Per non dimenticare


Queste due poesie sono il mio modo di celebrare “Il giorno della memoria
Memoria lontana e recente.
Memoria per chi ha subito e per chi subisce.
In ogni angolo della terra, sotto qualunque bandiera, vittima sempre di un sentimento, prerogativa solo dell’essere umano.

Valgono molto di più di qualsiasi parola potrei dire io, che non ho vissuto questa tragedia. Ma la poesia fa emergere le emozioni, i sentimenti e attraverso questi, forse, riusciremo a percepire un piccolo barlume dell’orrore che è stato e  che ancora è.

MORTO AD AUSCHWITZ

È a voi che parlo, uomini degli antipodi,
parlo da uomo a uomo,
con il poco che in me rimane dell’uomo,
con il poco di voce che mi rimane in gola,
il mio sangue è sulle strade, possa esso, possa esso
non gridare vendetta!
L’hallali è dato, le bestie sono braccate,
lasciate che vi parli con queste stesse parole
che condividemmo –
resta poco di intelligibile!
Un giorno verrà, è sicuro, in cui la sete sarà placata,
noi saremo al di là del ricordo, la morte
avrà ultimato i lavori dell’odio.
Io sarò un ciuffo di ortica sotto i vostri piedi,
— ebbene, allora sappiate che avevo un viso
come voi. Una bocca che pregava, come voi.
Quando la polvere entrava, o anche un sogno,
nell’occhio, questo occhio piangeva un po’di sale. E quando
una spina cattiva graffiava la mia pelle,
colava un sangue rosso come il vostro!
Certo, proprio come voi ero crudele, avevo
Sete di tenerezza, di potenza,
d’oro, di piacere e di dolore.
Proprio come voi ero cattivo e angosciato
solido nella pace, euforico nella vittoria,
e titubante, stravolto, nell’ora dello scacco!
Sì, sono stato un uomo come gli altri uomini,
nutrito di pane, di sogno, di disperazione. Eh sì,
ho amato, ho pianto, ho odiato, ho sofferto,
ho comprato dei fiori e non ho sempre
pagato la mia rata. La domenica andavo in campagna
a pescare, sotto lo sguardo di Dio, dei pesci irreali,
facevo il bagno nel fiume
che cantava fra i giunchi e mangiavo delle patatine fritte
la sera. Dopo, dopo rientravo a coricarmi
stanco, il cuore lasso e pieno di solitudine,
pieno di pietà per me,
pieno di pietà per l’uomo,
cercando, cercando invano in un grembo di donna
questa pace impossibile che abbiamo perso
un attimo fa, in un grande frutteto in cui cresceva,
al centro, l’albero della vita…
[…]
Eppure, no!
Non ero un uomo come voi.
Non siete nati sulle strade,
nessuno ha gettato nella fogna i vostri piccoli
come gatti ancora senz’occhi,
non avete errato di città in città
braccati dalle polizie,
non avete conosciuto le catastrofi all’alba,
i carri bestiame
e il singhiozzo amaro dell’umiliazione,
accusati di un delitto che non avete compiuto,
di un assassinio di cui manca ancora il cadavere,
cambiando nome e volto,
per non portar con sé un nome schernito,
un volto che aveva servito a tutti
da oggetto di sputo!
Verrà un giorno, senza dubbio, in cui il poema letto
Si troverà davanti ai vostri occhi. Esso non domanda
Niente! Dimenticatelo, dimenticatelo! Non è
Che un grido, che non si può mettere in un poema
Perfetto, avevo forse il tempo di finirlo?
Ma quando calpesterete quel ciuffo di ortiche
Che ero stato io, in un altro secolo,
in una storia che per voi sarà desueta,
ricordatevi solo che ero innocente
e che, come voi, mortali di quel giorno,
avevo avuto, anch’io, un volto segnato
dalla collera, dalla pietà e dalla gioia,
un volto d’uomo, semplicemente!
Benjamin Fondane (Jasi, 14 novembre 1898 – Campo di concentramento di Auschwitz, 2 ottobre 1944)  filosofo e scrittore moldavo.

