Madre (29/4/’90)


Il tuo essere madre
non sa scrivere l’ultima poesia

Ora so
perchè guardavi sempre l’orizzonte
e perchè le tue parole…
come danzavano
all’apparir dell’inquetuidine.

Nessuna nuvola adombra
il tuo calpestare questa terra
che mi sfregia le braccia.

E quando mi volto
coprendo lo sguardo

le tue mani sono ancora fresche
sulle mie rughe.

© Patrizia. M.


15 risposte a “Madre (29/4/’90)

  1. Pingback: Mattine di giugno | Il mio angolo

  2. Non smetterei mai di leggere quello che scrivi.
    Grazie per le emozioni che mi trasmetti, ogni volta.

    • Ti ringrazio, sono contenta se ti piace quel che scrivo. Sono solo tentativi poetici e se qualcuno li trova validi ne sono sempre felice ovviamente, Sarei una bugiarda se dicessi il contrario anche se lo scrivere per me è sempre stato e rimane ancora solo una necessità. Lo farei comunque, anche se tutti mi dicessero che fanno schifo.
      Il tuo pensiero e quello di ognuno che mi lascia un suo parere, nel bene e nel male, mi aiutano sempre a capire meglio quello che scrivo e se quello che scrivo un po’ emoziona o lascia qualcosa, beh…allora vuol dire che mi sono avvicinata alla poesia. 🙂
      Ciao e grazie ancora

  3. Cara Patrizia, … hai fatto scorrere come una carezza, quelle mani fresche di madre sulla fronte accaldata di un bambino inquieto, forse ammalato, forse malato di solitudine, forse solo intento a guardare oltre la sottile linea dell’orizzonte…
    Quella frescura, quelle mani che sanno far tacere ogni dolore, sono le mani di una mamma che ama, con quelle mani, ama con le mani in modo così completo come solo le mani di una mamma sanno amare.
    Ma, mi soffermo un attimo, sono ancora una volta le mani, il soggeto.
    Anche la madre, passa, per un attimo, in secondo piano.
    Le mani sanno e possono amare.
    Le mani sanno e possono lenire il dolore, la sofferenza, la solitudine.
    Le mani, patrizia mia, sono quelle, lo strumento di tanto miracolo.
    Le mani.
    … Posso farti una domanda… personale?
    Ti piace strigere le mani alle persone, quando incontri qualcuno?
    A me si, tanto.
    E’ il primo gesto d’incontro che faccio quando ho qualcuno di fronte.
    Poi, certo, per molti, vuol solo dire che formalmente è un saluto. Ma, per me, no, è un incontro, un modo … per toccarsi, sentirsi uniti, na cosa sola, anche se non c’entra nulla il mondo… dei sensi, ma solo quello fisico, quello attraverso cui parla il nostro essere vita.
    Io non ho un buon rapporto con il mio corpo, forse per questo mi fisso tanto sulle mani.
    Chissà.

    Ma torno alla madre.
    Al ricordo dolce che una madre ci regala.
    Credo che niente ci sia di più naturale, di più spontaneo che l’amore di una madre.
    Te l’ho detto un’altra volta, forse, questa della maternità è una dimensione che noi uomini non possiamo sperimentare direttamente, ma che un poco vi invidio.
    Il mio modo di essere padre forse (dentro di me, si) è un pò anche materno. La dolcezza della carezza che si passa sul volto di un figlio, sulle sue preoccupazioni, sulla sua anima, è quanto di più innocente e spontaneo si possa donare.
    In questo mi sento … materno, in questo poco d’amore che fisicamente, da maschio, si può donare ad un figlio…
    Ecco, questa fisicità femminile/materna, l’invidio proprio al vostro mondo.

    … ma come al solito sono andato … fuori traccia!
    Mi metteresti dei votacci se fossi a scuola da te!

