Minimi fraseggi


Non ricordo se c’era la luna
ma camminai  verso casa
ritrovando le mie albe
e minimi fraseggi

parole di filigrana
in neri semi di papavero. 

© Patrizia.M.

9 risposte a “Minimi fraseggi

  1. Saranno anche minimi questi fraseggi, ma secondo me racchiudono qualcosa di immenso. Un bacio.. sono lieta di rileggerti

  2. Che bella sopresa, leggere i tuoi versi,ben tornata!
    Incamminarsi verso casa è tornare alle prorie sicurezze e alle proprie storie..
    Un saluto 😛

    • Grazie cara Lucia, sembra che qualcosa stia tornando a muoversi… un po’ più di voglia e qualcosa da dire… E’ vero quello che dici: ritrovarsi, riconoscersi forse, dà un po’ più di sicurezza.
      Un caro abbraccio 🙂

  3. Che cuore hanno quei semi di papavero!
    Nascondono parole in filigrana, esili, delicate, leggere, eppure nitide e chiare.E preziose!
    Ma non è strano che un cuore così grande stia in un seme di papavero.
    Perchè il seme di papavero è la metafora del sogno, della trasgressione, dell’ebrezza.
    Oggi potremmo sostiruire il seme di papavero alla vite di Dioniso, di Bacco.
    E sarà che masticando quei semi si coglie il sapore delle parole nascoste lì dentro.

    Non devi rispondermi che non volevi parlare dei semi di papavero che donano ebbrezza.
    Io questo lo so già.
    Ti stimo come una persona ammodo, bene educata, morigerata, e quindi non ti faccio una che fuma le canne.
    Quel doppio senso ce l’ho messo tutto io.
    Ma mi piaceva. Oggi sto un pò sull’ironico, sullo spiritoso.
    Spero di non essere stato … di cattivo gusto.

    Quel che penso davvero è che in quel “nero seme di papavero” c’è un mistero, fatto della consueta tua concretezza, materialità, quella delle tue parole.
    Mi danno l’impressione che tu abbia un odore preciso, di cose di casa, familiare, basico.
    Le tue parole hanno quell’odore, quel tono, come quelle voci che ti appartengono da sempre, anche se da tanto, da anni e anni non le senti più.
    Le riconosceresti fra mille.
    Così, le tue parole.
    Ti vedo che cammini, di notte, mentre l’alba si affaccia… e dentro di te, le parole, aggrovigliate come una figura di filigrana d’oro, che si attorigliano a formare figure, contorte eppure chiare e definite.
    E in quel nero notturno, il mondo si fa piccolo, tanto piccolo da diventare un minuscolo seme rotondo, nero, di papavero.
    E da quel nero, lo sai, domani, sorgerà il rosso.
    Da quella notte, la corona del sole.
    Da quel seme, la corolla di un fuoco.
    Da quell’immenso profondo un inestinguibile ardore.

    C’è una canzone bellissima che ha il sapore di queste sensazioni che vengono dalle tue parole.
    Te la regalo.

    Un abbraccio, a presto.
    Piero

    • Grazie Piero del tuo regalo, questa canzone la amo tantissimo…il buon vecchio maestrone…
      essere in qualche modo accomunata a lui, mi rende felice, anche se è un contatto alla lontana, moooltooo alla lontana…
      e grazie anche del tuo commento, generoso, come sempre.
      A dire il vero avevo pensato anch’io che quei semi di papavero avrebbero ricondotto il pensiero ad immagini non molto edificanti, ma tant’è…quello è uscito e quello ho scritto. Però in fondo la poesia è una specie di droga se vogliamo, Anche quando è dilettantistica come la mia, nasce sempre da un bisogno irrinuncialbile di esprimere qualcosa,. Bene o male, non importa ai livelli come i nostri, ma è davvero un bisogno…nient’altro che questo.
      Un abbraccio e grazie per le suggestioni interpretative che sempre mi regali nei tuoi commenti.

  4. Bentornata!
    Mi ha fatto molto piacere la tua ultima visita sul mio blog, nonché trovare qui, nel tuo angolo, nuovi versi, delicati ed evocativi come sempre.
    Spero tu stia bene.
    Per risponderti: ciò che mi hai fatto notare a proposito del mio scritto è figlio di una scelta inconsapevole, inconscia direi.
    Un saluto. A presto.

    • Grazie a te Carmime. Quello che mi dici circa l’inconsapevolezza della tua scelta mi conforta: ho sempre pensato che il meglio che riusciamo a scrivere è sempre quello che istintivamente e senza sovrastrutture riusciamo a trarre da noi. E il tuo racconto è davvero molto bello, credo forse uno dei migliori di quelli che ho letto finora.
      Un caro saluto.

  5. Bellissima, dolce e delicata!!!

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