D’acqua e pane


E’ in quell’attimo docile
libero dalle corde 
di un giorno ormai sfatto,
è in quell’istante rubato
che  mi sciolgo, 
 
d’acqua e pane mi nutro
nei sicuri antri
di una notte indifesa.
© Patrizia.M
 

5 risposte a “D’acqua e pane

  1. Sempre bellissime le tue poesie, cara Patrizia.
    Ti rinnovo i miei più sinceri complimenti!

  2. Grazie di cuore, Claudio.
    Un caro saluto anche a te. 🙂

  3. E’ vero Piero, quello che dici. Come anche è vero che amo tanto l’ombra ma so anche che nella luce che dobbiamo vivere. Cerco quella luce e a volte la intravedo per qualche attimo nel giorno che scorre. Sono questi attimi che mi fanno continuare a rimanere nel giorno a cercare il suo vero volto. Ma comunque, la notte rimane sempre il mio angolo rassicurante. Che ci vuoi fare…son fatta così… :-))
    Grazie perchè provi a capire ciò che scrivo e se devo essere sincera…il più delle volte, ci riesci.
    Un grande abbraccio

  4. Così intima e piena di Te!
    Un caro saluto dolce Pat
    Claudio

  5. Un nascondiglio sicuro, così lo chiami, quell’antro notturno che ti nutre degli elementi più semplici, elementari.
    L’acqua ed il pane.
    Di questi è fatta la vita.
    Lievito e acqua.
    Gli elementi base.

    Il buio della notte è il manto protettivo che nasconde, è lo spazio in cui ci si rifugia per sognare, per essere, vivere, entrare nella dimensione incorporea in cui si espande tutto il nostro mondo personale.
    E’ quella caverna che anche io, tante volte, ho sognato, immaginato, desiderato, in cui mi sono rinchiuso per essere tutto ciò che (poco) sono.
    Quell’antro notturno, quella caverna, è lo spazio del nostro cuore.
    Spazio che ingloba tutti gli universi possibili ed anche quelli impossibili. I sogni e le speranze, i desideri e le illusioni.
    E di cosa si nutrono quelli?
    Di acqua e di pane.
    Di lievito che, soddisfatta la sete, s’impadrona del mondo intero, lo contagia, lo infetta e lo conquista.
    E cos’altro siamo noi se non una parte minuscola di quell’immenso lievito che è la vita?

    Il giorno lo descrivi disfatto, stanco, forse corrotto dallo scorrere del tempo e dalla fatica.
    Però, stasera, e molte altre sere, guardando il giorno morire, ho pensato che il bagno di luce in cui viviamo immersi in ogni sua effimera ora è prezioso più degli ori e delle gemme di re Mida.
    Quella vampa che respiriamo, quella luce in cui ci riflettiamo, noi misere ombre, impasti di lievito che ha necessità dell’acqua che feconda e infonde respiro e vita, ecco, quella vampa è la fonte di energia che produce il calore che anima la reazione fra l’acqua ed il pane, il lievito che fa crescere nell’essere il niente che c’è al di là.

    Il giorno a cui è caduto il trucco con cui corteggia le anime cieche è solo un simulacro, un totem, un feticcio.
    Ti invito a bere la sua luce, a offrirti, nuda, alle sue carezze.
    Sono certo che la tua anima vibrerà di un piacere che illuminerà il vero volto del giorno.
    Sarà il piacere che i tuoi occhi infonderanno al tuo cuore un pò spaurito che cerca rifugio nell’ombra.

    🙂

    Un abbraccio,
    Piero

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