare i peccati.
    La sabbia che scorre dalle sue mani, inesorabilmente finisce, a un tratto, lasciando le rughe, il rimpianto, la nostalgia, il dolore…
    Eppure vi è ancora un’altra manciata di sabbia da sperdere al vento.
    Ed un’altra ancora, dopo di quella…
    Quanta sabbia infinita vi è sulla spiaggia del tempo…
    E quanto rimpianto nell’eterno movimento, che pare un abbraccio infinitamente ripetuto, per raccogliere innumerabili pugni di granelli senza misura che sperdono al vento…

    Un abbraccio, amica mia,
    Piero

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