Primo gennaio


Un altro primo gennaio, un nuovo anno era appena iniziato.
Amava quel giorno, carico d’illusorie e consolanti attese, velato dall’opaca tristezza delle cose già vissute.
Dopo il frastuono e l’euforia che l’avevano imbrattata senza ritegno, la notte lentamente, si trasformava in giorno: il primo giorno dell’anno.
Le piaceva aprire le imposte molto presto, nonostante il sonno e la stanchezza cercassero di riportarla all’oblio; molte volte non andava nemmeno a letto per non rischiare di perdere quel momento.
C’era tempo per dormire, ora voleva vederlo, quel primo gennaio.

Così, seduta davanti alla finestra con la tazza del caffè in mano, si  preparò a godere ancora una volta di quel magico istante  rabbrividendo nella coperta. Forse per il freddo o forse per l’emozione.
La luce s’incamminò stanca e , dolcemente, venne a posare le sue mani affusolate sul mondo.
Sembrava promettere bene la giornata: il cielo era pulito, forse ci sarebbe stato il sole. Si lasciò prendere da un inarrestabile entusiasmo, quasi che quel cielo terso, quel presagio di sole, potesse darle la certezza di una vita diversa.

Ma non poteva essere tutto lì. In ogni spettacolo che si rispetti c’è sempre il colpo di scena. E  infatti, mentre sembrava che la luce stesse prendendo possesso del mondo, un impalpabile velo cominciò a sfumarla, producendo lo stesso effetto della stoffa che mettiamo sulla lampada quando vogliamo rendere il riverbero meno aggressivo.

La nebbia avvolse, con calma quasi esasperante, tutto ciò che stava là fuori e il sole si trasformò in una patetica macchia color giallo sfinito, un insulto dimenticato là, in mezzo al cielo.
L’entusiasmo lasciò il posto ad un’inevitabile tristezza: la nebbia aveva finito col nascondere anche le speranze, i sogni, i desideri.

La tazza del caffè era vuota ed il freddo cominciava a farsi sentire; si alzò, preparandosi  ad affrontare quella giornata nuova di zecca.
Nonostante il passare delle ore, l’atmosfera non cambiava: i vicini di casa, probabilmente rincretiniti dal sonno come lei, rimanevano silenziosi.
-Il rincretinimento dev’essere generalizzato- pensò.
Per la strada non una macchina, nemmeno il rumore di un misero motorino, nemmeno le voci delle due comari che generalmente animavano la vita del vicolo.

Era una sensazione strana, il mondo era diverso in quella giornata:  il silenzio s’imponeva , costringendola a pensare a tutto ciò per cui non era felice.
Rimase dentro una sensazione di disperazione lacerante che faceva a pugni con la sua voglia di credere alla vita.

2 risposte a “Primo gennaio

  1. buon anno girasole!

  2. Non avrei saputo descriverle così bene, ma queste sono sensazioni che provo anch’io ogni primo gennaio. Gli ultimi in particolare.
    In ogni caso, Girasole, ti auguro che il 2010 sia un anno sereno, il più sereno possibile.
    Un abbraccio.

    Elena

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