Ti regalerò una poesia


Forse la leggerai,
per consolare il tempo
orfano di un perchè
e non m’importa
se le cuciture t’arrosseranno la pelle
o se con essa berrai
in un pomeriggio di polvere arsa.

Non m’importa che ne farai…
Sarà solo poesia.

© Patrizia.M.

la poesia vola

13 risposte a “Ti regalerò una poesia

  1. Io trovo veramente sublime, non solo la poesia, ma anche il messaggio di umiltà che esso contiene, essa è una poesia che non si attesta come unica protagonuista che si pone alla nostra esclusiva attenzione, masi evince da un’attimo di distrazione e da qui lo stupore, lo stesso stupore che l’ha fatta nascere.

    MIXIO

  2. io… ti leggo in questo momento di pausa breve, tanto per staccare la concentrazione e usare il cervello per cose piacevoli come la lettura di una posia 🙂

  3. Ciao, per caso ho trovato la tua poesia Malva e assenzio, mi è piaciuta molto e, se non ti dispiace, mi piacerebbe poterla trascrivere sul mio blog:)

  4. La poesia sublima tutto! Gioia, dolore, attesa, speranza, amore, fatica, ecc.
    La poesia è il canto dell’anima!
    Grazie Girasole!

  5. Lavoro, il dovere del lavoro, era inteso nel senso della missione affidata dagli dei sumeri all’uomo, quando lo crearono.

    Sono d’accordo su tutto il resto che hai detto: quando parlo della creatività/divinità dell’artista lo intendo sempre nel senso terreno del termine. Quella che tu chiami la luce.
    Se lo scrivessi con la maiuscola, Luce, entreresti nel mondo della metafisica, del divino.
    Io lo scrivo con la minuscola, restando … nell’al di qua.

    Ma resta il fatto che l’arte crea sentimenti, crea opere che prima non esistevano, opere dello spirito, che sopravvivono alla materia, quando, poi, sono Arte, con la maiuscola, quella dei Grandi.
    In quei casi si raggiunge l’immortalità.

    Ma non pensare che io non sia terra terra, come dici di te.
    A me piace soprattutto … osare col pensiero, pur restando con i piedi per terra.
    Non ho alcuna pretesa artistica, tantomeno … maiuscolare.

    Ma nei tuoi versi, buoni o cattivi che tu li consideri, c’era l’eco della stessa polvere del mito sumero, e c’era la domanda inevasa di un perchè, che è la base per una risposta che sconfina nel mito…
    Per questo ti ho accomunato ai sumeri…
    Non volevo dire più che questo.

    Tuo,
    Piero

    • Spero tu non abbia letto il mio commento come una critica rivolta a te perchè non voleva esserlo… anzi, ti ringrazio per questo commento, ora mi è più chiaro il tuo pensiero e mi trovo d’accordo con te.
      Il lavoro io l’avevo inteso come la vita perchè gli dei hanno voluto dare all’uomo tutti i pesi oltre che le gioie, quei pesi che loro non volevano appunto. Ecco quindi che la vita dell’uomo diventa dolore e gioia, sofferenza e gioia, sogni e disillusion… Questa è la vita in effetti, appunto, la materia prima che fa nascere l’arte.
      Nemmeno io ho pretese artistiche, ci mancherebbe, quello che penso però è che anche i tentatici semplici di esprimere quello che si ha dentro, anche se non arriveranno mai all’immortalità dei grandi, anche se sono modesti, sono comunque una forma d’arte magari solo per chi li vive. Sono comunque espressione di un intimo sentire che solo per questo hanno una valenza positiva.
      Quello che tu hai sentito nel mio tentativo poetico mi stupisce in senso positivo…è uno stupore sempre quando qualcuno mi dice quello che legge nelle parole che scrivo. Ed è importante, perchè mi aiuta a comprendere, perchè spesso ciò che scrivo non è completamente chiaro nemmeno a me, oppure chi legge fa emergere altre cose a cui non avevo pensato e che mi si rivelano grazie proprio a chi come te, si ferma a leggere e mi lascia il suo pensiero. E di questo non posso che ringraziarti di cuore, davvero….
      Un abbraccio

      • Non ti devi preoccupare, non mi sarebbero dispiaciuti neanche la critica e il contraddittorio.

