Haiku?


Dal cielo  smunto,
il sole impolvera
le foglie dei pioppi.
© Patrizia.M
delta del po pallido cielo padano alberi

5 risposte a “Haiku?

  1. … non è un haiku 🙂

  2. Un dolce e serena domenica a Te e a tutti i Tuoi cari!
    Bellissima ode del Cuore!
    Un saluto dal mio Cuore!
    Claudio

  3. Cara Patrizia,
    a parte l’haiku, prima di tutto la foto mi colpisce.
    Lo spazio infinito, disegnato dagli alberi, piccoli, come piccoli uomini piegati sotto la fatica di sostenere i giorni.
    Loro, invece, gli gli alberi, stanno lì, infissi, a sostenere la volta.
    Piatta.
    Piana.
    bianca.
    Una coltre lattiginosa…
    Mentre in lontananza cola il verde, spinto verso un piano inclinato che cade indietro.
    Lì scende la natura.
    E con essa, si nasconde la vita.
    Così, che quegli alberi, immersi nello sforzo inane di sostenere il limite fra la vita e la morte, diventano la nostra stessa impersonificazione, lì, sospesi fra essere e non essere, ma sospinti, impietosamente, verso quel piano inclinato che si piega, scivola, cade verso l’indietro, dove c’è qualcosa che sappiamo esistere ma che non sappiamo ricordare, il mondo che non c’è, la parte dell’esistenza che stava prima della nostra nascita, la vita sul pianeta prima del primo uomo…
    Perchè, si, lo dimentichiamo, la natura, la vita, l’esistenza, l’essere, l’essere, benchè non riguardasse ancora gli umani, era qualcosa di reale anche prima del primo uomo.
    Prima che Lucy si addormentasse nei pianori africani ascoltando musica dei Beatles, milioni di anni fa, la vita pullulava sul pianeta, là, dietro quegli alberi così piccoli…

    E quanta vita c’è da raccontare vedendo un mondo così vasto, amica mia! Niente a nasconderla.
    Un corpo nudo in tutta la sua bellezza superba, rigogliosa, inebriante…
    Il nudo è il miracolo della purezza, quando non è contaminato dal pregiudizio, dalla morale, dall’ideologia del peccato…
    Il nudo è la natura, la vita, l’essere.
    Quella stessa natura, quella stessa vita, quello stesso essere che, nudo, è ritratto in questa foto.
    Ed è lo stesso nudo del nostro essere.
    I nostro occhi che vedono sono nudi.
    E le cose che guardiamo sono nude anch’esse.
    Solo a volte, quando mettiamo la sottana al nostro pensiero, il nudo dei nostri occhi diventa peccato.
    Peccato.
    Il peccato è la cecità.
    Ma non quella degli occhi, che nessun occhio può mai essere davvero cieco, finchè c’è un corpo intero che è predisposto a vedere attraverso i mille sensi di cui è dotato…
    No, io parlo della cecità che è come una benda che si mette sul pensiero, una croce a cui si inchioda l’immaginazione, uno spiedo su cui si infilza la forza del desiderio…

    Ecco, così dietro quella linea disegnata da quei dieci piccoli alberi, gioca a nascondersi il mondo intero, appena appena visibile attraverso lo sguardo che inquadra la foto che hai pubblicato.
    E’ quello che c’è laddietro ad essere bello come un corpo nudo, candido e puro.
    E scoprirlo guardando con tutti i nostri occhi è come fare l’amore.
    Dolcemente e con calma.
    Può essere tanto, una fotografia.
    E qualcosa di molto diverso, di molto più complesso che un semplice click!
    Per questo mi ha colpito così.

    Ed i tuoi versi, piccoli come i piccoli alberi, sono fatti anch’essi di sole dieci parole.
    Che messe tutte insieme non sembrerebbero avere la forza di sostenere un mondo così grande.
    Eppure riescono a sminuzzare il creato in minuscoli granelli di polvere, cipria, borotalco, che sembra di sentirne il profumo, là, cosparso sulle foglie dei dieci piccoli pioppi.
    Un belleto per quella nudità incontaminata della natura che è corsa a nascondersi laddietro, in quel laghetto verde che cola laggiù in basso, nel sottile diaframma che separa lo schermo dalla foto…
    La c’è il talamo dove la luce del sole si condensa per essere triturata.
    E m’immagino il gran vortice che deve sconvolgere quel mondo labbasso, il grande vento solare che rifornisce il cielo del candore di cui si fregia, morbido e ovattato…
    E la, su tutto, dentro tutto, intima essenza di questo tutto ch’è un intero cosmo, ecco, tutto è impregnato del silenzio che avvolge l’immagine che hai inquadrato.
    Ecco, io la chiamerei così.
    Il silenzio.

    Un bacio,
    Piero

  4. Ciao, Pat, buona serata e se non ci incontriamo prima, buon ferragosto. Osv

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