L’albero di Giuda (15-1-2001)


Sto rispolverando, anzi…diciamo che sto facendo pulizia tra  carte, scritti e rimasugli vari terribilmente datati. Terribili nel vero senso della parola.
Ma questo vecchio 
 (e si sente…) raccontino mi piace ancora. Per cui, in questo periodo di magra in cui le parole stentano a venire, mi faccio salvare da lui e lo conservo qui.

Giornata triste oggi. Guardo fuori dalla finestra.  Il cielo è di un inquietante color piombo e un vento malvagio schiaffeggia “l’albero di Giuda” quasi volesse punirlo per il solo fatto d’essere lì.

Parteggio per l’albero che sembra soccombere ad ogni istante alla furia di quest’Eolo impazzito.
Si scuote, cercando di evitare i colpi improvvisi e vigliacchi che giungono a tradimento, si piega dolorante ma poi si rialza, fiero e combattivo.
Il vento si fa più forte. Un fischio sinistro s’insinua tra i rami spogli e scortica le ultime foglie rimaste che cadono miseramente a terra, senza speranza.
L’albero rimane nudo, a lottare caparbio tra turbinii di pioggia.

Temo per lui. Troppo esile il suo corpo e troppo forte la furia che lo circonda.
– Non ce la farà!- 
Una strada ed irrazionale paura comincia ad invadermi l’anima.
-Che farò se lo vedrò cadere? Che ne sarà della mia primavera se non potrò godere della soffice nuvola che, goccia a goccia, andrà a compiere l’annuale magia e colorerà il mio prato di rosa?-
Solo il mio prato diventa rosa a fine giugno.

Chiudo la tenda e distolgo lo sguardo da ciò che sto perdendo, forse per sempre. A che serve angustiarsi? Di alberi in fondo, ce ne sono tanti…
No, maledizione! Quello è il mio albero. E’ la speranza di vederlo rifiorire, la magia di un prato rosa , che sto perdendo!
La paura si trasforma in rabbia. Esco e dimentico anche le chiavi. Il vento richiude la porta con un tonfo maligno.

Cerco, tra le cianfrusaglie dimenticate in garage, un appiglio, un’ancora di salvezza da lanciare al mio albero. Tra  bottiglie impolverate e resti di giorni già passati, scorgo tre pali allineati sulla parete di fondo, seminascosti da cataste di giornali vecchi che non mi decido mai a buttare.
Chissà come ci sono finiti lì…

Il vento ora schiaffeggia anche me. Sembra sfidarmi ad un duello impari.
Puntello il mio albero con i pali, sembra risollevato. Un ramo sottile mi sfiora il viso.

Il vento continua ad accanirsi su di lui che ora però resiste con più convinzione. 
Forse ce la farà, forse il mio prato sarà di nuovo rosa la prossima primavera. Forse…

E ora…come rientro a casa?

© Patrizia.M.

 

12 risposte a “L’albero di Giuda (15-1-2001)

  1. Grazie di cuore Tiziana,, di questo regalo…
    🙂

  2. Grazie Myriam per questo commento così generoso. E’ vero, l’albero è sopravvissuto. Con il mondo naturale funziona meglio, con le persone un po’ meno. Anche quando dai tutto o almeno ci provi, il più delle volte ti annientano. Poi diventa difficile, non perchè non lo si vuole più fare, ma perchè si ha paura. E sfido chiunque a dire che è sbagliato. Sarà anche sbagliato, ma si deve pur sopravvivere…
    Ti chiamo presto. E’ un periodo un po’ incasinato questo. Porta pazienza e scusami…
    Ciao. A presto. .

