Amo tutto ciò che è stato


Amo tutto ciò che è stato,
tutto quello che non è più,
il dolore che ormai non mi duole,
l’antica e erronea fede,
l’ieri che ha lasciato dolore,
quello che ha lasciato allegria
solo perché è stato, è volato
e oggi è già un altro giorno.
(Fernando Pessoa)

Auguri di cuore amici che passate di qui, che il vostro tempo a venire  possa essere come voi lo sognate.

13 risposte a “Amo tutto ciò che è stato

  1. Patrizia sono passata da te sperando di trovare un nuovo post, vedo che stai riposando dopo i bagordi delle feste, ti lasco un saluto 🙂
    Lucia

  2. Grazie per gli auguri, che ricambio con affetto. E grazie anche per aver riproposto questa bellissima poesia.
    Un abbraccio di buon 2012.

  3. Felice 2012 girasole!
    Nives

  4. sto leggendo Pessoa in questi giorni, lo trovo straordinario, e non sono l’unica,
    augurarti Buon Anno con queste sue parole è un piacere doppio!!

  5. Pessoa grandissimo! Per Natale mia figlia mi ha donato un segnalibro con una sua poesia “Parole”, queso l’nizio:
    ” Che la mia vita sia
    degna della tua
    presenza”.
    Graditissimo regalo! Auguri vivissimi di Buon Anno!
    Con stima e amicizia 🙂

  6. Cara Patrizia,
    Pessoa, un grande veramente grande.
    Il suo mondo di molteplici esistenze contemporanee ha stupito il mondo letterario e ha colpito anche me, piccolo dilettante della lettura.
    Se posso permettermi una piccola nota critica, ti direi che in questi versi c’è troppa malinconia per un passato passato.
    Non mi sembra che rispecchi fino in fondo il tuo essere.
    Sei, si, riservata e non ti piace esporre molto i tuoi sentimenti, che nutri e coltivi con molta cura e con attenzione, direi quasi con pudicizia.
    I tuoi scritti hanno il profumo delle cose di tutti i giorni, senza le quali non si può vivere e che spesso non riusciamo neanche più a vedere. E invece grazie a te ci tornano sotto gli occhi e nel naso e sulla lingua come il profumo del ragù che bolle e ribolle in cucina (ma ormai il ragù è diventato “il sugo” e non cuoce più per delle ore, ma in pochi minuti, al massimo qualche mezz’ora, è pronto. Altra civiltà ed altre attenzioni. Non giuste. Non sbagliate. Solo, altre).

    Ma in questi versi c’è troppa nostalgia per il passato passato, che si può guardare volgendosi indietro e dimenticandosi l’oggi e il domani, che ci fanno tprcere il collo e sentire la tensione articolare che stringe.
    E così, io ti immagino, così ti ho conosciuta su queste pagine, volta, torta, all’idietro, ma sporta sull’oggi e inclinata, quasi pericolosamente, sul domani.
    Io così ti vedo.

    Pessoa è un autore strano, ha detto e scritto tante cose. E con tante anime diverse.
    Luis era un diverso, nel senso che era un uomo spezzato, infranto, disintegrato in mille schegge di specchio, in mille immagini di sogno, in mille versi di poesia.
    La verità, per lui, non era una Verità, ma mille e mille Verità, e non si può essere d’accordo su tutto, su tutte quelle mille e mille verità.
    Ma tutte, proprio tutte, le sue verità riflettevano/riflettono schegge di dolente esistenza, esistenza passata sulle rive del Tago, nella sua stanza d’ufficio, fumosa, a fare il contabile traduttore di lettere commerciali, a sognare di essere nuvola, spazio intermezzo fra un sogno sognato e il desiderio di un insonne che non riesce a colmare il suo bisogno insaziabile di sonno e di sogno.

    Non si può essere d’accordo con tutto quello che ha scritto perchè non si può essere d’accordo su tutto ciò che è vita, che è sempre tropppo, più, infinitamente più di quanto un solo uomo possa provare, assaggiare, sentire, ascoltare.
    E in quel mare, in quell’immenso universo in cui pullulano le cose insignificanti della vita, tra cui si perdono quelle poche che ci lasciano il loro sengo indelebile, incancellabile, di gioia o dolore, ecco, là, in quel mare siamo come il vecchio di Hemingway che dà la caccia al suo pesce che fugge (! la caccia non è appropriato, no?).
    Ecco, così, in quel mare Pessoa si si sperde, come il suo Tago si perde nell’oceano infnito.
    Per questo non possono bastare mai le parole di Pessoa.
    Bisognerebbe berle tutte, assaporandole goccia a goccia.
    E queste che tu hai messo sono molto dolci, hanno il sapore di quel trascorso di cui si rammenta il ricordo ma che non si possono più toccare, accarezzare, baciare.
    E mi resta un poco di tristezza per quel divieto che non si può più infrangere, imposto dal passare defintiivo del tempo che è andato.

    Per salutarti e farti gli auguri di buon anno ti regalo (se la trovo, su youtibe) una vecchia poesia di Eduardo, così anche io mi coniugo questo giorno al passato remoto e nostalgico.
    Un abbraccio a te ed ai tuoi.
    (L’ho trovata … di LucaDe Filippo, sempre più uguale al padre, in maniera inquietante)

    Buon anno nuovo!
    Che ne abbiamo bisogno tutti.
    Piero

    • Caro Piero, forse hai ragione: c’è malinconia in questi versi come è vero che io sono molto legata al passato, forse troppo…in tanti me lo dicono, ma il passato sono io oggi e lo amo tutto, anche quello doloroso. Poi se ci pensi l’ultimo verso di questa poesia può essere interpretato come segno di apertura al futuro o come rassegnazione alla staticità della propria vita. Chissà cosa voleva veramente dire Pessoa? Solo lui lo poteva sapere…
      Io amo il mio passato è vero, e forse sono un po’ come Pessoa, come tu lo definisci: “disintegrato in mille schegge di specchio” con le sue “mille verità” contradditorie a volte. Anche per questo forse mi piace così tanto. Non lo so… Sai. credo che non cambierò mai molto, il mio passato avrà sempre un posto determinante nella mia anima. Non fuggo dall’oggi, non fuggo dal domani, ma son fatta così… un po’ fuori dal mondo forse, da questo mondo…solo un po’ però… Il passato, la nostalgia, la malinconia, so che a volte può risaltare pesante a chi legge (e infatti vedi che non sono molti i visitatori al mia angolo.)
      Tu sei quello più assiduo e di questo ti ringrazio, anche perchè contribuisci con i tuoi commenti e i tuoi scritti a farmi tenere quel piede dentro all’oggi e al futuro. Sei un caro amico.
      Buon Anno Piero… 🙂

      • Grazie, cara amica (parole serie!).
        Il tuo passato, però, non è un passato passato.
        Io ti vedo mentre ti senti vivere nell’oggi ed anche mentre sbirci al futuro: e poi, con quel lavoro che fai, fra quegli untorelli di futuro pestiferi, come potrebbe essere diversamente?
        Piero

  7. Vorrei pubblicare questa poesia sul mio blog Fiori del mio giardino ma aspetto il tuo benestare. Bacio

  8. bellissime le parole di Pessoa; augurandoti un 2012 ricco di serenità, pace e tante gioie, ti abbraccio con affetto

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