Una poesia che amo (Le parole- E.Montale)


Le Parole

Le parole
se si ridestano
rifiutano la sede
più propizia, la carta
di Fabriano, l’inchiostro
di china, la cartella
di cuoio o di velluto
che le tenga in segreto;
le parole
quando si svegliano
si adagiano sul retro
delle fatture, sui margini
dei bollettini del lotto,
sulle partecipazioni
matrimoniali o di lutto;
le parole
non chiedono di meglio
che l’imbroglio dei tasti
nell’Olivetti portatile,
che il buio dei taschini
del panciotto, che il fondo
del cestino, ridottevi
in pallottole;
le parole
non sono affatto felici
di essere buttate fuori
come zambrocche e accolte
con furore di plausi e
disonore;
le parole
preferiscono il sonno
nella bottiglia al ludibrio
di essere lette, vendute,
imbalsamate, ibernate;
le parole
sono di tutti e invano
si celano nei dizionari
perché c’è sempre il marrano
che dissotterra i tartufi
più puzzolenti e più rari;
le parole
dopo un’eterna attesa
rinunziano alla speranza
di essere pronunziate
una volta per tutte
e poi morire
con chi le ha possedute.

(E.Montale)

7 risposte a “Una poesia che amo (Le parole- E.Montale)

  1. mi spiegate la “poesia della Persia priva di rime al terzo verso”

  2. Ciao Lucia, anch’io per un attimo ho pensato alla canzone di Mina, ma ho subito scacciato quel pensiero perché non mi sembrava appropriato. La poesia in sé mi ha fatto capire che le parole le vivo in modo completamente opposto, ora. C’è stato un momento in cui ho dovuto prendere un ardua decisione. Tenere tutto per me, o trovare il coraggio di dare tutto in pasto ai pescecani ? Fino a che punto spingermi per rispettare quelle che erano le mie ideologie ? Ho dovuto sacrificare una parte di me, che forse non mi era mai stata del tutto congeniale, la….. discrezione, non proprio, in questo momento mi sfugge la parola….
    PS: adoro Eugenio Montale da sempre, fa vibrare le più profonde note della mia anima, dopo Rilke e Hesse. In genere preferisco gli autori stranieri.

  3. E’ verissimo! Davvero bella Poesia!
    Saluti
    Nives

  4. bella, bella!
    mi fa venire in mente, chissà perchè, questo testo di Pessoa:
    (dal Libro dell’inquietudine)

    3.
    …e dall’alto della maestà di tutti i sogni, aiutante contabile nella città di Lisbona.
    Ma il contrasto non mi opprime – mi libera; e l’ironia che c’è in esso è sangue mio. Ciò che dovrebbe umiliarmi diviene la mia bandiera, che dispiego e innalzo; e il riso con cui dovrei ridere di me, è un clarino con cui saluto e creo un’alba nella quale mi converto.
    La gloria notturna di essere grande non essendo niente! L’oscura maestà di uno splendore sconosciuto… E sento, d’improvviso, il sublime del monaco nell’eremo, e dell’eremita nel suo solitario ritiro, compenetrato della sostanza del Cristo nelle pietre e nelle caverne dell’allontanamento dal mondo.
    E al tavolo della mia stanza assurda, ordinaria, impiegato e anonimo, scrivo parole come la salvezza dell’anima e mi indoro del tramonto impossibile di monti alti vasti e lontani, della mia statua ricevuta per mezzo di piaceri, e dell’anello di rinuncia al mio dito evangelico, gioiello fisso del mio disprezzo estatico.

    4.
    Ho davanti a me le due grandi pagine del pesante registro; sollevo dalla sua inclinazione sulla vecchia scrivania, con gli occhi stanchi, un’anima più stanca degli occhi. Al di là del niente che questo rappresenta, il magazzino, fino a Rua dos Douradores, allinea gli scaffali regolari, gli impiegati regolari, l’ordine umano e la quiete dell’ordinario. Alla vetrata c’è il rumore del diverso, e il rumore diverso è ordinario, come la quiete che è vicino agli scaffali.
    Abbasso occhi nuovi sulle due pagine bianche, dove i miei numeri attenti hanno registrato i consuntivi della società. E, con un sorriso che serbo per me, ricordo che la vita, che ha queste pagine con nomi di stoffe e di denaro, con i loro spazi bianchi, e i loro tratti a riga e lettere, include anche i grandi navigatori, i grandi santi, i poeti di tutte le epoche: tutti non registrati, la vasta prole espulsa da quelli che fanno le valutazioni del mondo.
    Sulla stessa registrazione di un tessuto che non so cosa sia mi si aprono le porte dell’Indo e di Samarcanda, e la poesia della Persia, che non è né di questo luogo né di un altro, fa delle sue strofe, prive di rima al terzo verso, da distante sostegno alla mia inquietudine. Ma non mi sbaglio, scrivo, addiziono, e la scrittura procede, eseguita come di solito da un dipendente di questo ufficio.

    Un abbraccio
    Piero

  5. Molto vera! Ricordo mio padre, scriveva ovunque…. Pensieri che gli venivano così, all’improvviso e che ho ritrovato….dopo…e anch’io ho la stessa abitudine…alcune talvolta , trovano la giusta collocazione, altre restano là , in attesa… Chissà, qualcuno le ritroverà …dopo!
    Ti abbraccio cara, e grazie di essere passata da me

  6. Ciò che scrive Montale sul rapporto tra i poeti, le parole ed i pezzi di carta qualsiasi su cui scriverle è il segreto del poeta e dello scrittore, del musicista, del regista che, in un luogo qualunqu,e ricevono una ispirazione che potrebbero perdere, dimenticare, perchè tende a nascondersi, capricciosa com’è, negli angoli bui della memoria per riemergere se e quando meglio le pare.
    Molto bella!
    Buon pomeriggio. Ciao.

  7. Parole, parole e ancora parole, in questo momento non trovo quelle giuste..
    Un saluto caro
    Lucia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...