La farfalla
L’ultima, proprio l’ultima,
di un giallo così intenso, così
assolutamente giallo,
come una lacrima di sole quando cade
sopra una roccia bianca
– così gialla, così gialla! –
l’ultima,
volava in alto leggera
aleggiava sicura
per baciare il suo ultimo mondo.
Tra qualche giorno
sarà la mia settima settimana
di ghetto…
Ma qui non ho visto nessuna farfalla.
Quella dell’altra volta fu l’ultima:
le farfalle non vivono nel ghetto.

Pavel Friedmann, da Vedem, 4.6.1942
(Poesia tratta da “La Shoah dei bambini. Poesie e disegni da Theresienstadt”)

Terezin, città fortezza che, dal 1942 al 1945 divenne ghetto dell’infanzia. Circa quindicimila bambini rinchiusi, strappati ai loro genitori e sottoposti ad un brutale regime di vita.
Da Terezin, furono deportati ad Auschwitz e qui, avvelenati o bruciati. Alla liberazione, da parte delle truppe russe, soltanto un centinaio di ragazzi erano riusciti a sopravvivere alle brutalità delle SS.

8 risposte a “Per non dimenticare

  1. Pingback: Ricordiamo sempre! | Il mio angolo

  2. Pingback: Io non sono stato | Il mio angolo

  3. Cara Patrizia,
    poesie che sono parole di fuoco, fuoco come il fuoco della vita, fuoco, fuoco come il che marchiò i corpi nei campi, fuoco come il fuoco che marchiò quelle anime, fuoco come il fuoco che trasformò la vita in morte e la morte in terra e la terra in alberi da frutta e farfalle gialle che sanno scavalcare i muri ed attraversare i muri.
    Cara Patrizia, ci si può emozionare di fronte a parole di fuoco?
    Come i tuoi bambini, che anche senza avere ancora vissuto, sanno, sanno fare le domande che il cuore gli comanda e che, invece, ancora non sanno che la vita può insegnare a dimenticare, a trasformare i punti interrogativi in vili punti sospensivi…
    I miei sentimenti sono forti, Patrizia, perchè so che non abbiamo altra arma che la memoria, che dobbiamo usarla come una clava, come una leva per scardinare le porte e le finestre, per liberare i fantasmi che abitano nella casa in cui vogliono rinchiudere la memoria.

    Le parole si devono urlare, a volte, perchè quelle urla sono la forza dei sentimenti che esplodono dentro.
    La poesia che ti regalo io è un video composto miracolosamente da me qualche tempo fa, mettendo insieme, non so neanche bene come, immagini raccolte dal web, uno spezzone di Maddalena Crippa tagliato da una podcast raccolto in rete e, perla assoluta,l’originale dalla voce di Celan, che restituisce alla madrepatria l’onore della coscienza, che si interroga con il dolore delle ferite che brucia l’animadi un tedesco che non ha potuto accettare il suo destino di tedesco senza memoria.
    Lui, per la memoria, si è ucciso. Perchè la memoria anche questo,può.
    Un abbraccio,
    Piero

    • Meraviglioso video!
      Oh sì caro amico…ci si può emozionare ascoltando parole di fuoco e io mi sono emozionata anche leggendo quella immagine:” usiamo la memoria come una clava” sperando che riesca a sostituire la clava che l’uomo brandisce dall’inizio del suo tempo. Tu lo sai il mio propendere per il pessimismo, ma questo non toglie che io smetta di credere che sia possibile. e sono gli occhi di quei bambini che mi guardano ogni mattina che mi costringono a crederci ancora.
      Un abbraccio

  4. Hai postato delle poesie bellissime che racchiudono tutto l’orrore e la vergogna della Shoah, parlano da sole, meglio non aggiungere altro.
    Un saluto affettuoso

    • Infatti Lucia, che potrei dire io? Io che non ho vissuto nulla di tutto quell’orrore. Preferisco le parole di chi urla ancora oggi a noi sperando che sappiamo asoltarli.
      Un caro abbraccio a te…

  5. Cara Amica, non ho parole perché non le trovo, anzi, non esistono
    per commentare la più Grande Vergogna della razza umana?
    Oggi, ricordando mi chiudo nel silenzio.
    Un abbraccio
    Gina

  6. Meravigliose nella loro tristezza , nella loro disperazione. Un abbraccio

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