Parole


Parole che rimbalzano tra i muri di quest’enorme stanza che chiamano vita, parole di cui ci nutriamo dal momento in cui apriamo gli occhi al mondo.

Non comprende il bambino quegli strani suoni che gli fluttuano intorno  ma sente che sono belli, musicali, dolci, pieni d’amore.

E pian, piano li impara, in un continuo sforzo d’imitazione.

Subito dopo comprende che ci sono parole che fanno star bene, che fanno sentire sicuri, che scaldano il cuore.

E parole che invece fanno male, che causano quella brutta sensazione…quella che fa sentire soli, con dentro un grido fatto di lacrime.

Impara che le parole sono il mezzo attraverso cui l’anima e la mente esprimono se stesse.

E infine scopre che non è sempre così, che le parole sono come cera che si modella sull’anima di chi le dice: anima bianca, anima nera. A volte s’intrecciano, componendo e scomponendo le due facce di una stessa medaglia.

Un viso nello specchio scruta

e cerca risposte,

guarda se stesso e non si vede,

cerca altrove, ma non si trova.


E le parole nascono e muoiono

si trasformano

immutabili ed eterne.


Parole chiare come acqua di fonte

torbide e sfuggenti

sicure, girano in spirali che diventano dubbi

dubbiose, sprofondano nella luce

e diventano certezze.


Parole che s’aggirano per le strade,

insinuandosi nel cuore e nell’anima

di chi non ha mai imparato

a spiare sotto la cera.


Parole che scrosciano e cantano

parole mute e parole che gridano

comprese e fraintese

credute e maltrattate

leggere come farfalle

pesanti come sassi

lanciati contro un vetro.


Parole con cui ci scontriamo

dentro cui ci avvolgiamo felici

come in una morbida e calda coperta

con cui piangiamo e ridiamo.


Complicato universo

difficile da interpretare

da spiegare

da capire.


E rimangono parole che scriviamo

il barlume di un attimo

annusare, toccare, ascoltare

Capire per poi ritornare al buio

in uno strano gioco di chiaro-scuri.


Le parole siamo noi

complicati, poliedrici,

pieni di certezze e dubbi

alla perenne ricerca

di chiarezza e verità

© Patrizia M.

10 risposte a “Parole

  1. Carissima Patrizia, bellissimo post, che dire..Copierò senz’altro qualche strofa di questa poesia per inserirla nel mio posto che parla in modo leggero delle parole..
    Un saluto caro
    Lucia

  2. Bellissimo e vero il tuo scritto: io vorrei che le parole fossero sempre come farfalle o fiori o profumo o amore… che esprimessero sempre delicatezza e sentimento, come se ci rivolgessimo sempre a dei bambini… purtroppo ci sono parole che sono tutt’altra cosa, e recano solo sofferenza e mestizia e anche diperazione… Un abbraccio

  3. bella, davvero. sono contenta di essere passata! buon anno girasole!