        Quello che mi stupisce sempre, quando si legge uno dei nostri scritti … amatoriali, è … il candore che ancora conserva chi scrive. Mettere in pubblico quel candore, anche se solo sulle pagine di un blog, è mettere in pubblico una parte privata di sè stessi.
        Alle volte è qualcosa di molto personale come sentimenti d’amore o di dolore.
        Anche se uno li espone per mostrarli, oppure per esorcizzarli, oppure per qualche altro motivo, è sempre quel candore che mi stupisce (ovviamente escludo i casi di … narcisisti estetizzanti, ma quelli non li leggo, nè mi ci fermo a parlare).

        Tu hai uno scrivere molto delicato, molto personale, c’è molto di te, molto di quel candore privato. E forse io sono andato un pò troppo in là con le mie parole, l’altro giorno, usandole di fretta e senza spiegarmi bene. Spero che avendole chiarite un pò, sia risultato più … normale il mio pensiero.

        Quando leggo le tuo cose, in questa breve nostra frequentazione, devo gustarmi le tue parole lentamente, te l’ho detto già un’altra volta.
        Alcune tue espressioni, alcune tue frasi, versi, si chiamano, si fermano, e depositano il loro significato nascosto – il tuo candore, appunto – ed io provo il dolce piacere di assaporare, per quei pochi minuti o secondi che dura, il sapore di quelle immagini.
        La polvere, appunto. Che come ti ho detto sapeva di Terra Sumera.
        La domanda, il perchè.
        La ferita, la rossa cucitura, di cui non si rinviene la fonte diretta, nella tua breve poesia, ma che sta lì, sanguina ancora, me l’immagino così, poche gocce.
        Ma con le tue parole, quelle cuciture, più di una, plurali, ferite non chiuse, non ancora, che forse mai tu farai chiudere, tu le fai diventare bocche che bevono, che saziano una sete profonda, inesausta, insaziabile, che un pomeriggio qualcun altro sazierà, suggendo polvere rossa come sangue secco, o sabbia argillosa.
        C’è un’eco misteriosa in quell’apparente illogicità delle tue parole.
        Un mistero che parla del tempo infinito, dell’arte, e che parla anche di te, del tuo essere nascosto nell’intimo profondo, e parla con le tue parole, quelle che tu, timidamente, e giustamente (come anche nel mio caso,) chiami tentativo poetico.
        E’ questo mistero, più precisamente, questa delicatezza, presente nelle tue poesie, anche nelle altre che ho letto, in questi pochi giorni in cui passo da te, che mi piace di quello che dici. Non urli, non gridi, sei riservata, un pò timida, forse.
        Questo mi pare il tuo ritratto, pure molto parziale.
        Spero di non essere troppo invadente: se esagero, per piacere dimmelo.

      • Non c’è problema 🙂 Anzi, questi dialoghi sono molto coinvolgenti.
        E’ quello che ho sempre cercato nel blog. La comunicazione , un dialogo più ampio ,( nei limiti che sicuramente ha anche questo strumento)rispetto a quella che può dare un social network che ho provato inizialmente ma ho abbandonato subito.” Nun me piace…” 🙂
        Ti ringrazio per l’attenzione che riservi alla mie piccole cose.
        Un abbraccio

  6. Regalare una poesia è quanto di meglio si possa fare: se ne ricevessi una a me sembrerebbe un regalo bellissimo . Molto belle le immagini che sai descrivere, come sempre. Un abbraccio

    • Grazie cara Paola e poi ti dico una cosa…quello che mi piace è pensare che ogni poesia scritta sia un dono per chi la legge, che ogni volta che ne leggiamo una è un regalo solo per noi. A volte la comprendiamo, a volte ci piace solo per ciò che evoca, a volte ci fa riflettere e anche piangere, a volte ci consola o ci rende felici per un momento. Ci dona sempre comunque un’emozione e questo è il più bel regalo che la poesia sa fare ad ognuno di noi.
      Un abbraccio grande

