Ritorno


Di quella strada
conosco i morbidi tratti

acquarello in sovrapposte velature.

E’ dolce il vento
sotto l’arco dei glicini


e davanti al mare,

un brivido scuote
la casa
di sassi e gerani.

Di quella strada
conosco ogni sorriso piegato

dettaglio d’ invisibili tonalità.

Scompare il faro oltre la scogliera
e la brezza non osa bussare
per scostare le tende.

Raccolgo le orme con foglie d’ulivo
e in punta di piedi ti ritrovo,

sicuro odore di casa mia.

© Patrizia.M.

16 risposte a “Ritorno

  1. ilprofumodeiricordi

    bellissima!!!

  2. Patrizia, ho fatto molto disordine nelle riposte, a pezzettoni sopra e sotto.
    Nell’ultima risposta che mi hai dato, hai capito perfettamente, pur nel mio disordine.
    Penso esattamente quello che mi hai detto. Il no, c’è e ci deve essere (io non insegno, ma ho un figlio) ed anche il si, che quando è sincero apre il cuore e dà gioia.
    Il giudizio è inevitabile.
    Ma chi si sente censore giudica per il piacere di farlo.
    Io lo faccio, spero, con la consapevolezza di dovermi prendere una responsabilità in ordine ad una scelta. Lo faccio volentieri. Ma senza voler fare il giudice di niente.
    L’autoanalisi.
    Ti abbraccerei per questo, anche solo per la parola.
    Dicamola così: la mattina, quando mi faccio la barba (per voi il momenti topico è quello … dell’incipriarsi il mento), mi devo guardare allo specchio … almeno per evitare di farmi troppo male. Che poi sanguino e sporco il colletto della camicia.
    Un pò di coerenza personale, un pò di autoanalisi, … aiuta, forse anche più della crema da barba. Ma sono molte le mattine che alla fine … per la barba bisogna pagare … il suo tributo. No? Insomma, lo so che tu la barba non te la devi fare 😉

    A presto
    Piero

  3. Sabby, non so scrivere poesie, ma tu mi hai letto nel pensiero. I tuoi versi hanno descritto le mie senzazioni e i miei ricordi lontani e bellissimi, tornare indietro negli anni mi emoziona sempre. Un saluto caro 🙂

  4. Mi fanno riflettere queste tue parole in particolare
    “: le certezze stanno nei nostri valori, sono ciò in cui crediamo, quello per cui lottiamo, viviamo, ci sacrifichiamo, amiamo, odiamo…
    Certezza ce la dà il pensiero, la ragione, che costruisce le nostre verità.”
    E’ quando proprio qualcuno di quei valori, qualcosa in cui credevamo e per cui abbiamo lottato sempre ci sfugge, quando sentiamo che non ci crediamo più così tanto, che non sentiamo più che vale la pena di lottare per esso… Ecco…quando succede questo, quando proprio un valore, viene a mancare, allora che si fa? Allora è crisi profonda,E’ difficile, molto difficile, perchè si viene scossi nelle fondamenta. Con la ragione e il pensiero forse possiamo costruirne un altro che prenda il posto del valore perso, ma la perdita di quel valore ci fa sentire il nostro cambiamento così profondo da sconvolgerci. Ci sentiamo quasi un’altra persona e forse è davvero così. Ma è la difficoltà di capire se quella nuova persona sia migliore di quella precedente, o se sia invece peggiore…(perchè potrebbe anche succedere questo) che fa paura….
    Ciao

    • Io credo che i veri eroi siano le persone normali, cara Patrizia. Non so se sono riuscito a dirlo nel post sugli eroi, da me, ma credo proprio questo.
      Essere persone normali vuol dire essere esattamente come ti sei descritta tu qui sopra.
      Essere soggetti ogni giorno alla tentazione di cedere qualcosa della nostra purezza, della purezza personale, ideale, virginale, poltica, religiosa, ecco essere soggetti ogni giorno a questa tentazione è il nostro modo di essere vivi. Non ce ne potrebbe ssere un altro. Se fossimo chiusi nella cella di un convento, potremmo combattere il demone che ci agita con i salmi e le preghiere. E se avessimo fatto il voto del celibato e della castità (senza infrangerli, per carità) non saremmo preda del ricatto costante di dover cedere qualcosa per avere qualcos’altro in cambio per i nostri affetti, o anche per il nostro stesso egoismo.
      Ma noi, poeveri eroi del vivere quotidiano, siamo esposti ogni momento alla tempesta.
      Ci sono alcuni che si vendono, presto, per poco, per niente. Si perdono facilmente, forse perchè non hanno niente da dare, non sono niente oppure credono di essere chissà che cosa.
      Altri cedono di meno, si vendono di meno, lottano di più.
      Neanche i santi mi piacciono, oltre agli eroi morti, che non mi piacciono neanche quelli.
      Io non amo giudicare.
      Non credo che sia facile nè onesto.
      Non invidio, perciò, neanche i giudici.
      Eppure nelle tue preoccupazioni espresse qui sopra c’è una forma di giudizio impilicito, una volontà di applicare la morale contro sè stessi in modo inflessibile, di applicare la pena per la colpa.

