Zio Egidio


E’ tornato a trovarmi,  complice mio padre che mi ha portato un libretto ritrovato dopo anni, in cui vivono alcune sue poesie.
Le ho rilette e mi hanno dato la stessa emozione di allora; credo sia anche merito suo se ho imparato ad amare la poesia.
Non fece parte della mia vita con continuità: lo vedevo solo una volta l’anno durante le vacanze estive e in qualche visita che ci fece in altri momenti, eppure conservo di lui un ricordo estremamente dolce e vivo.

Zio Egidio era un poeta dialettale intelligente, profondo, ironico e divertente. Quando arriva il tempo delle vacanze ero felice perchè avrei ritrovato il mare e…lui.
Nelle sere d’estate si sedeva al tavolo della cucina con l’immancabile pacchetto di sigarette e la bottiglia di vino nero a portata di mano.
Piano, piano arrivavamo tutti:  l’eco dei suoi racconti ci attirava come come una forza misteriosa, bambini ed adulti indifferentemente; gli piaceva parlare, discutere, raccontare e lo sapeva fare in modo molto coinvolgente. Mi faceva ridere da non riuscire quasi più a respirare e piangere e rilettere con semplici racconti di vita.
Le sue poesie erano scritte in un dialetto simpatico che io comprendevo anche se non ero nata lì, faceva parte delle mie radici.
Erano semplici, eppure così intense! Divertenti, tristi, rabbiose, serie o comiche, mi piacevano tutte e anche quelle, per me allora incomprensibili, mi affascinavano.

A lui ho fatto leggere il mio primo pensiero scritto: una cosa ingenua, da bambina, ricordo solo che parlava della mia cagnolina di allora.
Lui lo lesse, mi guardò dritto negli occhi e mi disse: -Grazie-  Poi mi baciò sulla fronte e mi mandò a letto.

Questa è la mia preferita di quando ero bambina. Un giorno mi chiamò com’era solito fare:- Vieni un po’ qui, lenticchia…dimmi se ti piace-
E mi lesse:

EL GATISIN

Un bel miceto griso
de raza picolina
ronfava queto queto
in mezo ala cusina.

La sera za calava,

mancava la parona;
dormindo el se insognava
de qualche roba bona.

Click-clack: la ariva drento,
la pogia la cofeta;
el gato come ‘l vento
ghe beca la panzeta.

La tira suso el cotolo
qualcosa ghe Xe in…zima
(inutile che zerco
el verso che fa rima).

Se sente tirar l’acqua
la torna e la fa ciaro,
contenta siora Pasqua:
“Vien qua, miceto caro,

vien, dai, indò ti son?”
con basi e con bocuze.
“Ah, là drio quel canton
de sora le papuze?

Per ti, mio corisin,
go qualche cossa in borsa:
un bic de polmonzin”
La core là de corsa:

“Ah, gato maledeto!

Vien fora, dame  l’ lardo!”
El scampa soto el leto
“Ahimè, da qua…leopardo!

Ladron, ti me rovini
la zena del paron…
Madona! Sui piumini!
Bon Dio! Sul armeron…”

Se tombola la lampa
che stava sul comò,
el orologio a pendolo
de boto el casca zo.

La pupa ciude i oci
vizin del portafiori
e tanti strafanici
più un spargnac senza bori.

El salta dal tremò
su l’altro sinfonier,
e dopo sul borò
el spaca el cavalier
de porzelana pura…

“Oh Dio!…le coltrine,
sta perfida creatura:
stavolta xe la fine”

E lu ribalta, el sbrega,
Pasquina vol ciaparlo,
la ciolde una carega,
la ariva infin brincarlo.

“Son salva, per ‘sta sera!
Almeno ‘sto tochetin,
comprado a borsa nera:
guai se me sa el Pepin!

Saria la fin del gato
e mi?…Gesù Bambin,
va tanto el gato al lardo
che l’ofre un….svazetin!
(Egidio Milinovich)

Questa invece è una di quelle che amo particolarmente, oggi.

