Una storia del mare


Se i taciturni colori
avranno per te parole d’ ambra
il mare d’inverno ti racconterà…

di quel mattino che la vide tornare
abbandonando i pensieri alle bianche vele,
e tra corolle di conchiglie mute

cercare l’orma di un poeta
© Patrizia.M.

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5 risposte a “Una storia del mare

  1. Che dolcezza e quanta delicatezza in questi versi.. quell’immagine che hai scelto ci si accompagna perfettamente. Grazie per gli auguri del 14: ricambio con affetto e ti lascio il mio abbraccio. Buona giornata

  2. Grazie Sabby… non sai come t’invidio…ma questo credo di avertelo già detto… :-))
    Ciao

  3. No Piero, non sono chiacchiere vane.
    La poesia è vero, è di chi la scrive ma nel momento in cui viene letta diventa anche del lettore appunto. Sono sempre dell’idea che essa non vada svelata e non lo farò nemmeno io anche se le mie non possono essere certo definite poesie con la P maiuscola. Non lo farò perchè è importante per me sapere i pensieri e le emozioni che riesco a suscitare.
    Questi pensieri e queste emozioni danno respiro a ciò che scrivo, molto respiro…
    Se le mie parole possono essere considerate un piccolo regalo per chi legge è sicuramente ancor più contraccambiato dalle parole che mi lascia chi legge con interesse e sensibilità come fai tu e tutti gli amici che( pochi ma buoni) passano di qui.
    Grazie e un grande abbraccio dato col cuore 🙂

  4. Stasera, cara Patrizia, non ne va bene una sul computer.
    Il commento che ti stavo scrivendo si è bloccato tutto ed ho perso il testo.

    Ti stavo dicendo che hai concentrato in pochi versi parole preziose, forse quelle parole d’ambra di cui tu parli.
    Mi piacciono quei taciturni colori e quelle corolle di conchglie mute.
    Restituiscono di riflesso la bambina che di lontano guarda il mondo dei grandi, intravisto, spiato attraverso il racconto con il quale il mare d’inverno ti ha stregata.
    C’era tuo padre, all’ombra di quel mattino, forse, che ti raccontava di cose lontane, troppo grandi, ancora per la bambina che stava ad ascoltare. Lontani racconti che danzavano al vento del desiderio didiventare grande, come le vele in cima all’albero della barca all’orizzonte danzano al vento la danza delle ore, che le gonfia e le rende adulte, donne mature, gravide d’amore e di memoria, di odori e ricordi lontani.

    Poche parole, mia cara Patrizia, che non posso sciupare con le mie chiacchiere vane.

    Ti abbraccio,
    Piero

  5. che bella,
    poi io che vivo sul mare la sento di più!

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