Incoerenze


Ho poche parole
per questi giorni scarni

parole imprecise
disperse in angoli che poi non ricordo

nascoste in righe criptiche
che mi scappano via

Rimarrà  ciò che è giusto

il respiro e il palpito
il riso e il pianto

© Patrizia.M.

intreccio

8 risposte a “Incoerenze

  1. Ciao Mixio. Come sempre hai colto in pieno, l’ aspetto individualistico ed egoistico del mio scrivere. E’ vero…non è un periodo “ricco” questo, ma è proprio quando tutto appare avvolto dalla nebbia e niente sembra ci sia da dire, che bisogna cercare ancora e ancora…e ancora…Bisogna sudare per cercare quello che nascondiamo e quello che non riusciamo più a sentire…
    Un abbraccio 🙂
    Ciao

  2. Si, poche parole, che lasciano spazio all’indispensabile soltanto.
    poche parole, forse, anche perchè il mondo sta correndo senza sapere la direzione, gli uomini stanno calpestando la terra senza sapere perchè, le stelle si sono voltate dall’altra parte e pure gli dei sono impegnati in zuffe e bariffe, dimenticandosi di noi,.
    Si sente molto il peso del silenzio dell’uomo in questo periodo.
    Si levano alti, invece, i ruggiti della belva, che se ne va in giro a mietere il suo raccolto.
    In questo silenzio si apre uno spazio per la memoria, per il ricordo, per la lezione della storia che però pare che nessuno voglia più ascoltare.
    Forse, in questo silenzio si sente il pennino della storia che sta graffiando il foglio bianco del mondo, facendolo sanguinare.
    Forse, nel silenzio, si sente ancora il fruscio della pagina del tempo che con un lento movimento si adagia esausta, mostrando il suo risvolto ancora vergine.
    In silenzio corriamo incontro all’ignoto.
    In silenzio ingoiamo la nostrra nima senza saperla più ascoltare.

    Ma in questo silenzio le tue parole pacate,infondono sicurezza, come una gomena che trattiene una barca al suo molo, solido e riparato.
    ecco, il silenzio che si perde in quegli angoli che dici di aver dimenticato suonano come il silenzio forte di una quercia al centro della radura. Intorno il temporale scuote la vita.
    Ma lì sotto c’è l’essenziale, ciò che è giusto, il respiro e il palpito, il riso e il pianto.
    Piero

    • Ti devo ringraziare Piero, perchè riesci a dare a ciò che scrivo un significato più ampio, che io istintivamente non riesco a cogliere. Voglio dire che io scrivo in modo “egoistico”, ma attraverso i tuoi commenti colgo riflessioni più generali e ne sono contenta. perchè credo che la poesia dovrebbe essere anche questo.Un parlare di sè ma che inglobi anche il mondo. Io non lo so fare, ma se tu ci leggi queste cose, forse,,, magari inconsapevolmente, in qualche modo ci riesco… per cui..un grazie di cuore!
      Mi piace molto l’immagine della quercia. Qui io ho fatto l’operazione inversa: tu mi hai regalato questa metafora in un senso più ampio, io l’ho colta ma la trattengo anche come metafora di qualcosa di intimo ed individuale che mi ha molto emozionato.
      Grazie ancora prezioso amico
      Un caro saluto

  3. Torni sull’importanza di dosare le parole, mi trovi d’accordo, spesso un parola riesce a rovinare le cose più belle… Un saluto

    • Sai Lucia…è un po’ la mia ossessione se così posso definirla. Ho sempre pensato che sia necessario avere rispetto per le parole, usarle con parsimonia, cura ed attenzione…perchè le parole entrano nell’anima di coloro a cui sono rivolte e possono fare molto bene e molto male.
      Non sempre ci riusciamo, ma dovremmo tutti sforzarci d’imparare a farlo…
      Un caro saluto e un abbraccio

  4. Più che il giusto … ti rimarrà il meglio !!! 🙂
    Giacchè il respiro si distenderà, il palpito lo aumenterà l’ emozione, il riso fa bene al cuore, ed il pianto lava ogni tristezza …
    In attesa @Patrizia, ascolta attentamente te stessa !!!
    Un abbraccio …
    @Bruno

  5. Finalmente! Ti sei ripresa dalla aridità della tua vena poetica?
    O è un semplice colpo di tosse? 🙂 Questa poesia mi fa pensare al tutto ed al nulla. Giorni scarni, che offrono pochi spunti emotivi, e che ci stimolano poco sia sul piano poetico che sul piano umano. Queste poche parole,magari tirate fuori con la pinza. Parole che non trovano una collocazione se non in uno stretto contesto sociale,un atto dovuto, ma non voluto. E’ un vestito che ci va stretto e che dobbiamo indossare di malavoglia . Parole che non trovano nemmeno conforto in un contesto poetico,anzi è qui che c’è più defezione. Non più ispirazioni,ma suggerimenti confusi,forse sogni ,come quei sogni che poi si dimenticano, ma che ogni tanto ci danno l’impressione di averli vissuti in qualcosa,in una senzazione confusa, un verso, una felbile traccia.
    A questo punto interviene la determinazione dell’ Autrice che si rassicura nella sua determinazione di trarne comunque l’essenziale, anche se questo costerà più fatica, più tempo. E l’essenziale non sarà qualcosa di puramente ermetico, un linguaggio criptato di cui solo lei ne conosce la chiave,ma un linguiaggio simbolico di cui gli elementi hanno tutti una collocazione esatta nell’alafabato musicale della poesia stessa.

    MIXIO

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