Madre


Il tuo essere madre
non sa scrivere l’ultima poesia

Ora so
perchè guardavi sempre l’orizzonte
e perchè le tue parole…
come danzavano
all’apparir dell’inquetuidine.

Nessuna nuvola adombra
il tuo calpestare questa terra
che mi sfregia le braccia.

E quando mi volto
coprendo lo sguardo

le tue mani sono ancora fresche
sulle mie rughe.

© Patrizia. M.

 

comunicazione di servizio


Ho dovuto mettere la moderazione ai commenti anche se non mi piace e me ne scuso… sono invasa da commenti spam. La maggior parte li intercetta askimet (che poi devo comunque svuotare e sono davvero troppi!) ma altri passano lo stesso. Qualcuno mi sa dire che cavolo devo fare? Sono davvero fastidiosi.

Otto anni


 

Felice anniversario con WordPress.com!
Ti sei registrato su WordPress.com 8 anni fa.
Grazie per averci scelto. Continua così.
Forse è arrivato il momento di chiudere questa ennesima illusione. Ci sto pensando…vedremo…

 

Il bambino poeta


Il poeta lo riconosci da piccolo, quando nemmeno lui sa ancora d’esser poeta.
Non dirglielo però, lascia che arrivi da solo alla felicità e alla disperazione d’esser poeta-

I maestri spesso sono gli ultimi a scoprirlo, a volte i primi, ma raramente.
Ai maestri interessa solo che lui impari a memoria una poesia, anche se non la capisce ancora, anche se non gli piace, ma non gli chiedono mai qual è la poesia che lui ha dentro di sé e che non sa come dispiegare.

Il poeta, da piccolo, è un bambino come tutti gli altri: corre, gioca, urla… ma ci sono momenti in cui si ferma e rimane incantato ad ascoltare qualcosa, come il gatto quando fissa una realtà che tu non vedi. E’ un piccolo gatto il bambino poeta.
E tu lo scruti e ti chiedi cosa stia guardano o ascoltando. Non lo saprai mai.

Non saprai che il suono dell’acqua di una pompa nel giardino, il ghiaino smosso da un rastrello, il suono delle pagine sfogliate gli fa il solletico nello stomaco e che a lui quella sensazione piace tanto.

Non te lo dice perché non è sicuro che capiresti.

Non saprai mai cosa vede dentro le nuvole, nella chioma di un albero smossa dal vento.

Tu vedi i suoi comportamenti e ti compiaci, o ti indigni e lo rimproveri, ma non saprai mai cosa prova quando la rabbia per un’ingiustizia lo scuote e lo fa tremare, quando la tenerezza per un gatto, un cane, un uccellino, un compagno, gli conduce la mano e il cuore.

Tu non sai quale privilegio sia trovare un bambino poeta.

Se sei maestro donagli le parole che gli servono per dispiegare la sua poesia, regalagli la serenità del sapere che lo comprendi e che non è sbagliato.

25 Aprile


Mediterraneo


Terra  di mezzo, 
 terra d’acqua e di lingue
di mani,
di occhi e di sogni

Che ne sarà di te?
Chi ti consola?

Sudario di sale
Si confondono le lacrime.
Nessuno vede il suo dolore.

© Patrizia.M.

 

Il testamento di Tito