Natale a Verona


Due pietanze non possono mancare (crisi permettendo) sulla tavola di Natale, qui a Verona: il pandoro e la pearà.
Mi piace andare a ricercare le origini di certi piatti perchè credo che anche il cibo faccia parte indissolubilmente delle nostre radici e si scoprono inoltre storie interessanti che dimostrano come il cibo segua per certi versi, la storia di un popolo. Notizie vere e leggende s’intrecciano e questo crea un indiscutibile fascino.

Per quanto riguarda il pandoro, è ormai conosciuto da tutti ma sembra che la sua origine sia da attribuire ai pasticceri viennesi, presenti in gran numero nel 1800 nelle pasticcerie veronesi. Essi avrebbero rivisitato un dolce povero, semplice e casalingo chiamato “nadalin” dalla tipica forma a stella.

Il Nadalin è certamente molto più antico: risale infatti al 1260 quando i Signori di Verona chiesero al pasticcere locale di creare un dolce simbolo della grandezza della città. Il risultato ebbe così successo che divenne il dolce cittadino per eccellenza.
Il suo aspetto di stella soffice e compatta lo collega a numerose leggende, che accostano la sua fama sia alla cometa dei Magi che ai raggi del sole, simbolo di luminosità ed energia nei riti pagani.
Si mangiava di solito al rientro dalla messa di mezzanotte, accompagnandolo con una tazza di cioccolata calda o un bicchiere di Recioto della Valpolicella
Oggi purtroppo solo poche donne anziane continuano a farlo , e quelli  di tipo industriale e, mi dispiace dirlo, sono tutta un’altra cosa.
Il Nadalin è quasi scomparso soppiantato dal suo erede: il pandoro.
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La pearà è una salsa molto piccante che si mangia col bollito, fatta con brodo, midollo di bue,(volendo c’è anche una versione senza questo ingrediente) pane grattuggiato e molto, molto pepe.

La storia ci tramanda una leggenda che fa risalire la nascita di questa pietanza all’anno 571, al tempo di Alboino e Rosmunda.
Rosmunda era figlia di Cunimondo, re dei Gepidi, ed era stata rapita dal re longobardo Alboino. Il padre di lei dichiarò guerra al longobardo ma perse miseramente e Rosmunda fu costretta a sposarlo.
Cunimondo venne ucciso e col suo cranio venne ricavata una macabra coppa dalla quale Rosmunda fu costretta a bere.
Dopo essere stata costretta a questo gesto, era talmente avvilita che decise di lasciarsi morire di fame.
Il cuoco di corte allora, vedendola tanto triste, si commosse e decise di creare per lei una pietanza che potesse ridarle energia e vitalità: nacque così la pearà. Pochi giorni dopo Rosmunda, con la complicità del suo amante Elmichi, uccise il perfido Alboino, vendicandosi.

Credo che nonostante la crisi, questi piatti possano entrare comunque nel pranzo di Natale, data l’estrema semplicità ed economicità. Magari, se il pandoro costa troppo, si può ritornare al Nadalin fatto in casa, riscoprendo un sapore dimenticato.

6 risposte a “Natale a Verona

  1. Ciao Girasole, grazie per le volte che sei venuta a trovarmi anche se non c’ero! tornerò con calma a leggere le poesie che di sicuro mi sono persa: intanto ti lascio un abbraccio grande.

  2. SEI DI VERONA E STAI CON SAVIANO ………… ED INOLTRE MI HAI STUZZICATO UN TALE APPETITO ……..
    .
    GRAZIE PER I CONSIGLI CULINARI .
    .
    UN SALUTO E COMPLIMENTI PER IL BLOG .

  3. amo le tradizioni culinarie,
    raccontano un po’ la nostra storia in profumi,
    qui invece si va più con il pesce!!

    • Eh, lo so. Io invece il pesce… manco a vederlo. Sono la pecora nera della mia famiglia dove invece tutti lo adorano. Me ne vergogno da morire, ma non so che farci. Ci ho provato, ma proprio non mi piace.
      Ciao 🙂

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