  7. Patrizia, sai che la poesia esprime ciò che di divino c’è nell’uomo?
    Io la penso così.
    Quando una poesia risuona nel profondo dell’animo di un uomo, genera una perceziona reale, modifica uno stato precedente, crea una realtà nuova …
    E’ proprio un atto di creazione divino.
    Secondo la religione giudaico/cristiana, il Dio della Creazione è il Creatore assoluto, unico … l’essere perfettissimo, onnipotente, onnisciente, ecc…
    A me piace di più, molto di più, un vecchissimo mito dei Sumeri, del popolo originario della terra di Mesopotamia, un racconto quasi duemila anni più vecchio di quello della Bibbia.
    In questo racconto, l’uomo è impastato con la terra e lo sputo di un dio (in qualche altra versione il dio viene ucciso e impastato insieme alla terra) e questa nuova creatura, metà terra e metà dio, viene creata perchè ha una missione da compiere, ha un compito da svolgere: deve lavorare, faticare, compiere glia atti di fatica che, altrimenti, dovrebbero essere svolti da loro, dagli dei. E loro non vogliono,, si ribellano, e ricorrono al loro capo, che per accontentarli … crea l’uomo,metà terra e metà dio…

    Ora, se la natura dell’uomo è questa, ti potrà mai stupire che tra i suoi poteri sia rimasta impigliata qualche facoltà …sovrumana?
    Una poesia, una composizione musicale, un quadro… creano, creano davvero, nel senso reale, materiale, concreto, qualcosa che prima non esisteva, qualcosa di spirituale, di alto, qualcosa che innalza l’uomo dal rango di “morta” terra, a quello, vivo, di “creatore”.

    Così, nella tua poesia… riecheggia l’arsura della polvere del deserto babilonese di quattro o cinquemila anni fa, e anche la condizione di “orfano” ha una sua ragione di essere, visto che un dio, un padre, si è dovuto sacrificare, per noi.
    E non ti pare una buona … missione(lavorare, lavorare, lavorare…) quella assegnata all’uomo per giustificare il … tuo atto di creazione? (Lo dico nel senso molto serio della domanda, senza alcuna possibile ironia. Mi interrogo davvero su questa domanda, da tempo e tempo…)

    Un abbraccio.
    Piero

    • Caro Piero,
      ti ringrazio se nei miei semplici versi vedi tutto questo. So benissimo di non scrivere cose eccelse, la poesia per me è solo un’esigenza e questo non per falsa modestia ma per realismo. Ognuno deve essere consapevole dei propri limiti e io conosco bene i miei.
      Non so se una poesia o qualsiasi altra forma d’arte sia frutto di un aspetto divino che è rimasto nell’uomo.Personalmente non sono molto propensa a crederlo(senza pretendere naturalmente di essere nel giusto) in quanto non credo all’origine divina dell’uomo. Mi è piaciuta molto però il mito dei Sumeri, i miti mi affascinano sempre. Questi tentativi che l’uomo ha fatto e fa per dare spiegazione ai suoi perchè manifestando sempre grande fantasia e capacità affabulatoria.
      Mi piace pensare che l’arte in generale, quando è sincera (perchè anche l’arte sappiamo costruire artificiosamente e snaturare) sia la parte migliore dell’essere umano che rispecchia esattamente il suo duplice essere fatto di buio e luce. L’arte è sicuramente la luce. Può essere un’arte eccelsa, quella dei grandi o piccola e semplice come la nostra, ma sempre la parte migliore è.
      In quanto al “lavoro”, se ho compreso bene le tue parole, mi trovo d’accordo con te. Il lavoro di cui parli è la vita che ci procura la “materia prima”per farci nascere dentro una poesia, un quadro, una musica, una storia…
      Non so se ho ben compreso quello che volevi intendere, devi perdonarmi…io sono un po’ terra, terra, come si dice 🙂
      Un abbraccio anche a te

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...