  4. Parole, le parole, parole e parole…
    Mi sono interrogato spesso sulle parole. Senza ottenere risposte univoche, defintive, perchè è come dici tu, le parole siamo noi, come siamo fatti, pieni di dubbi e di certezze, alla perenne ricerca di chiarezza e verità.
    E quelle, le parole, sono, forse, come la lanterna di Diogene, ci illuminano la strada lungo cui camminiamo.
    Ma mi ha sempre intrigato, sull’argomento “parole” questa frase, questa massima: nomina sunt consequentia rerum.
    E’ vero, io faccio coincidere due termini che non sono uguali e non hanno lo stesso significato, nomi e parole.
    Ma noi, per nominare un nome dobbiamo pronunciare parole e, se non vogliamo pronunciare parole vuote, vane, prive di significato, dovremmo fare coincidere i due termini.
    Ma è vero che molte parole che pronunciamo non hanno un significato, sono suoni vuoti, refole di vento.
    E quindi, non facendo coincidere i due termini, ci sottomettiamo a questa mortificazione che ci avvicina agli animali, che non sanno parlare, cioè non sanno associare ai suoni articolati coerentemente il significato dei nomi e delle cose che quei nomi vogliono trarre al mondo del differenziato (sottraendole dal mondo dell’indifferenziato, dell’insignificante, del caos indistinto).
    Così, quando pronunciamo quelle parole vuote, prive di sneso e significato, torniamo in quel mondo dell’indifferenziato, regrediamo ad uno stadio preumano e pare quasi che nutriamo nostalgia per quel mondo, tante sono le parole vuote che si sentono pronunciare.
    E si, perchè, se usciamo dall’equivoco in cui le parole vuote sono solo i suoni disarticolati, come quelli dei bambini che non hanno ancora imparato a parlare, troviamo che le parole vane, vuote, sono tutte quelle parole, e quelle unioni di parole che sono le frasi, alle quali non attribuiamo la responsabilità dei fatti. Una promessa a vuoto, per esempio. Un inutile soliloquio. Il bla bla bla quotidiano al quale ci sottomettiamo senza neanche prestare più attenzione.
    Se liberassimo la nostra bocca o le nostre orecchie da tnato rumore inutile resterebbe il tempo per le parole pesanti come pietre, o, se vuoi, delle parole vere, che hanno delle cose da dire.
    E resterebbe anche il tempo per il silenzio, che aiuta a pensare e quindi a dare senso alle cose e significato, peso, contenuto, alle parole.
    Poi, se pensiamo che non abbiamo ancora nomi per tutte le cose, ci si accorge che tante parole inutili sono anche un peccato contro l’uomo, perchè, con tutto quel tempo che ci sottraggono, ci privano, in pratica, delle parole che ci servirebbero per dare un nome a quelle cose che ancora non abbiamo messo al mondo.
    Cose e parole, quindi, come figli e, come tali, carne della nostra carne. Il che vale a dire che siamo impastati di cose, cioè di quelle parole che ci servono per chiamare quelle cose che siamo. Perchè, cara Patrizia, se ci pensi, noi, se non avessimo le parole anche per i nostri nomi, per quelli che chiamiamo nomi di battesimo, non potremmo dire neanche di esistere.
    Patrizia!
    Come ti ho chiamata tu ti giri e mi rispondi.
    E tuttavia, come dicevo prima, non abbiamo ancora creato le parole che danno un nome a tutte le cose. E quindi non c’è ancora un nome che sia tutto per te, solo per te, che ti rappresenti interamente ed inequivocabilmente, per come eri ieri, per come sei oggi e per come sarai domani (e non ammetto l’obiezione che tu non sei una cosa, ma una persona. E’ solo una questione di mediazione di passaggi: una persona, quale tu sei, unica per sempre, è anche, in senso generale qualcosa, cioè, una cosa, che vuole dire un’entità distinta dal tutto indifferenziato).
    Non c’è ancora quel nome.
    Ma, chissà, un giorno ci si arriverà.

    Un abbraccio,
    Piero

  5. forza della parola,
    la parola da sempre è uno strumento affascinante per me, la nutro dei miei sogni e delle mie paura e mi seduce con la sua forza!
    molto bella questa poesia!

    • Grazie Aurora, sono contenta che ti sia piaciuta. E’ una vecchia cosa, ma mi piace metterla, forse perchè è da lì che tutto è iniziato, almeno in modo consapevole. Voglio dire, il bisogno ed il piacere di scrivere. Hai ragione, la parola è un grande mezzo, a noi il coraggio di ascoltarla,prima di tutto quella che viene dal nostro intimo, dal nostro essere più vero e profondo; di rispettarla quando la usiamo, a noi la capacità e la consapevolezza di usarla sempre in modo sincero, senza paura ma con grande attenzione. Essa è un dono che abbiamo e non va mai data per scontato, nè sprecata
      Ciao

  6. Scorrono veloci, superbe, lentamente, delicate come libellule libere
    nello spazio. Come parole sparse nell’aria che hanno il sapore di infinita umanità.

    Ciao mia cara amica
    Ti abbraccio

    • Concordo con te amica cara, le parole, quelle sincere, quelle vere, sono proprio come libellule. Libere e lievi.
      Felici o tristi, rabbiose o malinconiche, sono la nostra parte più vera
      Un abbraccio anche a te

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