      Pastrizia, non pensare che io non valuti, non capisca, non giudichi.
      Me stesso, gli altri, il mondo. Ma bisogna … come dire, essere concreti, andare ai fatti, non restare attaccati alle forme del principio.
      Insomma, per fare un esempio: hai figli tu? Non lo so. Ma sei maestra. Ai bambini che ti chiedono qualcosa alla quale sai che si dovrebbe rispondere di no, cosa fai? Rispondi di no e ti prendi la bega di essere “cattiva”? Oppure, per quieto vivere rispondi di si ed accomodi la faccenda?
      Fai la media, che tanto, far i no ed i si, c’è senz’altro un conto algebrico. Ma fai la media.
      Chi vince il tuo referendum ?

      Un abbraccio,
      Piero

      • Nemmeno io amo giudicare perchè di fronte ad ogni azione, ad ogni comportamento ci sono sempre motivazioni e realtà che non si conoscono e che anche se non possono valere come assoluzione possono comunque consentire quel comprendere che molto più dell’assoluzione è utile a chi si trova spettatore delle vite altrui.
        Credo anche però che il giudizio sia inevitabile, che nessuno di noi può esimersi da esso, proprio perchè viviamo in una società con delle regole, con dei codici etici e morali che ci costringono al giudizio. L’importante credo sia riuscire ad avere la capacità di distinguere quelli giusti e quelli sbagliati. Oddio…”giusto, sbagliato? E chi lo stabilisce? E in base a cosa? Vedi che mi sto incartando nei miei stessi pensieri…Il discorso è quello eterno e questa risposta temo diventerebbe lunghissima…

        “Eppure nelle tue preoccupazioni espresse qui sopra c’è una forma di giudizio impilicito, una volontà di applicare la morale contro sè stessi in modo inflessibile, di applicare la pena per la colpa.”
        Può essere che ci sia un’autogiudizio, un’autocondanna nelle mie parole, io però non lo sento come tale, ma solo come una consapevolezza di un cambiamento e la domanda interiore se si tratti di un cambiamento positivo o negativo. Non mi giudico, mi interrogo, mi guardo e m’interrogo…Possiamo chiamarla se vuoi una forma di auto-analisi? Boh…non so bene nemmeno io cosa sia e non so nemmeno se mai ci potrà essere una risposta.

        Io non ho figli, ma alla tua domanda rispondo che come insegnante dico no quando c’è da dire no e spesso questo mi costa fatica ed anche qualche guaio (con genitori che non sono capaci di dire no e che non sopportano che sia qualcun altro a farlo).
        Il sì e quindi la flessibilità e l’allontanamento temporaneo da una condotta e da una convinzione, ci può essere sicuramente ma non per quieto vivere, non per compromesso ma perchè forse, in quel momento, per quel bambino, quel sì può essere più utile del no della mia convinzione.

        Non so se ho ben compreso quello che hai inteso dirmi con la tua risposta. Spero di non essere andata troppo fuori tema.
        Ciao e grazie

  5. Ritornare a casa è il modo migliore per rimarginare le ferite. Tornare a casa per ritrovare se stessi. Ma i segni rimangono e come dici tu, ci cambiano. Profondamente ed irrimediabilmente. Se questo sia un bene o un male, chi può saperlo? Forse eravamo migliori prima? Forse lo siamo adesso? Lo so cosa pensi. Ma sono sempre convinto che abbiamo finalmente imparato a difenderci perdendo un po’ dell’originaria ingenuità. Così bella, ma così pericolosa!!!

  6. Questi versi esprimono tutta la dolcezza e la poesia che è dentro di Te!
    Fortunato è chi ami e ti vive accanto!

    Una felice domenica!

  7. Si, ha ragione Sabby, qui sopra. La memoria è la manutenzione migliore del nostro essere. E’ la nostra fucina.
    Fra Mnemoyne,Memoria, nella mitologia greca, e madre di tutte le Muse, tra le quali ci sono le famose protettrici delle arti, ma anche quelle della Fama e della Storia, fra Mnemosyne, dicevo, ed Efesto, l’artefice dei meccanismo animati con cui agiscono alcune volte le volontà degli dei, c’è una misteriosa alchimia che, nell’animo dei poeti, si condensa nei versi che hanno il gusto lontano, l’odore istituale della vita passata e la costruzione del futuro. Questa magia alchemica è la nostra vita interiore, che è sempre un processo e mai uno stato fermo e stabile (è come il mare, che sta lì, sempre uguale, ma non se ne sta mai fermo, immobile). Questo processo è la manutenzione del nostro essere, come il moto delle correnti o l’irreqietezza delle onde è l’essenza del mare.