  3. Soffiando sulla polvere emergono fiori dimenticati.

  4. Perfortuna, dicevi, che era vecchio…..è un pezzo bellissimo davvero. Si sente tanto la poesia che c’è in te. Sei davvero molto brava a scrivere. Complimenti !
    (Non ti ho più sentita, che fine hai fatto ?) PS: Non sei potuta salire dal garage ???
    Ho appena visto un film sui vikinghi che sbarcarono nell’America del Nord e la carneficina che venne perpetrata a spese dei pellirossa che vi vivevano, anche lì tutto sembrava perduto ma il destino riservava delle sorprese….e la salvezza (si tratta comunque di una leggenda) è arrivata proprio da quello che sembrava il più “strano” abitante di tutti….nella natura spesso chi sopravvive è proprio il cosidetto “mutante”, chi resta fermo sulle sue posizioni col tempo è spesso destinato a soccombere. Un po’ cruda vero ? La realtà umana non ha la poesia che hai tu, che ti accomuna gentilmente alle piante del tuo giardino. Sai perchè è sopravvissuta ? Perchè è la tua pianta. Per il tuo amore e la cura che le hai dedicato, per lo sguardo che le dedicavi con apprensione, e mentre il vento la sbattacchiava di qua e di là, lei si piegava come un giunco e non si spezzava, in attesa del tuo arrivo. Lei ti chiavama e tu sei arrivata, sprezzante del pericolo (il vento) e del fatto che sei rimasta chiusa fuori. Ora lei sa che può contare su di te. ciao a presto Myriam

  5. Ce la farai Lucia, anche se ora ti sembra quasi impossibile…ce la farai, con l’aiuto di chi ti è accanto e ti vuol bene e con l’aiuto di Angelo che è,credimi,, ancora vicino a te.
    Un grande, grande abbraccio.

  6. Ci vuole tanto coraggio per andare avanti, spero di trovarlo in me stessa!
    Un saluto caro
    Lucia

  7. No, non dico che non lo farei più, solo che forse impiegherei un po’ più di tempo per farlo. Dovrei prima trovare la forza., che verrebbe di certo, solo con un po’ più di fatica.
    Buona domenica 🙂

  8. vuoi forse dire che oggi non usciresti più nella bufera per tendere quella mano verso il tuo albero scosso dalle raffiche e non cercheresti di puntellarlo con tutte le tue forze per salvargli la vita?

    Non ci credo neanche se me lo scrivi … tutto in maiuscole!

    Al massimo, sarai preoccupata per le chiavi… dopo tanto tempo che non le ritrovi… sarà la paura per quelle…

  9. Sicuramente sì Piero,è la vita intera. Ma sai, questo racconto è un po’ datato, risale ad un tempo in cui avevo più fiducia, in cui ancora sentivo di avere la forza per combattere. Ora non so più se sia ancora così, o meglio, la forza la devo cercare, è un impegno quotidiano, una fatica quasi. Prima invece quella forza era quasi naturale. Ma non mi sono stancata ancora e anche se adesso tutto è più difficile, anche se devo quasi impiegare più energia per trovare la forza, che per tutto il resto, sono ancora qui…che ci provo…
    Hai usato parole molto belle per questo scritto che non è niente di che, lo so, ma mi fa piacere che tu ci abbia letto così tante cose. I tuoi commenti sono sempre fonte di riflessione per me e credo anche per gli altri che hanno occasione di leggerli. Tu allarghi, scavi, cerchi. E’ quello che forse manca a me e grazie a te, lo scopro anch’io. Anche se qualcuno dirà, a ragione probabilmente, che sei stato troppo generoso 🙂 mi fa piacere lo stesso. Grazie
    Un grande abbraccio

  10. Cara Patrizia, quell’albero è una metafora straordinaria e la sua lotta è la lotta tua, mia, di ognuno di noi, di ciascun uomo che – durante l’inverno che lo agita, uno dei tanti che si devono attraversare – è costretto a piegarsi, a perdere ciò che ha di più prezioso, a morire, per rinascere, nelle primavere che la natura a suo piacimento di regala come un miracolo immeritato.
    Guardare, come fai tu, per raccontare, quella lotta così aspra, vuol dire spalancare gli occhi su quell’abisso, nel quale i venti sbattono come fuscelli poveri steli d’uomo.
    Così, quel bambino, che oggi è passato su tutte le televisioni, strappato ai suoi affetti ed alla sua vita, dall’assurdo uragano di una società senza alcuna umanità.
    Così, tutti coloro che sono sballottati nelle tempeste del dolore, nei lazzaretti della vita, che non possono trovare il sollievo della quiete, nè quello della morte.
    Quel vento è lo schiaffo che la natura, volubilmente elargisce quando i suoi cicli invernali sono gelidi e crudi… ma quei cicli, invariabilmente, si invertono nel loro contrario, e si fanno primavere che coprono di rosei petali le tenere foglie dei prati, che trasformano la nera terra umida in grembo fertile e maturo…

