Era un vero Natale, quello…


Arrivo di corsa e parcheggio la macchina di sghembo; se non mi sbrigo il supermercato chiuderà e allora…addio cena. Infatti, solo stamattina mi sono accorta che il frigo era praticamente vuoto.
-Poco male, al ritorno mi fermerò a fare rifornimento-
Poi, i soliti contrattempi, le solite richieste che arrivano all’ultimo momento e a cui non riesco mai a dire di no, accidenti a me, mi hanno costretto a finire la giornata di corsa.

Sulla strada del ritorno, la fretta lascia il posto ad un certo grado di rilassamento e poi, imbottigliata in questa maledetta colonna, o comincio ad inveire o mi guardo attorno per passare il tempo.
Scelgo la seconda soluzione, se non altro eviterò l’ulcera.

Stelle comete ed alberi di Natale ammiccano dalle vetrine dei negozi, ghirlande di luci fanno bella mostra di sè e sorvolano fulgide gli abitacoli delle nostre piccole macchine, ricordandomi, nel caso avessi intenzione di scordarlo, che tra poco si ripeterà il rito, che io lo voglia o no.
Guardo la gente uscire frettolosa dal centro commerciale, obbediente ai subdoli ordini mediatici e mi pare di scorgere negli occhi di molti, un velo di rassegnata tristezza.
-Oddio, è già tempo di pranzo di Natale!-
L’idea mi sgomenta più della triste visione del frigo vuoto stamattina. Com’è che provo questo fastidio? Perchè? Cosa c’è di diverso?
Di diverso c’è che non ci sei tu.
Dopo tanto tempo, ancora questa consapevolezza mi lascia incredula, con una morsa allo stomaco e la voglia di piangere.

Nell’intervallo tra il rosso e il verde, un ricordo s’insinua lentamente nella mia testa, ritorno con la mente ai Natali di allora e mi accorgo di quanto fossero diversi.
Non ricordo molti regali, nè pranzi particolarmente luculliani; le possibilità non erano certo quelle di oggi.
Ciò che risento scorrere in me è piuttosto una strana sensazione di felicità e di calore: la gioia che provavo quando seduti a tavola, dopo mangiato, mio padre e mia madre raccontavano momenti della loro vita.
Ogni anno erano sempre gli stessi, ma che importava? Le risate o la commozione arrivavano puntuali ed erano sincere.
Un invisibile filo d’amore univa le parole, i gesti, le sensazioni di ognuno a quelle di tutti e quella magia si svelava, usciva alla luce del sole e ci rendeva consapevoli del privilegio che la vita ci aveva concesso.
Non la ritrovo più quella magia e so già che finirò per violentare il mio ricordo anche quest’anno. I ricordi sono fonte di sollievo ma a volte, nella loro dolcezza, sanno essere perfidi, tracciando una netta linea di separazione tra noi e ciò che eravamo.

Ma perchè diavolo non ho fatto la spesa ieri? Ci sarebbe stato meno traffico, avrei evitato la coda e i ricordi forse, sarebbero rimasti al loro posto.

© Patrizia.M

9 risposte a “Era un vero Natale, quello…

  1. Ad ogni Natale i ricordi mi sembra si facciano sempre più vivi! Un abbraccio con i migliori auguri a te e famiglia

  2. Cara Patrizia,
    buon Natale anche a te, davvero buonissimo.
    Ormai stiamo con la pancia piena – io preferisco la sera della vigilia, con la sua cena tradizionale a base di insalata di baccalà, cavolfiore, olive, prezzemolo profumato e le zeppoline fritte – e in attesa che arrivi domani, col suo pieno familiare.
    Buon Natale veramente.
    Averti conosciuta, qui sul blog, è stato un vero piacere. Ti sento una persona vera, non una nuvoletta di byte, e perciò ti voglio bene (sempre nel modo permesso).
    A presto,
    Piero

  3. BUON NATALE PATRIZIA!
    Con simpatia e stima
    Lucia

  4. Se non mi sforzassi di essere felice, Natale per me sarebbe il periodo più triste dell’anno. Natale è il tentativo destinato a fallire di rivivere un’emozione provata anni e anni fa, quando eravamo fanciulli, non per forza anagraficamente. Lo dici bene anche tu, nel tuo scritto, che tra l’altro è uno dei pochissimi in prosa che ho letto nel tuo angolo…

