Eugenio de Andrade


Sto scoprendo i poeti portoghesi.  Grande rivelazione per me, che amo la poesia e ne sono curiosa.

Questo è il primo di cui vorrei parlare, non perchè io abbia competenze particolari, ma perchè mi ha coinvolto tantissimo.
Non è una recensione questa, non le so scrivere.
Le mie sono solo riflessioni e pareri molto soggettivi e probabilmente nemmeno molto azzeccati, ma sono i miei, quelli sorti dalla lettura di alcune delle poesie di questo autore.

Eugénio de Andrade (1923-2005), poeta portoghese di Póvoa da Atalaia.
Profondamente radicato al mondo della sua infanzia fatta di consuetudine ed aderenza con gli elementi più semplici e naturali: il vento, la luce, gli alberi, il cielo, trasferisce nei suoi versi questo mondo e il desiderio di elevare le cose concrete e essenziali.
Ciò che leggiamo sono spesso versi asciutti e apparentemente scarni ma nello stesso tempo capaci di cogliere il tutto: l’evidente ed il nascosto attraverso il gusto per le parole immediate, chiare ma non per questo scontate o banali.
L’uso delle parole, l’amore per le parole, l’attenzione alle parole.
Non c’è bisogno di grandi discorsi se si ha questo dentro di sè.
Questo poeta riesce ad esprimere il suo sentire con semplicità che non è sinonimo di banalità, tutt’altro… Nelle sue poesie c’è bellezza, armonia, musicalità, profondità.
E’ una poesia in costante equilibrio tra concretezza ed interiorità che non può non toccare dentro, perchè è ciò che noi siamo: esseri fatti di corpo, carne ed anima.

Ho scelto queste due da mettere qui, perchè sono quelle, tra quelle che ho letto, che più mi hanno emozionato.

La piccola patria

La piccola patria: quella del pane;
quella dell’acqua,
quella della tenerezza, spesso
ritrosa;
quella di nessun orgoglio nè umiltà
quella che non circondava di muri
il giardino nè rubava
agli occhi il volo impacciato
delle cicogne; quella dell’odore caldo
e acidulato dell’orina
dei cavalli: quella degli ontani
all’ombra dove appresi
che il sesso si condivideva
la piccola patria dell’anima e del letame
succulento tiepido molle,
quella del fiore multiplo e tanto amato
del girasole.


Ardenti nell’ombra

Tu eri lì,
accanto all’arancio

(perchè c’era
un arancio a lato
della casa)

E tu lì, le mani
illuminate
la luce veniva dai frutti
ardenti nell’ombra.

L’arancio
si trova ancora lì.
E tu? Ci sei ancora?

Lontano s’alzava la polvere
quando il gregge
sul fin della sera
passava – era estate.

Solo d’estate
la polvere si solleva così
senza che ci sia vento.

Nella vasca, un filo esile
d’acqua
serviva per sederci
sul bordo del suo mormorio.

Io ero piccolo
e tu donna triste.
Quella tristezza è ancora mia.

Ma solo essa.
E l’arancio

2 risposte a “Eugenio de Andrade

  1. bellissima davvero! un caro saluto

  2. La seconda mi piace molto, è particolare..:D

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...