Esuli notturni


Quando tornano li riconosci 
dal rovescio di piccole lacrime
 
non arrivano mai in fondo
alla strada
 
non svoltano angoli definitivi
 
ma siedono sul bordo del giorno 
 
aspettando la prossima luna.
© Patrizia. M.
Luna 00

4 risposte a “Esuli notturni

  1. Pingback: Temporale | Il mio angolo

  2. davvero belli, questi versi.

    A

  3. Sai, mia cara Patrizia, che questo tema mi sta nel cuore, forse proprio è un pezzo della mia identità…
    Gli esuli che ritornano… sono gli sperduti, quelli che sono andati via, visti allo specchio…
    Sperduti, sperduti per sempre…
    Vagano per il mondo, vanno, cercando una meta, una destinazione, un futuro, un destino, quello che sarebbe naturale per un uomo, ma che la miseria gli ha negato.
    E se la chiamiamo miseria commettiamo un’ingiustizia, come se chiamassimo fatalità un furto, una rapina, un rapimento… perchè non è la miseria che nega niente, è lo sfruttamento del potente sull’impotente, del ricco sul povero, che negano il destino, il futuro, la speranza, agli esuli…
    Gli esuli vanno, sono mani – come quelle sporche che hai postato nella poesia precedente – mani incerte, insicure, tremanti, anche se hanno la forza del maglio d’acciaio, del legno nero e pesante della foresta, della pietra dura di montagna…
    Gli esuli vanno, non si possono mai fermare, perchè non riconoscono più il posto dove fermarsi.
    Quando recidono le radici, il sangue raggruma, la ferita s’incallisce, il cuore si spezza.
    Gli occhi si fanno opachi perchè è necessaria una cataratta a chiuderli, per impedirgli di sommergere il mondo di lacrime, per fermare il pianto che annega il cuore…
    Non hanno più una casa, neanche se trovano la fortuna di comprarne una, perchè senza radici non hanno più antenne per sentire qual’è l’odore di casa…
    Non possono più tornare, nonostante non cerchino altro, per tutta la vita, disperatamente, attratti come falene da una luce lontana che li inganna e li tradisce, perchè non hanno più un posto dove ritornare.
    E anche se hanno conservato un biglietto di ritorno, una fotografia della loro vecchia casa natìa, una mappa che indica il luogo di partenza, quando ritornano scoprono il ghiaccio che ha congelato i loro ricordi, un ghiaccio che nessun fuoco può più sciogliere, un ghiaccio che si è fatto duro come pietra, si è incrostato come calcare, e che anche se scintilla è solo un tradimento…
    Ormai, un esule è un uomo moderno, un cittadino del mondo degli zombie.
    Può piangere alla luna, come tu dici, mia cara Patrizia, perchè lei, indifferente e sorda, se ne sta sempre lì, allo stesso posto, compie il suo viaggio indifferente che dura quattro settimane e poi lancia i suoi strali d’amore che ingannano i cuori pieni di lacrime.
    Ma neanche lei, la dea d’argento che sconfigge l’oscurità delle tenebre, può illuminare il buio che oscura il cuore degli esuli, perchè un esule non ha più occhi, nel cuore, per vedere una luce…

    Un esule è un uomo moderno perchè non ha altra speranza che continuare a vagare per il mondo, in eterno, per sempre.
    Deve continuare a lavorare, se è fortunato, senza pensare di ritornare.
    Un esule è un esule perchè la sua natura vuole ritornare al luogo d’origine, per rigenerare le radici che furono recise, che sanguinarono, si corruppero e marcirono…
    Un esule è un esule perchè è l cuore che glielo comanda.
    E il cuore non ammette insubordinazione.
    Un esule sogna giorno e notte la sua casa, il suo letto, il calore che ha lasciato in uno sporco e povero villaggio sperduto in qualche parte del mondo povero.
    Poco importa se lungo la strada trova una casa più accogliente, un letto più caldo, un villaggio più ricco.
    L’esule è malato di nostalgia.
    Una malattia che non si può curare.
    O, si può curare soltanto se si finisce di essere esule.
    Se si diventa cittadini di un altra città, abitanti di un’altra casa…
    A qualcuno può capitare una fortuna del genere.
    Quelli sono i più fortunati.
    Molti, moltissimi altri, restano zombie per tutta la vita.
    Te lo dico perchè lo so.
    Lo so perchè un pezzo della mia vita è questo.

    Per questo, mia cara amica, ti dico che hai usato parole vere, che bruciano come il fuoco…
    (Ho scritto molto su questo tema. Ti ho girato, forse, un lavoro che fu pubblicato, tempo fa, nel mio ufficio, e che trattava anche di questo. Poi ne ho scritto un altro, che tratta, anch’esso di questo tema, e che mi piacerebbe pubblicare… ma che per ora sta fermo…)…

    Va bè, io in cambio dei bellissimi versi, ti regalo una canzone (ce ne sarebbero diverse, ma non vorrei esagerare…):

    Un bacio,
    Piero

  4. Bellissima!!!!
    Un abbraccio cordiale 🙂
    Ciaooo carissima Amica Pat!
    Cla

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