In bianco e nero


 Nacque con una strana voglia sul viso
una voglia di rabbia
sfumata a sabbia

In ogni sua foto in bianco e nero
fustigava l’obiettivo
nascondendosi dietro il sorriso.

E un giorno qualunque,
un giorno di pioggia e di vento
inumidì  i ricordi

 e negli occhi di quel bambino
comprese il suo destino.

© Patrizia.M.

destino

 

 

4 risposte a “In bianco e nero

  1. Ti ringrazio Paola,in effetti tutto è partito da una foto, che è sempre un’immagine, no?
    Cari saluti anche a te.

  2. Caro Piero, mi piace molto questa descrizione che fai delle foto in bianco e nero, questo parallelismo tra due visioni completamente diverse. Le parole che ho scritto sono nate davvero da una foto in bianco e nero e tu hai cercato di trovare il senso nascosto. E’ vero, è una storia di privazione che forse si proietta in qualcun altro, che ha perso identità e nome. Come un intreccio tra due realtà umane che s’incontrano e poi si perdono rimanendo in bilico su qualcosa che non si sa se porterà alla vita o alla morte.
    Oddio…mi sa che non ci hai capito niente in questo farneticante tentativo di spiegazione fatto forse più per me, che per te che hai letto.
    Aiuto! Mi sto perdendo nelle mie stesse parole…
    Non far caso…sorvola… :-))
    Grazie, come sempre :
    Un bacione

  3. Leggendo questi tuoi versi, ho avuto la sensazione di ammirare un quadro.
    cari saluti

  4. Eh, cara Patrizia, racconti sempre storie che hanno il fascino di restare parzialmente nascoste.
    Sai, c’è una particolare sensazione, come capita proprio per le foto in bianco e nero.
    Tu vedi, gli occhi vedono, qualcosa, qualcosa di assai simile alla realtà.
    Ma da quella cosa si scivola, si passa ad un altro piano parallelo dell’esistenza delle cose, una dimensione nella quale tutto, per esistere, deve essere sfumato, per farsi spazio, deve saper scegliere bene il tono sintonizzandosi su un’onda esclusivamente propria…
    Le cose, anche i semplici dettagli che non si piegano a questa dura regola assoluta non hanno modo di diventare qualcosa…
    In questa dimensione del tutto parallela a quella che è obesa di colori si prova la meraviglia sottile, il piacere, il fascino, di vedere senza scoprire del tutto il corpo nudo delle cose.
    Il fascino conturbante della seduzione di una foto in bianco e nero sta in questa dialettica, in questo contrasto, in questo discorso complesso fra quello che si vorrebbe e quello che invece ti è negato.
    E’ il desiderio a prevalere, l’immaginazione, che costruisce un atto d’amore per un’immagine che, altrimenti, potrebbe essere una delle mille e mille che ad ogni istante scattano i nostri occhi.

    Ecco, così accade anche in questa poesia.
    Il titolo stesso esprime questo sentimento che deriva dal bianco e nero.
    Io penso questo perchè sono convinto che la bellezza delle cose non sta nel loro mostrarsi impudicamente, ma nel piacere di potersele immaginare oltre l’ultimo velo, che deve restare a nascondere l’indicibile, affinchè non si perda l’attenzione, non si trasformi l’appetito in sazietà, non si renda ebbro lo sguardo dell’inutile abbondanza del superfluo.
    Questa storia che credo sia di emarginazione, di privazione, resta coperta dall’ultimo velo di pudore che ne nasconde la nudità dolorosa.
    Importa molto se si sta parlando di un immigrato che ricorda malinconicamente le sabbie rosse del suo paese, o di un bambino emarginato, figlio di vuoto e solitudine, o di un uomo qualunque che ha perduto la propria identità ed il proprio nome?
    I dettagli nascosti fanno risaltare quello che è il vero oggetto della foto in bianco e nero.
    Gli danno più forza.
    Lo rendono assoluto perchè non gli rubano la scena con un’inutile sovrabbondanza di presenza.

    Ecco.
    Non so se sono riuscito a dirti la mia sensazione davanti a questa poesia.
    Credo di si.

    Un bacione,
    Piero

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