Fango e spade


Vivendo ho sbagliato
avvolgendomi in grandine e sale
come onde piegate in disonore

Confondendo le coordinate
ho gioito in concentriche spirali
lasciando che i frammenti
si sciogliessero in lacrime pure

Un passo più in là
fango e spade
 m’aspettano ancora

© Patrizia.M.

8 risposte a “Fango e spade

  1. guccini è uno dei miei preferiti… da sempre.
    ero ragazzo… e la sua voce, le sue parole, i suoi pensieri entravano dentro di me e mi facevano diventare uomo, grande, forse anche vecchio.
    perchè questo lui ha, che anche quando era un ragazzo anche lui, aveva dentro una saggezza che lo facevano sentire già maturo, quansi un pò vecchio.
    e di quella saggezza è intrisa la sua voce, in quella sono intente le sue canzoni…
    grazie di cuore di questo regalo.
    un bacio,
    Piero

  2. Caro Amico, difficile replicare a questo tuo commento, così denso di sfumature e significati che ci appartengono. L’ho letto e riletto, ieri, oggi e sento che hai compreso quello che intendevo e anch’io forse, ho compreso cos’erano quelle spirali e quelle onde…immagini uscite non so come, non so perchè…intuite forse ma mai chiare completamente.
    E non so nemmeno perchè, improvvisamente mi è tornata alla mente questa canzone che in parte mi sembra contenga ciò che io intendevo e forse anche tu. La musica è parte integrante della mia vita, così come le parole, per questo te la regalo, qui, ora.

    Con affetto e gratitudine

  3. sono arrivato tardi a commentare questa tua poesia.
    la tristezza a volte può essere dolce e feconda.
    come quei lunghi tramonti di questa stagione.
    il cielo pare che sanguini poco a poco verso la notte.
    i cristalli dell’aria si spengono uno ad uno, finquando restano solo quei pochissimi lontani spersi nel buio dell’universo e che noi, qui, chiamiamo stelle.
    in quel tempo sospeso, infinito, sentiamo il dolore vivo, a volte, del dio sole che, ogni giorno, perde il figlio sarpedonte, incapace di tenere le briglie dei cavalli imbizzarriti che portano il fuoco nel giro celeste.
    quel lutto ancestrale ha lasciato dentro l’animo degli uomini quella traccia malinconica che ci sorprende la sera.
    ma non è una tristezza feroce, non è un’emorragia che dissangua i nostri sentimenti.
    in quello spazio compreso fra due parentesi che si stanno chiudendo su di noi, c’è il tempo per far giungere lo sguardo fino ai recessi più remoti del cuore, dove regnano i nostri sentimenti più nascosti, i nostri desideri, le nostre speranze.
    non hanno figure umane. non hanno volti conosciuti.
    non hanno forme definite e chiare.
    non hanno nome, suono o colore.
    sono solo sfumature, segni leggeri.
    ma sentiamo, sappiamo che sono segni che ci appartengono più ancora che il nostro stesso nome, il nostro riflesso nello specchio, la nostra carta d’identità.
    noi siamo quelle tracce leggere, incerte, che però portano il nostro essere là, dove vorremmo essere.
    è in quella malinconica tristezza che si conferma la volontà di andare avanti senza che alcuna reale ragione stia a giustificare il perchè della nostra esistenza, la motivazione del nostro persistere, la pervicacia del nostro cocciuto tentativo di dare un senso al nostro agire quotidiano che, spesso, invece, senso non ne ha alcuno.

    stavo scrivendo un pezzo, l’altra sera, sulla repubblica ind. dove vedevo l’inutilità della lotta epica che si conduce nei cieli e che per inutili infiniti istanti consacra come eroi cumuli di nubi e temporali, dove i tuoni sono rombi di cannone di quella guerra senza fine e senza ragione, dove le saette sono i sinistri riflessi delle scimitarre di quei samurai destinati alla fatale sconfitta, Ma quella lotta, anche se per soli infimi attimi, decreta vittorie sublimi, colorate di sangue, di fuoco, di violenza. il sangue, il fuoco, la violenza della natura, su cui non possiamo comandare e che, invece, ci illudiamo di avere sottomessa.
    ecco, la grandine, le onde, le spirali di cui tu parli nei tuoi versi, cosa altro sono se non segni di quella lotta infinita ed infinitamente inutile?
    dove, in quale altro recesso nascosto,in quale antro notturno possiamo mai andare a cercare la forza per condurre la nostra esistenza?
    e parlo di forza perchè l’esistenza è una forza assoluta, una reazione che produce un’energia infinitamente più potente della più potente energia conosciuta dall’uomo.
    alcuni la chiamano forza divina, la creazione.
    io non so.
    ma certo, quel lievito, quel pane, quell’acqua di cui hai parlato nel post più avanti, maturano in quelle interminabili scie di malinconia che si disegnano nei cieli autunnali quando muore il tramonto.
    in quelle sfumature muoriamo.
    per rinascere, come nuove lune, nuove stagioni, nuovi raccolti.
    tu che sei femmina e conosci sul tuo corpo i segni di questa ciclicità dell’esistenza lo sai.
    io, invece, devo cercarle nel cielo che s’insanguina.
    sarà questo stesso che cercavano gli àuguri nelle viscere degli uccelli.

    Un abbraccio,
    Piero

  4. Carissima Lucia, la forza ce l’hai, ne sono certa e quella che ti manca cercala in chi ti vuole bene. E’ difficile, è inutile negarlo e non sarebbe nemmeno giusto dire le solite frasi fatte che non hanno alcun senso. Ma la forza c’è dentro di te e c’è qualcuno che sicuramente sta lottando ancora perchè tu la senta..
    Un grande abbraccio…

  5. Cara Emy, in realtà questa poesia non è poi così nera, è solo una descrizione della vita, con momenti belli e altri difficili. (a volte immeritati, a volte causati da noi stessi) E’ forse solo realista: la vita è questa…Il fango e le spade non sono altro che questo: la consapevolezza che ci saranno sempre i momenti difficili ma anche la forza per combattere.
    Un abbraccio anche a te.

  6. Bravissima Emiliana, come vorrei avere la tua forza per affrontare le avversità che vita che ogni giorno si presenta, come Patrizia vivo spaventata da ciò che può accadere..
    Un saluto
    Lucia

  7. Hu, aiuto mamma Patrizia, ma che giornata hai avuto quando l’hai scritta ? accidenti ” è nera più del nero…” sapessi che casini ho qua io, ho finamai detto alla mia assistente sociale di lasciarmi in pace che non ho tempo da perdere con lei….tanto le sue come al solito sono chiacchiere….aiuti niente…vuole solo sapere i fatti miei, per poi poter compilare i suoi rapporti e dire quanto è stata brava perchè ha cercato di aiutarmi….che ipocrisia!….eppure non mi butto giù, ho perso il lavoro, ho perso la casa, ho perso la mia famiglia ed i miei amici (tante volte e tante volte poi li ritrovo), ho perso mio figlio, ho perso l’amore, ho perso la salute, eppure sono qui a combattere ogni giorno…se dovessi sentirmi solo in parte come ti sei sentita tu in questa poesia mi sarei già suicidata. Hei! ci sei ????
    un abbraccio forte forte

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