    Un bacio,
    Piero

    • Quella carezza scorre ancora sulla mia fronte accaldata, ogni volta che gioisco, ogni volta che piango. E il legame con una madre che abbiamo tanto amato e da cui siamo stati tanto amati, non si spezza, nemmeno con la morte. una madre non scrive mai l’ultima poesia…è l’amore che rimane che non è solo un ricordo ma qualcosa di reale, d’immortale e che ci spinge a non lasciarci andare, anche se qualche volta ci si va molto vicino…
      Io non so se la paternità sia diversa dalla maternità. Non conosco nemmeno quella a dire il vero, se non nell’esperenza di figlia. Ma credo che ai padri sia stato “rubato” in qualche modo, il senso di una paternità che potrebbe essere più fisica, più libera e spontanea. E’ stata rubata loro non tanto dalla natura, quanto dalla cultura, dai ruoli imposti, da una mancata educazione affettiva ritenuta in parte superflua.
      Tu stesso dici ” In questo mi sento … materno, in questo poco d’amore che fisicamente, da maschio, si può donare ad un figlio…” Lo consideri poco come quantità: non posso fare di più. E’ vero, i padri non possono avere quel legame fisico che è naturale tra la donna e suo figlio, ma i gesti, l’affettività anche fisica con un figlio, può avvenire ed esistere anche tra padre e figlio come tu ben sottolinei nella tua esperienza. Ma dovete essere voi i primi a non considerarla di secondaria importanza, perchè non lo è. I nostri padri non sono stati educati a questo ma all’esatto opposto. Eppure quei pochi gesti fisici affettivi dei nostri padri, rimangono impressi nella memoria e nell’anima e questo vorrà pure dire qualcosa, no?
      Come vedi anch’io sono andata un po’ sul tema col mio commento ma non mi sfugge il tuo voler allargare, come sempre e di questo ti sono grata, lo sai Le mani in effetti sono presenti in modo forte in entrambi questi miei tentativi. Non l’avevo notato sai? E adesso che ci penso le ho usate anche in altri. Forse hai ragione, le mani sono il mezzo con cui rafforziamo l’espressione del nostro sentire. (Noi latini poi ce l’abbiamo proprio come caratteristica quella di far andare di pari passo gesto e parola)
      Sì, anche a me piace stringere la mano alle persone che incontro, mi viene spontaneo e da quella stretta si possono già capire qualcosa di quella persona senza che essa ci racconti nulla. Vedi? Parola e gesto vanno spesso insieme anche a dispetto della nostra volontà…
      Scusa, stasera sono logorroica 🙂
      Ciao

      • davvero un grande paicere leggerti.
        peccato non poterti conoscere direttamente (ma lo dico come una cosa piena d’affetto, niente di male).
        Piero

      • Lo so Piero, non ti preoccupare. Non c’è niente di male a provare dell’affetto per qualcuno anche se in questo strano mondo virtuale. Sai che è ricambiato. Comunque non è detto, magari un giorno capiterò dalle tue parti o tu dalle mie e potremo fare una chiacchierata “in diretta”
        Ciao 🙂

  4. Veramente emozionante leggere questa poesia.

    Complimenti Patrizia e tante grazie
    per essere passata nel mio blog.

    Buona domenica da Giuseppe alias pulvigiu.

  5. è bella, davvero bella. io sono madre e sono stata figlia, sento ancora il suo profumo tra le pieghe morbide del suo collo.

  6. pare di vedere una mano di madre che accarezza una figlia già segnata dal tempo… bella davvero

  7. Ancora una volta hai scritto qualcosa di sublime: il rievocare la madre, che mai invecchia nel tempo: le mamme, quest’universo così grande, sconosciuto e così svelato ad un tempo. Complimenti.

    • hai detto una grande verità Paola, le madri sono universi grandi e continuano ad esserlo, anche quando non sono più fisicamente vicino a noi. Ma se si ascolta bene, si sente che ancora ci stanno accanto.
      Ciao e grazie

  8. le tue mani sono ancora fresche sulle mie rughe…
    bellissima!
    la madre è un legame indissolubile che apprezziamo ancora di più negli anni!

  9. …così come le grandi poesie che non invecchiano mai!

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