La ragazza all’angolo di strada


Aveva viole selvatiche nel grembiule
e aroma di mare tra i capelli.
Li barattava con noccioli di ciliegia
Ma il rosso sulle dita
scoloriva alla prima pioggia,
mentre il muro di cinta si stringeva
intorno alla sua ombra.
© Patrizia Milinovich

ragazza-con-camicia-viola

2 risposte a “La ragazza all’angolo di strada

  1. Forse un po’ tutte e due caro amico, (che spesso leggi nelle mie parole come in un libro aperto). Qualche ricordo che intristisce, riflessioni sulla vita…forse un po’ tutte e due.
    Vero è che l’età adulta porta un diverso modo di vedere la vita: più consapevole, più realista ma spesso anche più doloroso. Meglio era quando avevamo il sonno perfetto, mangiavamo come lupi e nulla ci stancava (io non giocavo a pallone… :-))
    Ora, Veder meglio la vita, come tu ben dici, dà più sicurezza, forza, ma a volte anche un po’ di tristezza…
    Un abbraccione e un grazie grande, grande, :-))

  2. Cara Patrizia, questo testo è un poco ermetico, almeno per me.
    Vediamo di esprimere quello che sento nelle tue parole.
    La ragazza selvatica, naturale, spontanea, innocente, libera, un pò ribelle e un pò corsara, ha gli occhi del colore dei fiori di primavera e le onde nei capelli, che sono indomabili, come le onde del mare, che hanno il sapore e l’odore di sale.
    Il verde e l’azzurro sono i colori della libertà. Libertà infinite, praterie sconfinate, spazi illimitati oceani immensi…
    Ma lei di tutto questo faceva a meno, barattando questa ricchezza per noccioli di ciliegia.
    Noccioli che però per lei erano stati ciliege rosse, macchie sui polpastrelli, curiosità insoddisfatta, pensieri, colpe, peccati, ansie… le nuvole che corrono nei cieli di una ragazzina innocente che si è macchiata il vestito con la punta delle dita, che porta i segni dell’ingordigia e dei capricci…
    Quella macchia, una macchia che segna i polpastrelli, che segna i vestiti, che segna l’anima… chissà, chissà che rosso lascia la ciliegia, sangue che si scioglie con la pioggia, sangue che sembra pianto, sangue che sembra il ciclo della vita, sangue che sembra il primo amore, sangue di ciliegia, frutto che è come un corpo nudo, frutto che è come due amanti, frutto che chiama, che fischia, che ammicca, che ancheggia…
    La ciliegia è frutto maschio e femmina, è come la melagrana, come il fico, dolce e succoso, rosso e carnoso, libero e spavaldo.
    il sangue della ciliegia, stinto dalla pioggia, disegna un anello.
    Quella bambina, ora è donna fatta, imprigionata, castellana dietro le mura merlate, triste dietro quel trionfo di pietra dura e fredda…
    Cosa resta dell’allegra barchetta spensierata che veleggiava con i capelli al vento?
    Un’ombra, solo un’ombra.

    Poesia malinconica, come l’immagine, il disegno che l’accompagna.
    Una riflessione sulla vita?
    Forse si, ma portata con immagini che mi hanno colpito, con colori che si contrastano, con un inizio ed una fine che si combattono…
    C’è qualcosa che ti intristisce?
    O è una riflessione sul ciclo della vita?
    O io mi sono lasciato trascinare dalla mia fantasia, attribuendo a te pensieri miei?

    No, amica, mia, ti dico la verità, le tue immagini, le tue parole, le sento chiare, fino all’introversione che porta la bellezza a sbattere contro la malinconia.
    Ecco, forse più che ermetica, questa poesia è … scritta da una donna (a cui voglio molto bene, e, naturalmente, nel senso migliore che può avere questa parola) che ripensa alla ragazzina che era una volta.
    Ci sono due diversi personaggi, in questi versi.
    E’ pensata da due diverse persone.
    Persone che hanno visto la vita mentre si stava svolgendo con gli stessi occhi, ma che, ora, la vedono con occhi diversi, che l’hanno sentita con la stessa vibrazione assordante del cuore, ma che ora la percepiscono con profondità di toni diverse.

    Non te ne avere a male; ad una donna non si parla di età.
    Ma questa è una civetteria delle donne … insondabilmente superficiali (da K. Kraus).
    Invece non c’è cosa più bella che confessare (lo faccio io per me, non sei costretta, se non vuoi, tu) che a questa età di oggi il cuore e la mente sanno leggere la vita molto meglio di una volta.
    Mi fa sentire un leone, questa sicurezza, io che ero un giovanotto imbranato, sensibile, ombroso, impaurito, come una ragazzina che teme per la propria camicetta candida…
    Certo, quanta nostalgia per quegli anni di allora. Il sonno era perfetto. Mangiavo come un lupo. Giocavo per ore a pallone (ma ero sempre uno scarsone)…

    Dai, adesso, però meglio che chiudo.
    Sennò approfitto del tuo spazio e mi devi fare pagare l’affitto.
    Un abbraccio,
    Piero

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