Immaginando


 

Il cielo  consola
con uno sbuffo di nuvola
la tristezza dei camini
d’estate

©Patrizia.M.

sbuffo di nuvola

 

3 risposte a “Immaginando

  1. Grazie Piero, per questi splendidi versi, perchè tu lo sai…quanto mi piacciono questi incontri di sensazioni che generano onde di poesia, onde che vanno…vengono…ritornano e danno un senso al fatto che siamo ancora qui a scrivere cose che quasi nessuno leggerà (almeno le mie 🙂 ma che ci servono…dio, se ci servono!
    Un abbraccio grande

    • beh, grazie a te.
      più che versi erano suggestioni che salivano dalla tua poesia con immagine.
      però hai ragione.
      ci servono, queste suggestioni, questi sbuffi di parole.
      certo, non ci leggono in molti, ma poco importa.
      servono a noi.
      un abbraccione,
      Piero

  2. ed hai ragione.
    i camini, d’estate, stanno immalinconiti ad aspettare il loro tempo.
    aggrappati allo sdrucciolo che vorrebbe farli rotolar giù.
    appesi al cielo, chiedendo solo un altro pò di tempo.
    e, come racconti tu, la nuvoletta di passaggio, offre consolazione, magari per un momento solo d’ombra…

    è come una metafora del deserto.
    quel cielo si fa vasto e fornace famelica.
    come l’immensa fornace del deserto ocra.
    i colori non collimano, perchè l’azzurro sembra offrire sollievo mentre l’ocra sembra il colore della terra riarsa delle eterne lave stellari.
    ma anche la fiamma, dal tubo ossidrico, sboccia fiori gialli e celesti, turchesi, quasi sbuffi di cieli alti e leggeri, anzichè viscere pesanti di fuochi eterni, inferni, fucine vulcaniche…

    il camino resta come un fiore.
    ma lui non può morire.
    non ha petali che fuggono.
    corolle che sfioriscono.
    steli che decadono.
    se non fosse per il leggero, impalpabile, fruscio del tempo, se ne resterebbe lì, immobile, per sempre.
    a sfidare l’impossibile.
    nel tempo che gli tocca, sfiora con le dita le leggere nuvole di passaggio.

    ma chissà che dialoghi con i cieli di questi giorni!
    stormi di cumuli scuri.
    lampi sferzanti.
    rombi tumultuosi di tuoni.
    imperterriti i camini restano lì.
    ma la paura deve pure scuoterli, da qualche parte, nel profondo.
    o incutere qualche speranza, almeno.
    avvisaglie confuse del tempo che si perde in vaghi vortici caotici.

    il camino non sa distinguere.
    orgoglioso, forse, aspetta lo sbuffo di fumo che gli salga dalla gola.
    come un gran sigaro che attenda una boccata profonda.
    e i giorni passano.
    sfiorano la cima del cielo che si fa nemico e poi amico.
    il camino resta solitario e pensoso.
    in attesa.
    che passi il suo autobus.

    Un abbraccio,
    Piero

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