Il profumo dei ricordi


Una leggera malinconia s’insinuò nei suoi pensieri  mentre sistemava il pane nel cestino della bici: quella era stata la sua ultima mattinata di un girovagare libero e senza pensieri tra campi di girasoli ormai secchi, sinuose stradine bianche e chiacchiere con i contadini.
Le mani callose di Ciccino che le porgevano una mela piccola e rossa, l’avevano intenerita e resa consapevole della fine dell’estate.


-Tieni, le più piccole son le più buone- –
– Già finita la raccolta, Ciccì?-
-Eh…qui non è mai finita, lo sai…e quest’anno non va bene. Sei centesimi per mela e ogni mela sessanta
gocce di fatica-
Il borbottio continuò a seguirla sul sentiero fin oltre il vecchio pioppo dove iniziava la strada principale del paese.
Sulla porta della piccola scuola del paese, As
sunta la bidella, stava lavando i vetri e la salutò col suo solito modo brusco e poco incline alla conversazione. Eh, già…Era ora ormai, tra poco sarebbero ricominciate le scuole.
Si sorprese a pensare ai suoi alunni. Quali sarebbero stati i loro ricordi una volta diventati adulti?

I suoi non erano molti ma estremamente intensi e legati più a sensazioni che a fatti concreti e riemergevano ogni anno, ogni volta che s’avvicinava il momento del ritorno tra i banchi, ogni primo giorno in cui guardava i volti dei suoi alunni, cambiati nel breve arco di un’ estate.
Bastava questo per far riemergere un profumo unico di caffelatte e miele.
Il miele non c’era a casa sua, costava toppo. Eppure, quando nelle fredde mattinate invernali entra
va in cucina con gli occhi ancora chiusi, era quello l’odore che l’avvolgeva. Insieme a quello di sua madre. E si sentiva forte, ogni timore, ogni piccola ansia sparivano confondendosi  in quelle onde profumate.
Le risentiva solo in quei momenti che precedevano l’inizio della scuola. Anche adesso le sentiva, nitide ed intense come allora.
E nitida ed intensa rimaneva la sensazione di estrema gioia che provava quando, dal banco vicino al muro, vedeva la pioggia scendere copiosa. All’uscita avrebbe trova
to sua madre ad aspettarla. Avrebbero fatto la strada del ritorno insieme abbracciandosi strette e lei avrebbe potuto ascoltare il rumore delle gocce sulla tela tesa dell’ombrello e guardare i piccoli cerchi nelle pozzanghere.
Poi a casa, avrebbe raccontato e g
uardato il sorriso di sua madre  mentre l’ascoltava.
Possibile che quelle piccole cose avessero il potere di emozionarla ancora oggi? Sì, era possibile…e sorridendo continuò a pedalare verso casa.
© Patrizia.M

Una risposta a “Il profumo dei ricordi

  1. i ricordi sono lievemente profumati,
    arrivano spesso all’improvviso delle scie che ci riportano indietro e ci abbracciano con la loro nostalgia!

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