1 Agosto

Respiro nel crosiol del bel Quarnero,
sul picolo moleto a Costabela.
Qua tuto xe incantado: el mar fa pele,
cussì come  ‘l cacao co ‘l xe boiente,
in spiagia, un venti passi e po’ le grote,
sun sassi bianchi e grossi che i par ovi
xe granzioleti fissi come finti.
“Me spoio- penso-e fazo una nudada;
ma no, pecà, non sbrego questo incanto…”
Sul fondo basso el mus’cio fa un mosaico,
che cole zilie verdi mosse apena
el zuca dal mio cor’ un gran sospiro.
A pian diventa rossa la “fornasa”,
perchè ‘l tramonto sta “bancando” el fogo
con la lenteza viva dela vita
(non resterà le bronze par domani)-
Velado dala porpora salmastra,
me guardo drio: un’agave me fissa
coi brazi spalancadi indormenzada;
luzertole de soto, imbalsamade.
Più sora folti lavrani fa muro
Son “omo” o un “geto” in questa arcaica paze?
Son “fuso” drento – parte de sto “bronzo”?
Fadigo distacarme – el giorno more.
(Egidio Milinovich)


9 risposte a “Zio Egidio

  1. Cara Girasole: il tuo commento mi ha toccato nel fondo del cuore; sì, mio padre era una persona speciale…l’ho perso presto, purtroppo, e devo dire che le sue poesie e i suoi insegnamenti sono per me molto importanti da sempre, e me lo fanno sentire molto vicino. Ne posterò altre di certo…… intanto ti ringrazio e ti abbraccio caramente

  2. Ciao, se vuoi, nel mio blog c’è una sfilza d etichette e se scegli” Poesie di mio padre” puoi trovarne alcune: lui pubblicò 3 piccole raccolte delle sue poesie, e le sole rimaste , le custodisco molto gelosamente Ogni tanto ne pubblico una.
    Quanto al dialetto sono riuscita a capire quasi tutto. Un abbraccio

    • Cara Paola, ho colto al volo il tuo invito. Ci ho passato la serata ieri.
      Ben speso il tempo che ho usato per leggere le splendide poesie del tuo papà, poeta vero e immediato nel suo giungere all’anima di chi lo legge. Amici che passate di qui, se amate la poesia, se volete provare un po’ d’emozione, andate a leggere anche voi, ne vale davvero la pena.
      Ciao Paola e grazie ancora.

  3. Paola e Fausta: mi rendo conto che per chi non conosce un dialetto è molto difficile comprendere, ma il vostro apprezzamento mi dice che almeno il senso globale si è colto. Avevo anche pensato di tradurle, ma le poesie dialettali sono belle così. Tradurle farebbe perdere molto: le sfumature delle parole e la musicalità dei versi.
    Grazie comunque per l’attenzione che avete dedicato a zio Egidio, ne sarebbe sicuramente felice.
    Grazie 🙂

  4. riconosco il dialetto fiumano… e le zone del quarnero… bellissime per farci nuotate, piene di squali però.. almeno fin quando si pescavano i tonni.
    versi dolcissimi questi di tuo zio e immagino così sarà stato anche il suo sguardo

    • A dire il vero mi ricordo solo di un posto dove vidi le reti antisqualo, credo fosse Cantrida . Mi fecero molta impressione e per un giorno non ne volli sapere di entrare in acqua. Dopo però, l’amore per il mare ebbe il sopravvento.
      Mi fa piacere che ti siano piaciute le poesie, sicuramente per te è stato più semplice comprenderle 🙂
      Ciao e grazie

  5. Che meraviglia di poesie: la seconda poi è qualcosa di eccezionale. Il fatto che ti incantavi ai suoi racconti ricorda me che mi incantavo ad ascoltare il mio nonno materno, romagnolo di origine: era una delizia ascoltarlo… analfabeta eppre poeta e fine narratore…si vedeva quello di cui lui parlava. L’amore per la poesia invece l’ho ereditato da mio padre che scriveva poesie… c’è sempre qualcuno che incide nelle nostre anime. Qualcuno di molto importante! E’ stato un piacere leggerti anche questa volta. Un abbraccio a presto.

  6. Come sono belle queste poesie!!! Grazie per avermi fatto conoscere zio Egidio!!!

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