    Mi piace l’amore che dimostri per quell’albero, il rischio che ti prendi andandogli incontro, tendendogli la mano, puntellandolo con la tua potente presenza.
    Amore, è l’amore.
    L’amore.
    Pensa, se la metafora dell’albero la fisso su un oggetto d’amore, sul tuo uomo, guarda, vedi come diventa straordinario il sacrificio a cui decidi di sottoporti, lo vedi come è pericolosa e dolce la prova d’amore a cui ti concedi, il rischio a cui ti esponi… senza altra possibile ragione che l’amore che provi e l’amore che vuoi donare…
    Ed è un sacrificio vero.
    Qualcosa di te si perde per sempre in quell’atto d’amore, qualcosa di importante, di intimo, di profondo, di tuo, di te, appunto.
    La chiave che apre la tua casa, la serratura del tuo cuore, il chiavistello del tuo essere…
    Quel forziere prezioso, ora, è in balìa della tempesta, del caso, della disperata di volontà di riprenderti il possesso di ciò che si è perduto…

    Qui, è sottinteso un pezzo di racconto che non hai scritto.
    Ti immagino mentre vivi alla ricerca di quella chiave.
    Senza di essa non si può vivere, si sa. Non si può vivere fuori della propria casa, perchè non si può vivere fuori della propria vita.
    E così ti vedo, mentre i cicli delle stagioni alternano inverni e primavere, vivere i giorni cercando la soluzione all’ovvio paradosso che la vita di ogni essere umano rappresenta: perdere le chiavi, oltre che un evidente contrattempo, un grave danno, un serio problema, è del tutto inevitabile. Perchè la frase “perdere le chiavi” non ha solo il significato più estremo di perderle in un posto di cui non si conosce la dislocazione. Perderle vuole anche significare, molto più semplicemente, ovviamente, banalmente, dimenticarle, non sentirle più, pensare ad altro che ad esse… Come capita ogni giorno per le chiavi che si portano in borsa. Perse per la più gran parte della giornata, anche se, incosciamente, si sa, saranno sempre ritrovate.
    Ma è inevitabile questa… perdita.
    Non si può far nulla per evitarla.
    Eppure, come assassini seriali, come serial killer incalliti, abbandoniamo nella foresta del vivere quotidiano quel frutto della nostra esistenza.
    In quella foresta abitano lupi e belve feroci, soffiano venti di tempesta che frustano il dorso degli alberi per ridurli in schiavitù, per farne automi obbedienti alla volontà del Tempo.
    Eppure, anche sapendo che ciò accadrà, ed accadrà inesorabilmente, noi, quelle chiavi le perdiamo ogni giorno.
    Non è frutto di una colpa, quell’assassinio delle cose a noi più care?
    Non vuol dire mancanza di purezza, di perfezione, non è il contrario dell’innocenza, quell’azione compulsiva di vivere ogni giorno che ci mette sullo stesso piano di un serial killer ?

    Cara Patrizia, al di là del mio gioco di parole, penso che – nell’intreccio di bene e di male, di tutto e di niente che è la vita – tu abbia descritto benissimo proprio il dualismo che, sai, secondo me ci tiene in vita.
    Il tuo amore è una forza meravigliosa, amica mia, e, quella mano che tendi all’albero è un gesto d’amore di straordinaria intensità.
    … Ma c’è anche l’amara sensazione che lasciano quelle chiavi perdute, quella paura di non ritrovarle, l’ansia della ricerca…
    Non è la vita intera, tutto questo, amica carissima?

    Un abbraccio,
    Piero

  11. Speriamo Paola…
    Grazie per la tua visita e per le tue parole.
    Un abbraccio grande anche a te

  12. Vedo che anche tu hai problemi di difficoltà con le parole, e c’è anche qualcun altro che ha questo stesso problema…. Sarà un periodo particolare? Comunque questo racconto meritava di stare qui: è prosa eppur sembra poesia… Quel sottile ramo che ti ha sfiorato… Quasi una carezza di gratitudine… Lettura piacevolissima. Coraggio, si va avanti in qualche modo, troveremo dei puntelli anche per noi^__^. Un abbraccio grande

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...