  5. Cara Patrizia,
    quella tristezza, quella malinconica sensazione la conosco bene anche io. Non mi piace molto il Natale, troppo caramelloso, troppo smielato. E poi tutto troppo doeroso, fino a diventare falso.
    Ma poi, quelle cose che si fanno, stare un pò insieme con i pochi affetti stretti, legami che possono anche fare male, ecco, passata la festa, quelle poche cose lasciano un pò di sapore dolce nel cuore, un pò di polvere d’affetto, un pò della dolcezza del tempo che passa.
    Insomma, quello che voglio dire è che nei giorni come oggi, quelli dei preparativi, dei regali, delle frenetiche corse, delle file chilometriche wsono i giorni che non mi piacciono. Come non mi piace la finzione di dover essere tutti buoni per forza, tutti babbi natali che fanno regali, tutti intingolati in cucina…
    Ma poi, a tavola, si sta bene, no? E il ricordo di qualche sapore tradizionale è più intenso dei soliti piatti di ogni giorno ingoiati di fretta in ufficio.
    Una giornata con i familiari lontani, pure, no ?
    … e così passa Natale.
    Un altro Natale.

    Stasera ho visto una scena che mi ha stretto il cuore.
    In metropolitana c’era, come al solito, qualcuno che chiedeva lelemosina suonando un pò di musica senza valore.
    Una donna, con un amplificatore su un carrellino.
    E una bambina di sette otto anni con due antennine da fatina in testa che chiedeva la carità con un bicchierino in mano.
    La mamma, se era la mamma, suonava malissimo, a bambina non ha raccolto un soldino.
    Poi, siamo usciti contemporaneamente dalla metro.
    Loro avanti.
    Io indietro.
    Loro, mano nella mano.
    Le spalle curve.
    Il passo triste.
    La bambina ha guardato la mamma, un attimo solo.
    Non so cosa si sono dette con gli occhi.
    Stavano in silenzio.
    Non era Natale per loro.
    Non era Natale per me.
    Certo, io avevo dei pacchetti in mano, dei regali comprati di fretta in questa maledetta frenesia che sta distruggendo anche questi giorni. Non era Natale, per me, perchè domani devo ancora lavorare e devo chiudere conti che non posso ancora chiudere perchè non mi mandano le carte e poi devo finire di comprare altri regali e me ne manca sempre qualcuno e devo fare un mucchio di telefonate che mi rompono tanto e qualcuna che invece voglio fare col cuore ma il tempo tiranno mi corre e mi scordo quelle importanti e quelle che dovevo fare per forza… Non è Natale questo!
    Ma il modo di non essere a Natale, fra loro e me, non era lo stesso.
    Per questo credo che dobbiamo saper guardare attorno a noi.
    E anche dentro e anche indietro e anche avanti.
    Lì, in tutti quei posti, c’è qualcosa d’importante.

    Un abbraccio Patrizia.
    Domani ci facciamo gli auguri!

    Piero

    • No Piero, hai ragione. Non è Natale questo. Io lo so come vorrei che fosse il mio Natale ma è una cosa che tengo dentro di me, un piccolo sogno che la bambina che forse non si vuole arrendere all’età adulta continua a conservare dentro di sè.
      Ti ringrazio per questo commento che induce alla riflessione e a considerare che noi siamo comunque privilegiati ed è avendo ben chiaro questo vivremo questo giorno che, anche se non è più come lo vorremmo, è comunque migliore per noi che per tanti altri.
      Un abbraccio anche a te.

  6. Patrizia perchè mi hai fatto piangere di nuovo, questi giorni ho versato tante lacrime, conto i minuti che Angelo torni a casa, mi sento smarrita, vuota addolorata, questa festa non mi appartiene, ripenso ai tempi lontani con i miei, ho nostalgia dei miei luoghi che non potrò raggiungere….
    Ti abbraccio 😦

    • Mi spiace Lucia, non volevo farti piangere…
      Spero che il tuo Angelo possa tornare presto accanto a te, anzi spero che sia già tornato e che tu possa ritrovare la serenità che meriti. Questo è il mio augurio dal più profondo del cuore.
      Ti abbraccio forte. Forza…
      🙂

  7. I ricordi vivono sempre, impunemente e costantemente ci attraversano per lasciarci vedere la luce. Che sia in mezzo al traffico o al buio di una notte in cui la culla dei ricordi è padrona del tempo.
    Sono vivi perchè senza di essi non saremmo più…
    Buone feste ^-^

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