Mattine di giugno


 Camminando  sul bordo dei marciapiedi
guardavamo le madri per strada
fotografate in un’ombra che non sapevamo
La vita in nostra assenza
ci coglieva di sorpresa
e  si girava l’angolo alla ricerca d’aiuto.
© Patrizia.M
foto-bimbo-cammina
.

3 risposte a “Mattine di giugno

  1. Cara Patrizia,
    credo che quando si mettono le parole su un foglio bianco quelle poi cominciano a parlare da sole.
    Tu pensi di dire delle cose, per mezzo di quelle parole, messe lì per conto tuo.
    Ma, come scrivono poi tutti i grandi poeti, mettere le parole su un foglio è sempre una lotta immane che, poi, è sempre un compromesso.
    Cosa viglio dire?
    Che le parole – ma tutta l’arte, in verità – sono un pò come una magia: tu le metti là per dire qualcosa, poi quelle prendono vita, danzano da sole, aprono porte, entrano in mondi inaspettati… senza chiedere il permesso a chi le ha messe lì…
    Capita così agli artisti, ai poeti, in particolare, che usano le parole.

    So che la tua poesia, come i miei tentativi, d’altronde, sono da “dilettanti”.
    Io e tu non siamo poeti professionisti.
    Forse potrei aggiungere anche un “fortunatamente”.
    Ma non è necessario esserlo (professionisti) per far passare quella magia anche su una pagina bianca come questa.
    Penso a quei fortunati che sanno disegnare (io sono come un cane con la matita nelle zampe): non è necessario che diventino Michelangelo o Renoir per farci emozionare con un tratto di matita, con un chiaroscuro, un’ombra…
    E non ci emozioniamo, forse, dinanzi ad un bel ritratto, come dinanzi a bei versi?
    Non importa, amica mia, se non sei poetessa con il tocco, sei la mia poetessa vivente preferita. E ti sembra poco?
    Almeno un “fan” ce l’hai.
    Perchè nelle tue parole risuona quella magia.
    Non sempre, forse.
    Non sempre con la stessa intensità.
    Forse a volte sfugge pure a te il come e il perchè.
    Ma se quell’eco io lo sento, lo sento esattamente come lo sento nei versi di poeti col tocco.
    Non mi sbaglio in questo.
    E pure anche i poeti provetti alle volte non mi fanno vibrare l’anima.
    Cosa succede loro, allora?
    E’ a intermittenza la loro arte?
    E’ che nel leggere le parole ci metto del mio.
    Tu del tuo.
    Ognuno del suo.
    L’anima.
    La mia, la nostra.
    Risuona una parte di me.
    Non una parola o l’altra.
    Allora mi avvalgo della facoltà di rivendicare la proprietà di ciò che vibra dinanzi a dei versi magici.
    Anche quando la magia è la tua.

    Un abbraccio,
    Piero

    (PS. Tutto quello che ho scritto qui sopra, peraltro è rivolto anche a me. sono convinto che a te accada la stessa cosa quando mi scrivi certe parole in calce alle mie parole. Poi mi capita di rileggerle, le mie parole, a volte. E non sempre, davvero, le trovo convincenti, definitive, ferme e stabili… anzi, le trovo spesso deboli, incerte, in cerca di un appoggio…)

  2. Cara Patrizia,
    volevo commentare questa tua poesia.
    Ci tenevo in modo particolare perchè l’ho letta, l’altro giorno, e non avevo il tempo, o la testa, di farlo.
    Ma l’ho trovata molto bella davvero.
    Non ricordo se l’hai già pubblicata in precedenza.
    Forse me lo fa pensare il riferimento a giugno.
    Ma non importa.
    Non so se l’ho già commentata, non mi ricordo, ma a me pare proprio di no.

    Ma resta che è un testo bellissimo.
    Vivo.
    Palpitante.
    E pure profondo e anche umbratile, un pò discosto.
    Come sei tu, del resto.
    Innocente, come quelle scarpette bianche che mostrano un passo da Maddalena che non conosce peccato.
    Eppure madre, che conosce il corpo e l’amore.
    E pura come il corso d’un ruscello che gorgoglia allegro e spensierato.
    Eppure, da qualche parte, incombe l’imponderabile.

