Mio padre


L’età era bastarda: l’adolescenza non perdona e io ero felice di quella vacanza solo perchè avrei rivisto il mare.
Per il resto ero solo un ammasso di ribellione e di espressioni corucciate.

Quel giorno la tua proposta mi arrivò inaspettata e destabilizzante
-Ti va una passeggiata?-
Non era da te prendere certe iniziative.
Forse, proprio per questo accettai e con finta aria di sufficenza indossai la mia migliore espressione del tipo “solo perchè non ho altro di meglio da fare..”
-Dove andiamo?-
Non mi rispondesti e ti avviasti verso l’uscita con una strana andatura vivace, quasi saltellante, che non ti conoscevo.

Mi portasti lungo strade antiche, costeggiate da vecchi palazzi mal ridotti e il fascino di quelle atmosfere, polverose e ingrigite dal tempo, mi prese in uno strano moto dell’anima.
Mi portasti alla tua scuola e ti vidi salire i gradini di marmo con il passo esitante e gli occhi fissi.
Mi portasti alla tua vecchia casa e mi mostrasti i segni della guerra, il balcone con ancora i ganci dell’altalena che uno zio aveva fatto per te.
E poi al “boschetto” dove ti rividi bambino agguerrito nei giochi e nelle sassaiole.
Allungammo il passo fino al porticciolo, con le barche dei pescatori adagiate in secca, colorate e scrostate dalle carezze del mare.
Era lì che venivi a pescare e a chiacchierare con Frane, il pescatore che ti raccontava storie terribili di burrasche, di pesche favolose e di strani pesci.
E sempre lì un giorno, il nonno decise che dovevi imparare a nuotare e ti buttò dalla barca.
Mi scattasti delle foto e io mi sentivo felice.
Iinfine arrivammo alla spiaggia: una vecchia scalinata portava al mare ma tu mi fermasti con un gesto della mano. Il sole stava iniziando a tramontare e il mare calmo e limpido strascicava la voce in una nenia serena.
Ti vidi sorridere
-Che c’è, papà?-   E mi raccontasti di come aspettavi questo momento: ogni giorno sapevi che sarebbe arrivato e con la pelle ancora bagnata dai giochi di una giornata, non ancora pago di tutto quel mare, agognavi di rientrarci mentre salivi la scalinata per tornare a casa.
E ogni volta la riscendevi di corsa per andarlo ad abbracciare ancora, in quel momento solo per te, con gli amici che ti chiamavano, arrabbiati, perchè li avresti fatti ritardare.

-Adesso c’è tempo, andiamo…- Ci sedemmo su uno scoglio e rimanemmo lì, in silenzio. E capii che ero come te. Capii perchè amavo tanto il mare.
Conservo il ricordo di quella giornata come uno dei momenti più belli con te, papà.

© Patrizia.M.

9 risposte a “Mio padre

  1. Patrizia ciao, ho copiato una tua poesia nell mio ultimo articolo, ho citato la fonte, spero ti faccia piacere.
    Un saluto e Buon San Valentino!
    Lucia

    • Ne sono felice Lucia, se l’hai ritenuta adatta e hai pensato di metterla. Non sono contraria all’uso delle mie piccole cose da parte degli amici. Mi dispiace solo quando qualcuno le usa facciandole passare per proprie, ma non è certo il tuo caso. Anzi…sono io che ti ringrazio.
      Un dolce San Valentino a te e al tuo Angelo.
      Un abbraccio

  2. Un racconto commovente, mi sono rivista bambina per mano al mio papà, poco avezzo a coccole e complimenti, ma tanto buono e disponibile. Ti confesso che sento tanto la sua mancanza, a volte percepisco la sua presenza e mi sento protetta.
    Un saluto affettuoso
    Lucia

  3. Cara Patrizia, ti lascdio solo un abbraccio stretto stretto. Sei adesso con gli occhi sprofondati nel mare e non ti voglio distrarre.
    La giornata che racconti è ancora viva e lo sarà per sempre, perchè è questo che penso, che ci portiamo dentro spezzoni del tempo senza farlo scappare, trattenendolo, incatenandolo in un presente infinito, che parte da lontano e arriva all’infinito.
    Quel tempo, ricordi, qualche volta ne ho parlato in qualche post a che da me, vive attraverso di noi e per mezzo nostro si fa carne della nostra carne, nei nostri figli.
    Così il passato non è più il presente che se ne è andato ed è sparito, inghiottito, nel nulla ed il futuro non è mai l’assenza che si deve ancora colmare, non è quel vuoto che mette sgomento… quell’attesa che vive di incertezza…

    Un abbraccio
    Piero

    • Lo penso anch’io. I nostri ricordi sono il mezzo con cui possiamo conservare nel tempo ciò che di bello abbiamo avuto.
      Se sono ricordi belli fanno star bene dentro. Si possono mescolare alla nostalgia ed al rimpianto quando riguardano persone che non sono più nella nostra vita: Ma è sempre qualcosa di dolce che non fa male.
      Altra cosa quando i ricordi sono brutti, allora li vorresti cancellare, dimenticartene. Ma non è possibile. E allora che fare? Usarli per ricostruire la propria vita. forse…non so, usarli come una specie di pungolo costante a ricercare qualcosa di diverso.
      Sono andata fuori tema…scusami…pensieri a ruota libera.
      Un abbraccio 🙂

  4. Sì, brava molto ben scritto. Usi un tempo che io freferisco non usare perchè mi crea qualche difficoltà. Il passato – evoca immediatamente i ricordi – io invece li vivo, mi ci immergo dentro come se fosse ancora presente. Nel mio modo probabilmente fa più male, è difficile uscirne. Brava, mi hai piacevolmente sorpreso !

    • Lo credo anch’io. E’ necessario, penso, riuscire a distaccarsi dai ricordi che fanno male, ma non so quale sia il modo per riuscirci, anzi forse lo so, ma anche questo è molto difficile e credo soggettivo.
      Grazie della tua visita. Ci sentiamo presto.
      Un abbraccio

  5. Molto commovente. Bel post…;)

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