Dettagli


Le mie stanze
sono angoli acuti
a difesa dai passi ampi,
dai toni alti
che logorano
il calore dei dettagli

Le mie stanze
son bozzetti d’acquarelli
per mitigare
questo straniero disincanto

© Patrizia.M

4 risposte a “Dettagli

  1. Pingback: Nascosto agli occhi | Il mio angolo

  2. Mah…sai che non lo so? La tua domanda intendo. So che vorrei che il mondo fosse come i miei angoli, il mio piccolo mondo dove mi ritrovo e cerco di circondarmi di piccole cose che mi diano serenità. Vorrei un mondo più semplice e più vero, solo questo…allora forse sì, potrei allargare l’orizzonte ed abbracciare l’universo.
    Grazie per non avermi fatto finire in bocca al gatto… 🙂
    Ciao

    • Ognuno di noi vive in un mondo diverso, un poco, da quello degli altri.
      Se tu lo vuoi, il tuo è già un poco più acuto.
      Così, i tuoi passi potranno farsi più larghi, come tu dici che vuoi.
      … e se fosse stato il gatto …
      … ad essere inappetente?

      Un abbraccio
      Piero

  3. Cara Patrizia, questi tuoi versi mi fanno venire in mente, non so bene neanche perchè, questa breve favola di Kafka:
    “Ahi” disse il topo, “il mondo diventa ogni giorno più stretto. Prima era così largo che mi faceva paura, correvo ed ero felice di vedere finalmente muri a destra e a sinistra in lontananza, ma questi lunghi muri si avvicinano tra loro così in fretta che sono già nell’ultima stanza e lí nell’angolo c’è la trappola nella quale cadrò”. “Non hai che da correre in altra direzione” disse il gatto, e lo mangiò.

    Tu sei una persona più mite e razionale del grande Franz; lui andava direttamente alla più estrema conclusione delle cose. E si sentiva inseguito dal gatto, fin dentro la trappola, che, in realtà aveva, per lui, la forma della bocca stessa del gatto. Non aveva altre difese.
    Tu, invece, riesci a sfumare il tuo disincanto.
    Ti difendi coi delicati colori degli acquerelli, con le forme ancora provvisorie di un bozzetto incompiuto.
    E quelle difese, seppure precarie, ti bastano a indirizzare i tuoi passi nello spazio angusto di un angolo acuto.

    Ma forse, dimmi se sbaglio, desidereresti allungare il tuo passo, allargare il tuo spazio, abbracciare l’universo che si espande e, chissà, con dolcezza protettiva, vorresti anche frenare la pazza corsa della materia siderale verso quel non si sa dove, quella meta impossibile.

    Però non ti vedo finire tra i denti del gatto.

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