Pubblicato su 8 febbraio 2010 da girasole
Nessuno conosceva il loro nome
“ I Bambini strani”, così li chiamavano.
Lui, dai grandi occhi scuri, che a guardarci bene potevi vederci tutti i sogni del mondo; lei… chi lo sa cos’era lei? Tutto e niente. Forse tutto solo per lui.
-Bambini strani… – bofonchiavano i vecchi e le comari, seduti davanti alle porte delle case nelle afose serate estive.
-Bambini strani…- ripetevano, spiandoli dalle finestre gelate, nei tristi giorni invernali.
A volte li si vedeva camminare sotto la pioggia e ridere, cercando d’acchiappare mille gocce per uno. Stelle da appendere al soffitto e poi, di notte, soffiarci su a disegnare strani mondi, strani come loro.
Bambini strani…. abitavano sulla spiaggia .
Troppo vicino al mare, questo è strano…
C’è chi li vide nascondere conchiglie nelle tasche.
Cosa ci facessero nessuno lo capì mai.
C’è chi li vide rubare fiori ai giardini altrui e giurò che fossero ladri di colori. Un giorno scomparvero e nessuno li vide più.
Forse avevano sbagliato tempo, forse avevano sbagliato mondo e se li rapì un sogno.

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Pubblicato su 8 febbraio 2010 da girasole
Queste poesia la scrissi un anno fa, partecipando emotivamente e razionalmente alla sua sorte, a tutto il clamore che intorno a lei si sollevò. Le metto qui oggi, solo per dedicarle un ricordo, al di là di ogni giudizio, al di là di ogni convincimento personale.
Solo un ricordo. Solo per lei.
Per te
S’abbassò il cielo
toccandoti d’azzurro
e un sonaglio d’acqua
sgorgò repentino
Sciogliesti i capelli
al gioco del vento
e sorridesti
all’ondeggiar dei fiordalisi.

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Pubblicato su 5 febbraio 2010 da girasole
Chi mi chiamò
mi offrì la tenerezza dei germogli
e la certezza limpida di chi ama
ed io m’illusi, della loro illusione.
Ma queste strade
non m’appartengono.

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Pubblicato su 5 febbraio 2010 da girasole
Nelle foglie gialle
nei preludi sparpagliati
tra i sassi
nella terra grassa
e nelle risate,
strette in picchi di voci argentine
Non c’è niente da capire
nel coerente ossimoro
della nostra solitudine
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Pubblicato su 2 febbraio 2010 da girasole
Capita di ascoltare girandole alate,
suoni pieni e leggeri
da toccare piano.
Fior di farina
su un tavolo di campagna.
Capita di vederle
nei morbidi gesti delle mani
che accompagnano il non detto.

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