Prima che sia tardi


Prima che sia  tardi
mi rivesto le braccia.

Non ho più pelle da offrire
alla ruvidezza dei giorni
e lo scandir delle parole
non dà senso al silenzio.

Mi blandisco
col piacere effimero del freddo,
per consolar le membra
nel rifugio di un poi

calcolando bene l’ora
del sonno,
scivolando
su gocce di dimenticanza.

© Patrizia.M.
.

6 risposte a “Prima che sia tardi

  1. Pingback: Ti riconoscerò | Il mio angolo

  2. Cercare un rifugio mentre cambia la stagione, quando si ha un motivo in più per cambiare umore, quando si è legittimati a pensare al poi è comunque segno della capacità di cogliere ciò che sta intorno a noi. E se il nostro sguardo, anche arrabbiato, anche deluso, anche provato, si posa ancora sulla vita, e se ciò che vediamo riusciamo a sistemarlo in versi, in versi così, beh, bisogna pur esser lieti!

    Ps: ho notato che la poesia a cui rimandi è la prima che io lessi sul tuo blog, un anno fa circa…

  3. Ti ringrazio Lucia…davvero di cuore…
    Con affetto
    Patrizia

  4. Cara Patrizia, non so bene perchè, ma trovo molto malinconica la tua poesia.
    Un dolore molto sottile che corre sotto la pelle.
    Pelle strappata, lacerata ferita.
    Bruciata dal freddo, neanche dalla carezza urticante del fuoco, no, dal morso del gelo!
    Un incubo, forse.
    Un incubo in agguato.
    Un incubo dal quale sfuggire.
    Un incubo da disinnescre, da ingabbiare nel buio senza colori della notte, da imprigionare nella cella di un sonno senza coscienza. Così profondo che sembra una morte, quasi una cella di clausura nella quale riposarsi.

    Scusa, Pat.
    Forse era solo un momento di stanchezza.
    Un attimo di malinconia.
    Ma quel “mi rivesto le braccia”, molto crudo, molto fisico, come sono spesso le tue parole, mi ha fatto passare davanti agli occhi immagini terrbili, quelle cose che si leggono nei libri della storia dei lager, delle prigioni siberiane dove la morte diventa un lento processo di assideramento che resta sospeso per decenni, sfinendo finanche le leggi che regolano il trapasso finale…

    “La ruvidezza dei giorni” mi fa pensare che i tuoi versi hanno, più che un sapore biografico, quello di una visione del tempoo che stiamo vivendo.
    Si terribile ruvidezza, che strappa le carni, che arde, mortifica e annienta.

    Ma, posso aggiungere una critica?
    Manca un ingrediente.
    La rabbia.
    Proprio quella rabbia che hai nominato da me, lì sulla repubblica.
    In un certo senso chiuderei con un invito: scrivi, il prossimo post, sulla rabbia!
    (e’ solo un modo di dire, ovviamente, la padrona, qui sei solo tu!).

    Un caro abbraccio,
    Piero

    • Caro Piero, come sai il mio scrivere è molto “egoistico” e lo ammetto…il mio animo non è, ora come ora, molto positivo. Forse non lo è mai stato se non in giovane età. Questo da molti è considerato negativo, io non lo so se lo sia o meno…ma sono così…

      Tu però, che allarghi sempre la visuale, trasporti questi semplici versi in un’altra dimensione e ne fai una poesia meno intimista e allargata ad una visione del mondo. Non mi dispiace, anzi…
      E mi chiedi della rabbia…
      Vedi Piero, quella c’è sempre.
      C’è perchè è giusto che ci sia, c’è perchè non si può rimanere indifferenti, c’è perchè i sogni di gioventù, gli ideali, le speranze sotto sotto bruciano ancora, come la brace che sembra spenta ma basta un soffio d’aria e si ravviva.
      C’è perchè dimenticarla vorrebbe dire morire.
      Ma è una rabbia più consapevole, meno carica di certezze e di facili entusiasmi e illusioni. E’ una rabbia che si guarda allo specchio e vede sì la sua positività, ma vede anche il limite posto dall’essenza umana.
      E allora diventa una rabbia che agisce perchè è giusto e doveroso farlo, perchè non si dà nulla per scontato, perchè non provarci sarebbe vigliaccheria e presunzione di avere in tasca la verità. Ma è una rabbia meno intrisa di quella passione idealista che è propria dei giovani e che io spero essi, non debbano perdere mai. Lo spero, nonostante il mio cronico e inguaribile pessimismo.
      Un caro abbraccio

  5. Anch’io cerco un rifugio, difficile trovarlo, questa poesia la sento vicina..
    Un saluto caro 🙂

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