Se

Mi smarrisco
nelle complicate geometrie
di un ordine stabilito.

Se ci fosse il mare
sentirei il blu che barcolla
dietro la porta di casa

conterei gli incavi sugli scogli
dove il sole s’abbevera
lasciando impronte di labbra.

Se ci fosse il mare
potrei uscire sulla soglia stanotte,
mi porgerebbe uno scialle e un calamaio
e non avrei freddo.

I colori sarebbero liquido inchiostro
che succhierei dal suo ventre.

Non so

Vorrei vedere acqua
quando i suoni mi raccontano pioggia
e con il gesto consueto
ripararmi gli occhi
se il sole mi confessa il giorno.

Ma non so trattenere il bianco
quando nevica,
non so fermare il passo
prima che diventi fango.

 

Poesia 2 (Silenziose parole)

Mi piacciono le storie ad alta voce
perchè il suono delle parole
mi conduce verso terre d’ocra bruciata
e sul sentiero che porta alla spiaggia
il vento si fa ladro tra le labbra.

Mi piace il rumore dell’acqua
stanca e sospirosa
quando accartoccia l’invisibile mano
porgendo parole vestite di nuovo.

Mi piace il gesto pudico
delle mani davanti alla bocca,
perchè rimane solo lo sguardo
a raccontare ciò che si cela
sotto la ruggine e la polvere scarna

 

Chiunque può!

Il 19 novembre si celebra la Giornata Mondiale per la prevenzione degli abusi sui bambini ( www.woman.ch - Terre de hommes)

Sì, lo so. Ormai non si contano le giornate dedicate agli innumerevoli problemi di questo nostro bistrattato mondo; c’è quasi un’inflazione di queste iniziative e spesso questo induce ad una sorta d’insofferenza.

Ma su questa non mi sento di stare in silenzio. Perchè tocca i bambini.
Quindi voglio scriverne, voglio esprimere il mio modesto parere su questa realtà.

Un po’ di dati:

- 40 mlioni di bambini nel mondo sono vittime di abusi sessuali: 1 bambina su 4 e 1 bambino su 9 hanno subito qualche forma di abuso sessuale prima di compiere i 18 anni;

- 1,2 milioni di minori vengono trafficati nel mondo per diventare gli schiavi moderni o le vittime della prostituzione;

- 275 milioni di bambini hanno assistito a atti di violenza domestica, diventandone loro stessi vittime;

- 165 milioni di bambini fanno lavori pericolosi;

- oltre 250mila bambini e bambine vengono arruolati in gruppi armati;

- 1 milione sono i bambini in carcere, dove spesso subiscono violenze di ogni genere;

- 70 milioni di bambine hano subito mutilazioni genitali;

- nella sola Italia si stimano tra i 400 e i 500.000 bambini sfruttati nel lavoro.

Certe realtà spesso ci appaiono lontane e quindi fatichiamo a sentirci coinvolti, ma come  possiamo pensare che il mondo possa cambiare se accettiamo che queste realtà esistano.
Come possiamo non sentirci coinvolti?
Se taciamo su queste realtà siamo  moralmente complici di un’infamia che ci degrada. Siamo uomini e donne che dovrebbero sentirsi tutti, in qualche modo, padri e madri di quei bambini.

- Ma cosa posso farci io? Non posso certo essere io a risovere il problema-
Si sente spesso questa frase: è un alibi.

Tutti possiamo fare qualcosa, sostenendo le organizzazioni che lavorano in questo senso e agendo nel nostro quotidiano e nelle nostre possibilità, quando ci troviamo di fronte a casi di abuso.
Spesso invece si gira la testa dall’altra parte, per non avere rogne, perchè tanto ci pensano gli altri, perchè non sono figli nostri, perchè sono lontani, per pigrizia e per altri mille motivi ancora.
E invece la verità è che
Chiunque
-può denunciare, quando si trova davanti a situazione di abuso conclamato;

-può sensibilizzare i suoi vicini sulla necessità di comportamenti responsabili davanti ai bambini;

-può promuovere campagne in cui chiedere un maggiore impegno ai governi proprio in termini di prevenzione (non ultima l’istituzione della figura del Garante per l’infanzia che l’Italia ha più volte promesso e mai varato);

-può contribuire a progetti per la prevenzione della violenza sui bambini e per il recupero dagli abusi subiti;

- può vigilare, secondo le sue possibilità, sui bambini che gli vivono accanto, siano o no figli suoi.

-può testimoniare il proprio impegno, anche con un piccolo gesto, come un “fiocco giallo”, appunto e parlandone.

Non saremo noi a risolvere il problema, ma saremo anche noi, se solo ci proviamo. Non provarci è acconsentire.


Cielo d’Aprile
(Ricordando Tommy)

Se volgerai gli occhi
verso il cielo
vedrai uno sguardo nascosto
dietro una nuvola
illuminato da una stella,
immerso
in questo cielo d’aprile.

Uno sguardo stupito
lo sguardo
di un bambino tradito.

Tendeva la mano
regalando il sorriso
ai giganti che popolano il mondo
sicuro
che ognuno di loro
lo avrebbe amato.

Non c’è stato il tempo
d’imparare
non c’è stato tempo
per scappare
non c’è più tempo

per nulla.

(2006)

Irene
Irene aveva un sogno,
un grande sogno
stagliato in mezzo al blu,

fiori tra le mani e speranze nel domani.

Irene aveva grandi occhi
che guardavano lontano

e con risa di bambina,
colorava girandole di carta velina

Tra i capelli, raggi di sole
da scompigliare
Sulla pelle gocce d’allegria
da succhiare.

Nelle notti d’estate
rincorreva i sogni

lucciole da imprigionare

e ad ogni nuova alba
le lasciava andare.

Irene aveva mani
troppe piccole per accender le stelle
di qualunque mondo.
di qualunque cielo,

Irene aveva…
(1985)

Questo tempo

Questo tempo non ha
i margini fragili
delle foglie d’autunno
e ride
della pietà del salice.

Questo tempo non sa
misurare i passi
sull’ampiezza delle nuvole
che dispiegano le ali

non può aspettare
il tempo che serve
a posare una carezza
sui capelli di un figlio.