    Chiedi aiuto.
    Chiede aiuto la vita.
    La madre.
    L’innocenza violata, perduta, relegata lontano, in un angolo dall’incedere del tempo che corre più in fretta.
    Io questo pericolo leggo nelle tue parole.
    Non ti prendo per una che trema di fonte alla vita.
    Nessuna madre può tremare così.
    Perchè ha già dato la vita e sa che non potrà più tornare indietro al nulla.
    Ma è il tempo che corre, il pericolo.
    Perchè non si sa da dove viene.
    E non si sa dove conduce.
    cosa porta in seno.
    Cosa chiede in cambio.

    Tu parli a noi.
    Usi un plurale che ci investe tutti.
    Uomini che siamo su questa terra.
    E ci parli.
    Raramente hai usato parole così dolci e terribili, materne e inquietanti.
    Ma non è forse questa la terribile sfida che si svolge ogni minuto?
    Non so se hai in mente un problema preciso.
    Una madre che ha un figlio in pericolo, forse.
    Non so.
    Ma il sentimento che scatenano le tue parole è di un universale che scende sull’anima di ognuno.
    Padre, madre, poco importa.
    Ma c’è qualcosa di puramente femminile nei tuoi versi, femminile per l’anima femminile è un’altra cosa dall’anima maschile.
    Non passa per uteri e ovaie, uretre e apparati riproduttivi.
    Ma direttamente dal cuore.
    E un cuore maschile non è lo stesso d’un cuore femminile.
    Battono su tonalità differenti.
    Tu hai usato il timbro d’una femminilità pura, cristallina, perfetta.
    Dimostrando che diventare madri oppure no è solo un accidente della vita, il frutto di un caso particolare per ognuna.
    Ma c’è qualcosa che nel cuore d’una donna batte e la fa madre.
    Comunque.
    (Nei tuoi versi, sarà stato proprio quel plurale, che ci ha fatti tutti figli tuoi. E che forse fanno risuonare una profondità che mi ha colpito davvero. Spero mi perdonerai se ho trattato un tema che forse è troppo personale, ma sai che ti voglio così bene, che devo dirti davvero la verità di quello che sento. Altrimenti, che ti scrivo a fare?).

    A presto, amica mia.
    Piero

    • Caro Piero, ti ringrazio per le generose parole che sempre riservi a ciò che scrivo. Ti confesso che a volte quasi m’imbarazzo, perchè non so, davvero non so, se ciò che scrivo sia così profondo come tu sempre riesci a farlo diventare. Questa poesia è nuova, nata da uno di quei ricordi che non si sa come nè perchè, improvvisamente tornano alla mente. Non starò a spiegare di cosa si tratti, non perchè non voglio dirlo, ma perchè mi emoziona quello che gli altri, tu in particolare, sentono, pensano provano, leggendo versi che provano ad esprimere qualcosa. M’interessa questo, perchè spesso, proprio dai pensieri di chi legge, come forse ti ho già detto, comprendo qualcosa di più di me. Tu, Amico mio, in questo mi sei prezioso.
      In questo tuo commento, ci sono pensieri che vanno aldilà di quello che io ho scritto e mi chiedo se forse, senza saperlo, io abbia sfiorato pensieri così profondi ed universali. Forse tracce di qualcosa che sta nel profondo, è uscito fuori aldilà della mia volontà e consapevolezza? Questo dubbio un po’ mi spaventa e nello stesso tempo mi affascina.
      Forse invece le parole soggettive e intime, individuali, queste parole che ci ostiniamo a chiamare immeritatamente poesia, sono un mezzo per far nascere pensieri altri… non ti sembri questa mia, presunzione… Mi fai nascere una domanda invece: non sarà magari questa la funzione vera della poesia? Certo io non posso definirmi poeta, ma anche semplici tentativi,scritti per se stessi, così come scrivono i poeti veri, vanno ad assumere poi un’altra funzione? Se così fosse, è una cosa grandiosa…
      Comunque sia, questa compagna, questa amica che senza merito mi fa compagnia, che si nega e si dà…è parte ormai integrante di me e tu, con i tuoi commenti sempre così stimolanti, mi aiuti a comprenderla meglio.
      Un abbraccio grande, grande :-))

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