Amami ancora (1990-2011)


Dimentico il tempo che non è stato.
Colgo una rosa,
ti piacevano tanto…
E mi sorridi…
come quel giorno
che ti portai fiori di campo.

Perdona madre
questa figlia che a volte si perde.
e Amami ancora, Amami forte
come solo tu puoi fare.
© Patrizia.M.

12 risposte a “Amami ancora (1990-2011)

  1. Quanta delicatezza trasuda da questi versi.
    E che bel connubio quello tra memoria e amore materno.
    Buona giornata. Un “ritrovato” saluto.

  2. fa venire voglia di amore materno…. davvero

    • Ti ringrazio Ivy, perchè hai colto quello che mi ha spinto a scrivere questa poesia: il desiderio di riavere la fisicità di quell’amore. Quella fisicità che manca tanto anche se l’amore rimane dentro di noi. Ma a volte l’assenza di ciò che vedevamo: un sorriso, una caezza, il suono della voce, l’odore …ci rende difficle sentirlo ancora e allora preghiamo “amami ancora” …e lo risentiamo tutto.
      Grazie ancora…
      Ciao

  3. L’Amore di una mamma rappresenta, secondo me, l’elevazione dell’Amore!
    Solamente l’atteggiamento interiore dell’essere madre, promuove e rende capaci di Totale Amore Gratuito.
    Fortunati sono coloro che…di questo Grande Amore sono amati!
    Infinita diventa la nostalgia di chi questo Amore teme d’aver perduto!
    E’ davvero bella questa poesia dedicata alla mamma. Grazie Girasole!
    Ti ringrazio anche degli Auguri Pasquali e…..scusa il ritardo.
    Un forte abbraccio.

    • Faccio mie le tue parole Nives: l’amore della mdre è l’unico amore completamente disinteressato e totale. Una madre ti ama per come sei. Questo almeno è ciò che la vita mi ha insegnato. Difficilmente i figli sanno fare altrettanto…
      Un abbraccio.

  4. Post Scriptum
    Patrizia, spero di non aver comemsso una gaffe imperdonabile!

    • No…e perchè? Anzi, sono io che ti ringrazio per il dono di questa immagine che non conoscevo. Hai ragione, in quel viso non c’è il senso della morte e se non fosse per quelle mani incrociate sul seno non si capirebbe. C’è come una doppia consapevolezza forse: quella amara della morte e quella dolce dell’Amore che non abbandona. Quello della madre ti rimane dentro ed è giusto e bello ricordarne la dolcezza. In questa immagine c’è…perchè lo sguardo si ferma solo un attimo su quelle mani ma poi rimane colpito dal volto che infonde solo calore e tenerezza.
      Ciao e grazie ancora…

      • Si, c’è tutto questo in quel disegno. Un disegno semplice, a matita, in chiaroscuro.
        E poi c’è quella pantera, sullo sfondo, che esprime, quasi inavvertita, ma forte e poetente, una sorta di “ferinità” di quel sentimento.
        E’ la violenza incontenibile del morso, quello della belva, quello che lacera e che procura dolore.
        Ma la pantera è anche la bestia che non sta mai ferma, è sempre a caccia, irrequieta, insaziabile.
        Ed è animale nobile, bello, al confine fra il mondo dei vivi e quello dei morti, giustiziere, giustiziere come può esserlo solo la forza della natura, forza a un tempo terribile e pura…

        P.S. Non voglio sembrarti pieno di chiacchiere vuote (conosco un pò il dolore; fortunatamente non per la parte di mia madre, che fortunatamente ancora sta bene).

      • Non lo penso affatto. Tutti abbiamo dentro un qualche dolore e anche più di uno. Tutti abbiamo vocein capitolo, ognuno con la sua sensibilità, ognuno col suo sentire. Non ci sono dolori più importanti di altri…ognuno di noi conosce i propri e sa quanto siano intensi ed è proprio questo che ci permette in parte, di comprendere quelli degli altri.
        Un abbraccio

  5. Non credo di avere diritto di entrare in un post così personale, ma ti regalo un’immagine, un disegno di Gibran, poeta degli inizi del secolo scorso. Il disegno a matita del volto della madre morta. Lo trovo una forma di poesia così intensa che non ha bisogno di parole.
    Io lo regalo a te, perchè ti faccia compagnia.

    Piero

  6. sempre belle e intense le poesie che proponi
    buona giornata
    daniele

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