    Ma i tui versi hanno il sapore profumato delle essenze vegetali, il dolce del glicine e l’acre leggero del geranio e della salsedine.
    Sono ben presenti nella tua poesia.
    Raggiungono le mie narici attraverso il senso della vista.
    Strano intreccio che si snoda per i vicoli della memoria.
    Ecco, è questo sentire, più complesso della fisiologia che lo sorregge, il bollo dello scrivere e, al tempo stesso, quello di leggerti.
    Non credi che abbia qualcosa di … “piùchennaturale” (…) ?

    Un abbraccio e anche buona domenica
    Piero

    • Ecco qui ancora una volta la tua capacità di allargare dei semplici versi, ristretti ad un’emozione, ad un tratto soggettivo ed egoistico, in una visione più ampia che porta a considerazioni universali. E’ questa tua capacità che mi affascina perchè traduce semplici tentativi in poesia nella sua più importante funzione. Ciò che scrivo diventa poesia nel momento in cui qualcuno riesce ad andare oltre il tratto individualistico e intimistico. Grazie..
      Il passato è la parte più importante di noi sicuramente, perchè siamo la somma delle nostre esperienze e i ricordi che ci portiamo dentro ci consentono di avere sempre la consapevolezza di come siamo: Ciò che viviamo e che costituisce il nostro essere, ci cambia. Fino a poco tempo fa, questo cambiamento mi spaventava. Il rendermi conto che non sono più la stessa di un tempo, di aver cambiato certi miei modi d’essere, aver perso certe convinzioni ed averne acquistate altre,..senza essere sicura che tutto ciò mi piacesse, se fosse davvero quello che volevo.
      non so… mi sembrava di aver perduto parti importanti di me.
      Ora credo che tutto questo non sia altro che l’insegnamento inevitabile della vita e che ci piaccia o no, non possiamo far altro che prenderne atto e proseguire il nostro futuro stando a guardare cos’altro ancora perderemo e cos’altro ancora diventeremo….
      Ciao Piero, buona domenica
      .

      • Aggiongo solo che il cambiamento è dovuto a cose che si perdono e cose nuove che entrano dentro di noi: ma c’è comunque e sempre quel molto che rimane più o meno stabile, di volta in volta.
        L’esempio migliore è quello del mare.
        Che non sta mai fermo e non è mai identico a se stesso. Ma molta parte di sè è identica sempre.
        Oppure, se vuoi, posso fare l’esempio del filosofo che disse “Panta rei”; tutto scorre, no? Quindi, nessuno può fare due volte il bagno nello stesso fiume.
        Già, ma molto di identico a sè semore rimane.
        Il bello è che noi – la nostra coscienza – agisce come una regia cinematografica. Monta quelt tutto, la parte nuona, la parte stabile ed anche quella che si perde, in un film la cui trama è la nostra biografia.
        E noi ce ne potremmo stare in disparte, in poltrona, ed essere spettatori di quel film.
        Addirittura critici di quella cineatografia!
        Oppure … uscire dalla sala se il film non ci piace.
        In genere restiamo immedesimati nella parte dei protagonisti, con il fiato sospeso, le lacrime pronte, o il sorriso sulle labbra, i palpiti nel cuore o il fiatone e gli spasimi…
        Certo, tu dici, ma così non abbiamo nessuna certezza.
        Non è vero: le certezze stanno nei nostri valori, sono ciò in cui crediamo, quello per cui lottiamo, viviamo, ci sacrifichiamo, amiamo, odiamo…
        Certezza ce la dà il pensiero, la ragione, che costruisce le nostre verità.

        L’importante è vivere con gli occhi sempre aperti. Avere la consapevolezza che in quest’alchimia della vita siamo parte attiva, possiamo essere protagonisti, se lo vogliamo.
        Ma per volerlo dobbiamo fare come i maghi, gli sciamani, dobbiamo imparare le formule ed invocare gli spiriti sovrannaturali perchè ci concedano la loro benevolenza.
        E quando parlo di sovrannaturale, non penso a niente di divino!
        Un abbraccio,
        Piero

  8. il ritorno nei luoghi cari alla nostra memoria, dove recuperare parte di noi, spesso la parte migliore!

    • Cara Sabby, a volte ci sono luoghi dell’anima che non abbiamo mai visto, che son rimasti promesse, piccoli sogni…e quando questo avviene,, non possiamo far altro che ritornare da dove siamo venuti e ritrovare le sicurezze del conosciuto, consci che forse non avremmo mai dovuto lasciarle. Poi col tempo si comprende che tutto ha un motivo, che niente avviene per caso e tutto serve a cambiarci, in quell’eterno movimento di cui parla il nostro amico Piero. Niente è immutabile, nessuno rimane fermo, anche se a volte si vorrebbe che fosse così…
      Ciao :-))

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...