Il silenzio della domenica mattina


Sbatte sulle foglie
sui miei piedi nudi
bagnati dalle ombre del mattino
Si sfalda poi
al suono del mezzogiorno
e io lo rincorro
prima che l’acqua asciughi
sui miei piedi stanchi.

© Patrizia.M.

 

silenzio di peter krammer

4 risposte a “Il silenzio della domenica mattina

  1. Grazie Lucia, ne sono lusingata. Purtoppo non posso vedere la pagina perchè non sono iscritta a facebook, ma spero che a chi legge, piaccia questa piccola cosa.
    Un abbraccio

  2. Sai, questi versi li avevo appuntati domenica ma ancora non li avevo postati perchè ancora non mi convincevano del tutto. Poi ho letto i tuoi e mi sono sorpresa della comunanza di contenuto. Lo stesso tema, sensazioni molto simili. Così non ho potuto non metterli, come sono, sono… li ho visti come due sfumature di uno stesso colore. Grazie a te, amico caro, perchè la scrittura è un’attività solitaria e la poesia in particolare. Raramente chi legge, entra esattamente nelle sensazioni e nelle emozioni di chi ha scritto quelle parole. E va bene così, è giusto che sia così. Ma quando succede questa rarità, beh… ci si sente meno soli.
    E ti ci riesci spesso 🙂
    Un abbraccio

  3. Ben trovata amica carissima, ancora versi che parlano al mio cuore… Una sorpresa ti ho condivisa in questo spazio:
    https://www.facebook.com/groups/libridasognare/
    Un saluto
    Lucia

  4. Amica mia, che dire di questi versi bellissimi?
    Emozionanti queste parole.
    Vivide, portano al corpo la lotta fra silenzio e suono.
    Quell’acqua che bagna i piedi e che rincorri perchè non si asciughi è la liquidità dell’ombra. Ma è così delicata e dolce quest’immagine dei piedi tinti dall’ombra che sfugge il primo mattino, mentre la luce di fa rumorosa vita di mezzogiorno.
    Fra la nostra esistenza e quella della natura c’è una differenza. E’ quella foglia su cui sbatte il silenzio che scende a valle come un’onda dal cielo.
    Quella foglia è il distacco, la ferita che divide l’uomo e la natura.
    Non vedremmo la foglia piegarsi sotto l’urto provocato dall’onda del silenzio se fossimo natura.
    Saremmo foglia noi stessi e staremmo lì a vibrare avendo subito l’urto, per poi tornare come niente fosse all’immobilità impassibile del tempo.
    Senonchè, su quel mare piatto e sconfinato soffia il vento del silenzio, che crea onde, correnti, risacche.
    Sono le ore, che fluiscono lente, e accelerano quando i rumori si fanno lotta, cannoni, cavalleria…
    Io questo dicevo, nella mia poesia del silenzio, perchè questo sentivano le mie orecchie e vedevano i miei occhi.
    E tu?
    Tu stavi lì e udivi e vedevi le stesse cose, anche se le chiamavi con nomi diversi.
    Per questo io penso che “varietà è ricchezza”.
    Perchè le cose, le stesse cose, proprio le medesime che due persone lontane come noi riescono a vedere e sentire (certo con i sensi dell’anima piuttosto che con quelli del corpo) possono prendere, poi, di fatto nomi, forme e consistenze diverse senza cambiare, se ci pensi, neanche si un poco natura.
    E questo, io trovo, arricchisce la vita di mille diverse sfumature… come con i televisori HD, che con i led hanno preso mille sfumature in più!

    Un abbraccio, Patrì.
    Piero

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