C’è bisogno


Non è ancora tempo.
Non posso dar rifugio alle parole
finchè rimangono sul bordo.

C’è bisogno di passi lunghi
che allentino i nodi.

C’è bisogno d’addolcire i rovi
con i fiori del biancospino.

© Patrizia.M.

3 risposte a “C’è bisogno

  1. «Non è ancora tempo» è un ottimo inizio per una poesia. Trovo molto importante il saper riconoscere il tempo opportuno, il tempo giusto, per fare o non fare qualcosa…

  2. Mi piace quest’immagine del rifugio delle parole, anche se è un rifugio chiuso, dove le parole ancora non possono entrare, perchè esitano, timide, si fermano sull’uscio, sul bordo, sul limite, non si compioni del tutto e restano in una specie di doppia natura, qualcosa che non è più quel qualcosa che erano prima, ma qualcosa che non è più quel qualcosa che era prima …
    C’è qualcosa di misterioso, in questi echi che ti risuonano dentro, ma misterioso nel senso che si deve dare alle cose che sembrano esporsi, sembrano mostrarsi, farsi comprendere, e invece restano oscure, non dette, inespresse… quel senso di mistero che viene da quelle verità che si accarezzano, si sentono con il senso dell’istinto, che sfugge ai cinque normali sensi, ma non si riescono ad afferare compiutamente. Proprio come le parole che se ne restano in disparte sull’uscio.
    Passi lunghi, dici tu, occorrono per allentare i nodi.
    Nodi stretti.
    Intorno ai polsi.
    Intorno alla gola.
    Intorno al cuore.
    Nodi che per essere sciolti è necessario saper compiere passi, lunghi passi, salti, voli… proprio come quella immagine di donna/farfalla che accompagna le tue parole.
    Salti, voli che portano diretti in un mondo spinoso, doloroso, intricato, che chiede un pò di gentilezza, di candore, di bellezza…

    Vedi, cara Patrizia, non c’è molta distanza fra i tuoi versi e il mio pescatore.
    Anche lui conosce le spine, le punture, i morsi.
    Spine appuntite, cos’altro sono gli ami, se non ricurve spine appuntite? E puoi dirmi che i tuoi rovi non siano lunghe, sinuose, ricurve spine appuntite?
    E se le spine pungono, pungono anche la fame, punge il desiderio, punge la solitudine, punge il destino quando non si hanno denti da serrare, da stringere per portare sulle spalle il proprio destino. Denti che mordono perchè hanno cibo, o hanno fame, o sono cattivi…
    E anche i passi lunghi servono al mio pescatore per raggiungere una meta, la sua meta, che lui ancora non conosce, una meta che resta sull’uscio, là, sulla volta, dietro lo squarcio, come le tue parole.
    Solo che le tue parole sono più misteriose, meno compiute, più arcane. Sono più vicine a quella sapienza antica che non si voleva fare del tutto svelare, forse per pudore, forse per superbia.
    Il mio pescatore invece quel lungo passo lo compie.
    Strappa il sipario per vedere le stelle.
    Ama la sua dea/femmina/ermafrodito/Bellezza.
    Capisce.
    Va.
    Vive felice.
    La tue parole, sono più timide, più impaurite, più simili alla mia Syria, che va, col cuore pieno di dolore.
    Forse anche le tue parole hanno il cuore pieno di dolore.
    Forse per questo hanno paura, come certe bestie che non osano avvicinarsi agli uomini perchè ne hanno un terrore atavico.
    Forse così anche le te parole, temono gli umani, perchè fanno scempio delle parole, le sacrificano, le mortificano, le imolano, le uccidono… per questo se ne retsano titubanti sulla soglia.
    Anche Syria non ha più amore per gli uomini, li teme, li fugge…

    Vedi, cara amica mia, possiamo usare tante parole diverse, ma alla fine abbiamo dentro qualcosa di simile, di molto simile, che è, poi, il mistero della vita, il dolore di vivere, il desiderio di capire ciò che siamo e ciò che è tutta la bellezza che ci circonda, il mistero della morte, che nessuno è riuscito mai a svelare. Parola, questa, mortemaisvelata, che è forse una delle tue, di quelle che sono restate là, esitanti sulla soglia, forse perchè hanno paura di sè e di ciò, del male, che potrebbero fare…

    … cara Patrizia, le briglie sciolte… vanno… ma ti giuro, io sono normale, anche abbastanza convenzionale… pensa se vivessi sempre così come ti scrivo…

    Un bacio,
    Piero

  3. Mi piace questo pensiero, sai è un po’ di tempo che rimango sui bordi…difficile proseguire.
    Un saluto affettuoso
    Lucia

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